Guerra del Gas: la Moldova cerca di rompere con l'imperialismo energetico russo |
Scritto da Matteo Cazzulani | |
Chisinau Nello specifico, il piano del Governo moldavo, evidenziato dal Primo Ministro, Vlad Filat, prevede l'unione del sistema infrastrutturale di Chisinau con quello di Bucarest per ottenere accesso a forniture energetiche alternative nel Mercato Comune di Bruxelles. Una scelta ambiziosa, di non facile realizzazione: la maggioranza di centrodestra – l'Alleanza per l'Integrazione Europea – si basa su un esiguo scarto in Parlamento su di un'opposizione comunista, determinata nel lasciare la Moldova dipendente da Mosca energicamente – e quindi economicamente e politicamente – proprio come in epoca sovietica. È un contrasto che ha già portato enormi difficoltà al Governo Filat, deciso ad adottare standard economici per il Paesesempre più vicini a quelli dell'Unione Europea, in vista di una futura Associazione, simile a quella che l'UE si accingeva a srtingere con l'Ucraina prima della svolta autoritaria autoritaria. Ma non è solo la legittima ambizione europea alla base della scelta: per la Moldova il gas europeo è fondamentale per la diversificazione delle forniture di un oro blu acquistato oggi unicamente dal fornitore russo, con cui la Moldova vuole avere meno a che fare. La Moldova verso il Nabucco Come ha evidenziato dal Primo Ministro, Chisinău compra tutto il suo gas dal monopolista russo, Gazprom e, così, non riesce a ritagliarsi una fetta di partecipazione nei progetti di Bruxelles, in primis nel Nabucco: la principale infrastruttura della rete dei gasdotti che la Commissione Barroso ha progettato sul fondale del Mediterraneo per importare gas centro asiatico in Europa senza dipendere dalla Russia. Come sappiamo, in risposta al gasdotto di verdiana denominazione, Mosca ha dato il via alla costruzione del Southstream: conduttura sottomarina, simile al Nabucco ma costruita sul fondale del Mar Nero, orientata alla fornitura di oro blu ai Paesi occidentali del Vecchio Continente, bypassando Paesi politicamente scomodi e invisi ai russi come Polonia, Ucraina, Romania e, appunto, Moldova. Ad accordarsi con il monopolista russo per un progetto che lede gli interessi dell'Unione Europea tutta, il colosso italiano ENI, la francese EDF, e la tedesca BASF. Singole compagnie energetiche di Paesi tradizionalmente lontani dalla comprensione storico-culturale dell'Europa Centro-Orientale e di quegli Stati che, memori dell'età sovietica e zarista, vedono con preoccupazione il rinato imperialismo russo: basato oggi non più sui carri armati, ma su gas ed infrastrutture. http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=32909&Itemid=28 |
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