martedì 1 giugno 2010
venerdì 21 maggio 2010
Scântei în Parlament pe marginea raportului „7 aprilie”
Sursa imagine: ziarul.farul.info
Legislativul a luat astăzi act de raportul Comisiei de anchetă pentru elucidarea cauzelor şi consecinţelor evenimentelor din 7 aprilie 2009, prezentat acum două săptămâni de preşedintele Comisiei, Vitalie Nagacevschi.
Autor: Lina Susan
Sursa: hotnews.md
Sursa: hotnews.md
giovedì 20 maggio 2010
CAZUL ION TIBULEAC
Expertiza medico-legală repetată făcută publică azi, de Centrul de Medicină Legală, a arătat că Ion Tâbuleac despre care presa a scris că este a doua victimă a protestelor din 7 aprilie anul trecut, a căzut de la înălţime şi nu a fost electrocutat cum a stabilit prima expertiză.
Directorul Centrului de Medicină Legală susţine că expertiza a arătat că trupul băiatului avea oasele fracturate. El a mai adăugat că nu mai este nevoie de o expertiză repetată. Rezultatele vor fi trimise procurorilor care anchetează cazul.
Ion Tâbuleac a fost găsit mort chiar a doua zi după violenţele din 7 aprilie. Procurorii au spus atunci că tânărul s-a întors de la Moscova, iar la scurt timp s-a sinucis, aruncându-se de pe un stâlp de înaltă tensiune.
http://www.publika.md/noi-detalii-in-cazul-mortii-lui-ion-tabuleac_25031.html
Directorul Centrului de Medicină Legală susţine că expertiza a arătat că trupul băiatului avea oasele fracturate. El a mai adăugat că nu mai este nevoie de o expertiză repetată. Rezultatele vor fi trimise procurorilor care anchetează cazul.
Ion Tâbuleac a fost găsit mort chiar a doua zi după violenţele din 7 aprilie. Procurorii au spus atunci că tânărul s-a întors de la Moscova, iar la scurt timp s-a sinucis, aruncându-se de pe un stâlp de înaltă tensiune.
domenica 2 maggio 2010
Piccoli ma importanti: la Repubblica di Moldavia in bilico tra il futuro ed i fantasmi del passato
Come ben sappiamo, i Paesi sorti in seguito al crollo dell’Unione Sovietica hanno dovuto affrontare tutta una serie di sfide politiche, economiche e militari al fine di mantenere e/o rafforzare il proprio ruolo geopolitico e garantirsi, di conseguenza, la sopravvivenza nell’arena internazionale.
La Repubblica di Moldova è uno di questi Stati impegnati in una difficile transizione verso un modello politico più stabile ed efficace e un assetto economico più trasparente, efficiente e soprattutto prospero.
Come avremo modo di vedere tra poco, le sfide che attendono la Moldova sono molte e dalla loro risoluzione dipenderà il futuro di questo piccolo ed importante Stato situato nell’Europa sudorientale incastonato tra Romania ed Ucraina e pienamente integrato nelle altamente instabili dinamiche politiche che connotano la regione del Mar Nero.Se, come cercheremo di mostrare tra breve, la pace e la stabilità dell’Europa dipende anche dalla stabilità interna di questo piccolo Paese, allora è probabile che la risoluzione del conflitto con la secessionista Transnistria sia la sfida più complessa ed importante che attende i policy-maker di Chisinau. Chiaramente la ricomposizione di quel conflitto dipende in larga misura dalla volontà delle Grandi Potenze i cui interessi passano anche per quel territorio. Detto questo è bene precisare che sarebbe sbagliato pensare alla Moldova come una semplice vittima delle volontà altrui. Seppur angusti, i politici moldavi mantengono un certo spazio di manovra sia nella politica interna sia in quella internazionale (teatro regionale) che deve essere sfruttato con intelligenza e lungimiranza, spazio che può essere ampliato se si decidesse di procedere verso riforme volte da un lato a rafforzare il sistema politico e dall’altro a combattere le sacche di corruzione che si annidano nell’economia e nella burocrazia nazionale.Anche nel caso moldavo politica interna ed internazionale si intrecciano senza soluzione di continuità.
La Moldova oggi: un Paese in bilico tra difficoltà economiche e crisi politica
La Moldova è una Repubblica Parlamentare. E’ uno degli Stati più piccoli d’Europa, sia sotto il profilo territoriale (circa 34000 km²), sia sotto il profilo del numero di abitanti (poco più di 3,5 milioni).Sebbene durante il periodo sovietico abbia conosciuto una certa prosperità oggi la sua economia si trova a fronteggiare enormi difficoltà. Non è quindi casuale se il Paese viene spesso definito il più povero d’Europa a causa del suo reddito pro-capite ben al di sotto della media europea.L’attuale crisi economica non ha fatto che rendere più complessa una situazione già abbastanza delicata caratterizzata da un’economia che presentava molti squilibri, primo fra tutti la pesante dipendenza dalle rimesse degli immigrati moldavi. Infatti, dal 2000 al 2008 il Paese ha registrato una buona crescita media del PIL pari al 6%. Tale trend è stato alimentato soprattutto dai consumi sostenuti dalle rimesse dall’estero.
La crisi in Moldova è arrivata più tardi ma ha colpito molto duro: nel 2009 si è assistito ad un crollo delle rimesse dall’estero del 29%, una flessione del PIL pari al 6.5% ed un rallentamento dei consumi del 12%. Si tenga inoltre presente che il debito pubblico moldavo si aggira pericolosamente attorno al 116% del PIL. Queste difficoltà economiche hanno costretto il governo moldavo a prendere seri provvedimenti che nell’ottobre del 2009 si sono concretizzati in un programma di stabilizzazione economica e a rivolgersi al Fondo Monetario Internazionale che nel febbraio 2010 ha deciso di mettere a disposizione di Chisinau 574 milioni di dollari. Oltre a questo, una Conferenza dei donatori (a cui hanno preso parte la Banca Mondiale, il FMI, l’Unione Europea e molti Paesi come USA, Giappone e Cina) tenutasi a Buxelles lo scorso 25 marzo ha promesso di stanziare 2.6 miliardi di dollari a favore della Moldova.
Chiaramente i dati macroeconomici da noi presentati sono sufficienti per capire che il modello economico moldavo ha bisogno di una serie di riforme necessarie a renderlo più forte, trasparente, competitivo ed efficiente sotto il profilo del consumo energetico.
Tuttavia, a destare più preoccupazione in questo momento non è tanto l’economia quanto la difficoltà che il sistema politico stà fronteggiando da poco meno di un anno. Nell’aprile del 2009, a seguito di elezioni parlamentari, vinte dal Partito comunista dell’allora Presidente Voronin, duramente contestate dall’opposizione, si verificarono violenti scontri di piazza (la cosiddettaTwitter revolution) e veri e propri attacchi contro il Parlamento. L’opposizione accusava il governo di aver commesso brogli pesantissimi che rendevano inaccettabili i risultati. In realtà la presidenza dell’ UE ha definito le elezioni, sulla base del rapporto della International Election Observation Mission inviata in Moldova, libere e pluraliste.
Poichè il Partito comunista ottenne 60 seggi, 1 in meno rispetto a quelli necessari a securizzare l’elezione del Presidente, Voronin fu nominato Presidente della Camera ed assunse la Presidenza della Repubblica ad interim.Nel giugno dello stesso anno si procedette a nuove elezioni poichè la Costituzione prevede che si ritorni al voto se non si riesce ad eleggere un Presidente entro 30 giorni. I 4 partiti ‘pro-occidentali’ alleati tra loro (sotto il nome di Alleanza per l’Integrazione Europea) raccolsero abbastanza voti (53) per creare un governo (guidato dal liberale Vlad Filat) e cominciarono ad implementare il loro programma di governo enfaticamente chiamato ‘Ripensare la Moldova’ che presenta una linea politica marcatamente pro-occidentale e orientata ad indebolire il potere dei comunisti.
Un evento importante si verifica poi l’11 settembre 2009 quando il Presidente ad interim Voronin decide di rassegnare le dimissioni. Il nuovo governo propone alla carica di Presidente Marian Lupu ma, mancando dei numeri necessari previsti dalla Costituzione (non si dimentichi che serve una maggioranza di 61 parlamentari) e osteggiati dai comunisti che non votano per il candidato proposto dal governo, fallisce ripetutamente obbligando il Paese ad avere un Presidente ad interim (Mihai Ghimpu, Presidente del Parlamento).
In un certo senso a partire dal settembre 2009 Il governo porta avanti una partita, pericolosa per la stabilità del Paese e per la credibilità del governo, che viene giocata su due tavoli: da un lato prova, e fallisce, a far eleggere il proprio candidato entro i termini temporali stabiliti dalla Costituzione per evitare nuove elezioni. La Corte Costituzionale in marzo ha stabilito che bisogna tornare alle urne entro il 16 giugno 2010, cioè entro un anno esatto dalle precedenti elezioni. Dall’altro mette in cantiere l’ipotesi di una profonda modifica della Costituzione, in particolare si propone l’idea di modificare tramite referendum l’articolo 78 al fine di rendere diretta l’elezione del Presidente della Repubblica (non del tutto casualmente tale idea ha preso forza soprattutto quando i sondaggi hanno mostrato che Lupu aveva sorpassato Voronin nell’indice di gradimento).Ciò che ci preme sottolineare è che questa fase di stallo e tensioni reiterate si verifica nel momento in cui il Paese avrebbe avuto bisogno, a causa della situazione economica di cui abbiamo già parlato, di un largo consenso e non di uno scontro logorante a livello istituzionale. Inoltre non può passare inosservato il fatto che il governo, che ama presentarsi come campione della democrazia liberale, abbia messo mano ad azioni che in realtà contraddicono molto quel modello e che, al contrario, assomigliano più a metodi autoritari. Per capirci vediamo rapidamente qualche esempio significativo: innanzitutto la volontà di cambiare la Costituzione di fronte ad una fase di stallo al fine di favorire l’elezione del proprio candidato senza curarsi troppo degli effetti laceranti che potrebbero avere sulla vita politica sembra un atto poco lungimirante che potrebbe ritorcersi anche contro la stessa coalizione di governo. Inoltre, il governo stà evidentemente forzando il dettato costituzionale con interpretazioni poco ortodosse. Infine, i processi aperti contro il Ministro degli Interni del precedente governo e del Capo della Polizia hanno più il sapore della vendetta che non della volontà di fare chiarezza sui fatti dell’aprile 2009, quando ci furono scontri di piazza guidati dall’opposizione a cui il risultato delle urne non piaceva per niente.
Tornando alla questione della riforma costituzionale i comunisti si sono espressi favorevolmente sull’elezione diretta del Presidente a patto che si torni a votare per un nuovo Parlamento così come ordinato dalla Corte Costituzionale.Nonostante questa apertura ci sembra che la strada migliore sia quella di lasciar cadere il nome di Lupu e trovare un candidato che sia accettato anche dai comunisti e solo dopo aprire il confronto per apportare le necessarie modifiche alla Costituzione al fine di metterla al passo con il Paese.
Ci sembra evidente che ciò che i cittadini moldavi si aspettano dalla politica in questo momento siano delle risposte serie ai mali che affliggono lo Stato e spingono migliaia di persone ad emigrare in cerca di condizioni di vita più dignitose. Al contrario, un cambiamento della costituzione come quello proposto dal governo non farebbe altro che allontanare ancor di più i cittadini dalla politica e dalle istituzioni.Come mostreremo nel seguente paragrafo, se esiste qualcosa di cui la Moldova non difetta sono proprio le sfide geopolitiche. Se le elite politiche moldave vogliono essere all’altezza della situazione devono invece recuperare i cittadini alla politica al fine di utilizzare tutte le energie e le capacità racchiuse in quel piccolo Stato. Questo può essere fatto se e solo se le istituzioni vengono rispettate e non piegate alle necessità contingenti di chi governa.
Il nodo geopolitico della Transnistria…
Quello della Transnistria è un vero e proprio nodo geopolitico in grado di destabilizzare l’Europa intera e che merita dunque un’attenzione particolare. Le prime nubi nere che preannunciavano il conflitto tra Repubblica di Moldova ed i separatisti della Transnistria cominciarono ad addensarsi nell’ultima fase della storia sovietica quando grazie alla politica di Gorbaciov fu permessa l’istituzionalizzazione della lingua rumena e dell’alfabeto latino per poterla scrivere. Questo chiaramente spaventò molto la popolazione slava (Ucraini e Russi) che fino a quel momento avevano avuto un ruolo assolutamente preminente. Nella parte orientale del Paese (cioè la Transnistria), in cui gli slavi erano la maggioranza nelle aree urbane, la protesta sfociò nella proclamazione di una Repubblica nel settembre 1990. Un anno dopo, nell’agosto dell’anno successivo, proprio nel momento in cui Gorbaciov era vittima di un fallito golpe, fu dichiarata l’indipendenza. Anche la Moldova compie lo stesso atto dopo qualche giorno e la dichiarazione d’indipendenza riguarda, ovviamente, tutto il territorio della Repubblica socialista di Moldova.La tensione sale settimana dopo settimana ed esplode quando l’allora Presidente moldavo Mircea Snegur, dopo aver incassato lo status di membro ONU (2 marzo 1992), ordina di sconfiggere le truppe ribelli della Transnistria che avevano da poco attaccato una stazione di polizia fedele a Chisinau.Questa escalation mette in mostra tutte le contraddizioni del ‘progetto Moldova’ voluta da Stalin che la creò nel 1940 accorpando la Bessarabia, sottratta alla Romania grazie al Patto Molotov-Ribbentropp, con l’industrializzata regione del Dniester che fino ad allora aveva goduto di uno status autonomo all’interno dell’Ucraina.La guerra dura poco e si conclude con il cessate il fuoco stipulato il 21 luglio 1992, che sancisce il fallimento del tentativo moldavo, la stabilizzazione del frozen conflict in Transnistria (dove si consolidano le strutture statali) ed il dispiegamento di truppe di peacekeeping russe, moldave e della Transnistria.Quel conflitto ancora oggi non ha trovato una soluzione e continua a rappresentare una minaccia per la sicurezza e la stabilità europea. A causa di visioni geopolitiche differenti e spesso contrastanti sia tra i due diretti contendenti, Chisinau e Tiraspol, sia tra questi e le Potenze esterne coinvolte, ci sembra che una soluzione politica della questione non sia in vista.
…. ed il ruolo delle potenze esterne, grandi e piccole
Fin dal principio le influenze esterne hanno giocato un ruolo decisivo in Moldova ed in Transnistria creando dei pesantissimi condizionamenti ai decisori di Chisinau. Per i motivi che presto vedremo ci sembra di poter affermare che, sebbene non siano gli unici, Russia, Romania ed Unione Europea svolgano il ruolo più importante.
Il ruolo della Russia in Transnistria è difficilmente sottovalutabile. Sebbene molti amino dipingere la presenza russa a Tiraspol (capitale della autoproclamatasi Repubblica di Transnistria, non riconosciuta giuridicamente da nessun Paese al mondo ad eccezion fatta per Abkhazia ed Ossezia del Sud, che hanno anch’esse qualche problema ad essere riconosciute) come l’esempio lampante dell’imperialismo russo e della malafede del Cremlino, la questione è in realtà molto più complessa. La popolazione della Transnistria, soprattutto quella di origine slava, vede la presenza delle truppe russe come una garanzia contro la possibilità di diventare cittadini della Romania. Ancora oggi Bucarest è vista con grande sospetto in questa Repubblica autoproclamatasi.Le truppe russe hanno avuto un ruolo chiave fin dall’inizio: non si dimentichi infatti che è grazie alla presenza della ex 14° armata sovietica al comando del generale Alexander Lebed che l’offensiva moldava del 1992 è stata respinta con successo. Da quel momento la presenza russa si è consolidata, non solo a livello militare ma anche a livello economico. In un certo senso la Russia potrebbe ritirare le proprie truppe anche domani senza perdere la possibilità di giocare un ruolo preponderante in Transnistria grazie alla sua massiccia presenza nell’economia locale. Chi invece non vuole il ritiro russo sono le elite della Transnistria: il ritiro delle truppe russe cominciò infatti nel 2001 grazie ad un accordo internazionale ma fu ben presto interrotto a causa del rifiuto di Tiraspol a lasciar partire le armi di proprietà dell’esercito russo bloccando quindi il ritiro. E’ chiaro da questo esempio che Tiraspol vede nella massiccia presenza russa sul suo territorio l’unica vera garanzia di soppavvivenza e preme affinchè le proposte di risoluzione del conflitto presentate dal Cremlino tengano conto della volontà di rimanere un’entità politica a se stante. La Transnistria ha mostrato la sua volontà di confluire nella Federazione Russa con un Referendum tenutosi nel settembre 2006 e non riconosciuto nè da Chisinau nè dalla comunità internazionale.
Il rapporto che Mosca ha con la Moldova non è altrettanto idilliaco. Non lo è ora che a Chisinau siede un governo dichiaratamente pro-occidentale che potrebbe mettere in discussione la propria neutralità a favore di un avvicinamento sostanziale alle strutture politiche e militari occidentali (UE e NATO), mentre sappiamo che Mosca vede in tale neutralità una barriera all’espansione dell’Alleanza Atlantica ritenuta pericolosa per la propria sicurezza nazionale. In realtà i rapporti non erano perfetti anche quando c’erano i comunisti di Voronin a governare, i quali avevano certo verso Mosca un occhio di riguardo ma mai al punto da compromettere quelli che erano ritenuti essere gli interessi nazionali: ad esempio, Voronin non ha mai accettato il piano Kozak presentato da Mosca e volto a creare una Federazione tra le due entità.Detto questo è bene comunque sottolineare che l’asso nella manica di Mosca si chiama gas. La dipendenza della Moldova dal gas russo è pesantissima e sia nel 2006 che nel 2009 si sono verificate interruzioni ai flussi di gas (nel primo caso a causa del rifiuto moldavo a pagare un prezzo più alto, nel secondo a causa del contenzioso russo-ucraino). E’ chiaro che se vogliono godere di una posizione geopolitica più salda i policy-maker moldavi devono diminuire questa dipendenza incrementando l’efficienza dell’economia nazionale. Non partecipare con le proprie truppe alla parata sulla Piazza Rossa per celebrare la vittoria sul nazismo sarà pure un gesto simbolico (anche se sono state addotte ragioni economiche) ma non intacca la debolezza moldava nei confronti di Mosca.
La Romania gioca chiaramente un ruolo importante nelle vicende moldave. Sotto il profilo etnico, culturale e linguistico i due Paesi sono vicinissimi e questo non può non avere delle ripercussioni geopolitiche. Bucarest ha sempre cercato di attrarre a sé Chisinau al fine di intensificare i rapporti e di promuovere i propri interessi in una terra che è vista come appartenente all’universo rumeno.
Fin dall’inizio del conflitto la Romania è stata percepita da Tiraspol come un pericolo al punto che il generale russo Lebed, durante la guerra del 1992, rassicurò i rumeni sul fatto che la sua armata era in grado di raggiungere Bucarest in un paio d’ore!
L’attuale governo moldavo, nel tentativo di avvicinarsi il più possibile all’Unione Europea, ha intrapreso una serie di passi verso la Romania che potrebbero avere conseguenze geopolitiche importanti. Come ben sappiamo, la lingua è un fattore identitario fondamentale che influenza la rappresentazione geopolitica di un Paese. Ora, la Costituzione moldava stabilisce che la lingua ufficiale dello Stato è il moldavo, tuttavia poco tempo fa il Presidente del Parlamento ha pubblicamente dichiarato che Moldavi e Rumeni condividono le stesse origini etniche e parlano la stessa lingua: il rumeno. Si dice inoltre che sempre lo stesso Presidente Ghimpu abbia proposto di cambiare il nome della lingua ufficiale dal moldavo al rumeno e rivedere l’idea di neutralità al fine di avvicinare Chisinau all’Unione Europea.
Se tali proposte fossero implementate si verificherebbe un allineamento moldavo sulle posizione di Bucarest ed un ennesimo allontanamento tra Chisinau e Tiraspol, magari quello definitivo, visto e considerato che come abbiamo detto la popolazione della Transnistria non vuole avvicinarsi a Bucarest. Si avrebbe inoltre una più che comprensibile reazione da parte della Russia spaventata da un così importante mutamento. Ad innalzare il livello d’allerta russo contribuisce anche il fatto che i due Paesi hanno incrementato i loro rapporti militari stipulando da poco un’accordo sulle priorità della cooperazione tra i due eserciti per i prossimi anni ed un Protocollo di collaborazione tra le forze aeree della Romania e le forze aeree militari della Moldova e che la Romania ha deciso di incrementare le spese militari al fine di modernizzare le forze armate.
Infine l’Unione Europea che ha un interesse strategico nel favorire e mantenere la stabilità nel suo confine sudorientale favorendo fin dove è possibile, attraverso certe politiche ad hoc, l’acquisizione del cosidetto aquis communitaire, ritenuto a Bruxelles come la conditio sine qua non verso la realizzazione di una forma di stato democratica secondo i parametri occidentali e l’acquisizione del benessere economico.Chiaramente nella sua politica verso la Moldova l’Unione Europea è fortemente influenzata da Bucarest.Gli strumenti politici messi in campo da Bruxelles sono molti. Probabilmente i più importanti, soprattutto per consistenza finanziaria, sono la European Neighborhood Policy e la Eastern Partnership in cui la Moldova è coinvolta attivamente e da cui riceve aiuti consistenti per la realizzazione di una serie di riforme e progetti. Basti dire che per il periodo 2011-2013 la Moldova riceverà 273 milioni di euro, circa il 75% in più di quanto ha ricevuto la volta precedente. Inoltre si discute della possibilità di stipulare un Accordo di Associazione i cui pilastri saranno (o dovrebbero essere) un accordo di libero scambio e l’abolizione del regime dei visti per i cittadini moldavi che vogliono entrare nell’UE.
L’Unione Europea ha definito le elezioni dell’aprile 2009 come libere e pluraliste e ha condannato la violenza: nonostance ciò appare chiaro che Bruxelles sia portata a vedere nel governo di Filat e nella sua retorica ultra-europeista un interlocutore con cui discutere a tutto campo di una collaborazione ampia volta ad un avvicinamento della Moldova all’UE, sebbene nessuno parli dell’ingresso nell’Unione. Allo stesso modo, si tende a chiudere gli occhi sugli aspetti meno piacevoli di quel governo.Per quanto riguarda la Transnistria, l’UE ha attuato delle misure restrittive imposte contro la dirigenza di Tiraspol a partire dal 2003 e con la Missione EUBAM, creata nel 2005, sostiene gli sforzi ucraini e moldavi volti a migliorare il controllo della frontiera tra le 3 entità politiche e a scoraggiare i traffici illeciti che in quella parte di mondo trovano terreno fertile.
Conclusioni
Come abbiamo visto la Moldova è uno Stato piccolo che presenta tutta una serie di debolezze politiche ed economiche a cui si somma la presenza di un frozen conflict sul proprio territorio (o meglio, su un territorio su cui ambisce ad esercitare la propria sovranità) che non rende certo le cose più facili. Le debolezze e le incongruenze che affliggono le istituzioni politiche ed economiche del Paese sono una sfida che le elite moldave possono e devono assolutamente vincere se vogliono rafforzare la capacità del Paese di promuovere autorevolmente i propri obiettivi geopolitici in un’area alquanto turbolenta, e permettergli di avere un ruolo più attivo nello scacchiere Regionale.
Un rafforzamento del genere si rivelerebbe utile anche a rinvigorire la posizione moldava nella complessa e delicata partita che si sta giocando sulla Transnistria, dove gli interessi di Chisinau devono fare i conti non solo con quelli di Tiraspol ma anche e soprattutto con quelli di Mosca, Bruxelles, Bucarest e Washington.I policy-maker moldavi dovrebbero capire però che le debolezze e le incongruenze del Paese non dovrebbero essere risolte perseguendo politiche che spaventano le elite della Transnistria e preoccupano Mosca in quanto si rivelerebbero profondamente controproducenti per gli assetti interni e regionali.
* Alessio Bini è dottore in Relazioni internazionali (Università di Bologna)
Sullo stesso tema vedi anche il saggio “L’importanza geopolitica della Transnistria di fronte all’accerchiamento atlantista della Russia” di Stefano Vernole, pubblicato nell’ultimo numero di “Eurasia”
http://www.eurasia-rivista.org/3950/piccoli-ma-importanti-la-repubblica-di-moldavia-in-bilico-tra-il-futuro-ed-i-fantasmi-del-passato
martedì 20 aprile 2010
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Cadavrul lui Ion Ţâbuleac a fost exhumat în această dimineaţă.
Cadavrul tânărului decedat în urma evenimentelor din aprilie 2009, Ion Țâbuleac, a fost exhumat în dimineaţa zilei de astăzi. „Cadavrul băiatului meu a fost dus la Chişinău, unde va fi efectuată încă o expertiză medico-legală”, a declarat, pentru Jurnal.md, mama tânărului, Tatiana Ţâbuleac. Mama tânărului a spus că deshumarea a avut loc în prezenţa poliţistului de sector, a procurorului şi a doi experţi moldoveni. „Experţii străini, care vor participa la expertiză, sunt la Chişinău, iar rezultatele vor veni în maxim două zile”, afirmă mama tânărului decedat. - // jurnal.md 20.04.2010
Papuc şi Botnari au stat astăzi pentru prima dată pe banca acuzaţilor.
Fostul ministru de Interne, Gheorghe Papuc şi ex-comisarul capitalei, Vladimir Botnari au compărut, astăzi, pentru prima dată în faţa instanţei de judecată. Cei doi sunt cercetaţi în dosarul „7 aprilie” şi sunt învinuiţi de neglijenţă în serviciu în timpul protestelor violente din aprilie 2009, soldate cu moartea lui Valeriu Boboc.
După doar câteva minute de înfăţişare a părţilor în faţa instanţei, legiuitorul a decis transferarea dosarului la judecătoria Buiucani, pe motiv că evenimentele din aprilie s-au desfăşurat în zona în care ţine acest sector.
Fostul comisar al capitalei pledează nevinovat şi spune că acest dosar este fabricat de actuala putere. „ Nu mă consider vinovat. Am întreprins tot ce se putea pentru a preveni tortura şi violenţele”, a spus Botnari. Totodată, ex-comisarul capitalei spune că nu regretă acţiunile poliţiei şi că acestea au fost coordonate cu marele stat major.
“Nu mă consider vinovat şi nu am dat ordin la violenţă. Judecata va stabili cine se face vinovat şi cine trebuie să fie tras la răspundere. În faţa instanţei ar trebui să vină toţi cei care au chemat la violenţă, organizatorii acelor evenimente, cei care au adus copiii în Piață, cei care au adus pietre. Sunt judecat pentru că mulți au așteptat ca evenimentele să evolueze ca în Kârgâzstan”, a menţionat şi fostul ministru de Interne, Gheorghe Papuc.
Cei doi au fost insoţiţi de avocaţi. Mihai Murzac îl apăra pe ministrul de Interne, în timp ce decanul Facultării de Drept, USM, Gheorghe Avornic îl apără pe fostul comisar al oraşului, Vladimir Botnari.
Precizăm că, Ex-ministrul Papuc şi ex-comisarul Botnari sunt învinuiţi de neglijenţă în serviciu în timpul protestelor din aprilie 2009, soldate cu moartea lui Valeriu Boboc. Dacă vor fi găsiţi vinovaţi, aceştia riscă până la 7 ani de închisoare ori amendă de până la 16 mii de lei.
După doar câteva minute de înfăţişare a părţilor în faţa instanţei, legiuitorul a decis transferarea dosarului la judecătoria Buiucani, pe motiv că evenimentele din aprilie s-au desfăşurat în zona în care ţine acest sector.
Fostul comisar al capitalei pledează nevinovat şi spune că acest dosar este fabricat de actuala putere. „ Nu mă consider vinovat. Am întreprins tot ce se putea pentru a preveni tortura şi violenţele”, a spus Botnari. Totodată, ex-comisarul capitalei spune că nu regretă acţiunile poliţiei şi că acestea au fost coordonate cu marele stat major.
“Nu mă consider vinovat şi nu am dat ordin la violenţă. Judecata va stabili cine se face vinovat şi cine trebuie să fie tras la răspundere. În faţa instanţei ar trebui să vină toţi cei care au chemat la violenţă, organizatorii acelor evenimente, cei care au adus copiii în Piață, cei care au adus pietre. Sunt judecat pentru că mulți au așteptat ca evenimentele să evolueze ca în Kârgâzstan”, a menţionat şi fostul ministru de Interne, Gheorghe Papuc.
Cei doi au fost insoţiţi de avocaţi. Mihai Murzac îl apăra pe ministrul de Interne, în timp ce decanul Facultării de Drept, USM, Gheorghe Avornic îl apără pe fostul comisar al oraşului, Vladimir Botnari.
Precizăm că, Ex-ministrul Papuc şi ex-comisarul Botnari sunt învinuiţi de neglijenţă în serviciu în timpul protestelor din aprilie 2009, soldate cu moartea lui Valeriu Boboc. Dacă vor fi găsiţi vinovaţi, aceştia riscă până la 7 ani de închisoare ori amendă de până la 16 mii de lei.
Autor: Lina Susan
Sursa: Hotnews.md
Sursa: Hotnews.md
mercoledì 14 aprile 2010
Republica Moldova: Adevarul despre evenimentele din aprilie 2009 trebuie sa iasa la suprafata.
La un an de la protestele anti-comuniste din Republica Moldova, europarlamentarii Monica Macovei si Traian Ungureanu fac apel la autoritatile Republicii Moldova sa finalizeze anchetele privitoare la evenimentele din aprilie 2009 unde s-au inregistrat acte de violenta impotriva cetatenilor.
"7 aprilie 2009 ramane o data importanta pentru parcursul european al Republicii Moldova. Atunci a fost exprimata vointa puternica a oamenilor de a pune capat regimului comunist. Acele evenimente au deschis Republicii Moldova calea spre Europa", au declarat europarlamentarii democrat-liberali Monica Macovei si Traian Ungureanu. "Cu toate acestea, multe decizii pot fi influentate in continuare de fostul regim, cum ar fi investigarea violentelor din aprilie 2009. "Atat Comisia parlamentara, cat si sistemul judiciar trebuie sa dezvaluie detalii cu privire la actiunile brutale impotriva protestatarilor pasnici. Incurajam comisia parlamentara si sistemul judiciar sa finalizeze rapid investigatiile si sa faca publice concluziile. Sistemul judiciar trebuie sa fie deosebit de ferm si sa pedepseasca autorii acestor fapte. Justitia trebuie sa triumfe" au subliniat Monica Macovei si Traian Ungureanu.
"Cooperarea a inceput odata cu asumarea responsabilitatii guvernarii de catre fortele pro-europene. Am ajuns sa purtam discutii deschise si fructuoase. Exista reforme initiate de Republica Moldova care trebuie sa continue. Acestea sunt pe deplin sustinute de Institutiile europene. Asistenta substantiala pentru Republica Moldova este o prioritate pe agenda noastra. Democratia costa si costurile trebuie impartite echitabil." spun Monica Macovei si Traian Ungureanu.
Printre punctele importante ale discutiilor cu partea moldoveneasca in cursul ultimului an se afla si lansarea negocierilor asupra Acordului de asociere si procesul de liberalizare a vizelor.
"Oameni din Republica Moldova au manifestat dorinta lor clara pentru o cale europeana a Republicii Moldova si pentru transformarea tarii intr-o democratie autentica si ireversibila. Ne amintim cu satisfactie ca Grupul PPE a jucat un rol crucial in aceasta schimbare sprijinind crearea unui nou guvern democratic, pro-european. Credem cu tarie ca Republica Moldova are un viitor european si trebuie sa primeasca tot sprijinul necesar in aceasta directie. "
Pentru informaţii suplimentare:
Traian UNGUREANU MEP, Tel.: +32-2-2845785
Monica MACOVEI MEP, Tel.: +32-2-2845225
Serviciul de Presă al PPE, Tel: +32-472-547584
La un an de la protestele anti-comuniste din Republica Moldova, europarlamentarii Monica Macovei si Traian Ungureanu fac apel la autoritatile Republicii Moldova sa finalizeze anchetele privitoare la evenimentele din aprilie 2009 unde s-au inregistrat acte de violenta impotriva cetatenilor.
"7 aprilie 2009 ramane o data importanta pentru parcursul european al Republicii Moldova. Atunci a fost exprimata vointa puternica a oamenilor de a pune capat regimului comunist. Acele evenimente au deschis Republicii Moldova calea spre Europa", au declarat europarlamentarii democrat-liberali Monica Macovei si Traian Ungureanu. "Cu toate acestea, multe decizii pot fi influentate in continuare de fostul regim, cum ar fi investigarea violentelor din aprilie 2009. "Atat Comisia parlamentara, cat si sistemul judiciar trebuie sa dezvaluie detalii cu privire la actiunile brutale impotriva protestatarilor pasnici. Incurajam comisia parlamentara si sistemul judiciar sa finalizeze rapid investigatiile si sa faca publice concluziile. Sistemul judiciar trebuie sa fie deosebit de ferm si sa pedepseasca autorii acestor fapte. Justitia trebuie sa triumfe" au subliniat Monica Macovei si Traian Ungureanu.
"Cooperarea a inceput odata cu asumarea responsabilitatii guvernarii de catre fortele pro-europene. Am ajuns sa purtam discutii deschise si fructuoase. Exista reforme initiate de Republica Moldova care trebuie sa continue. Acestea sunt pe deplin sustinute de Institutiile europene. Asistenta substantiala pentru Republica Moldova este o prioritate pe agenda noastra. Democratia costa si costurile trebuie impartite echitabil." spun Monica Macovei si Traian Ungureanu.
Printre punctele importante ale discutiilor cu partea moldoveneasca in cursul ultimului an se afla si lansarea negocierilor asupra Acordului de asociere si procesul de liberalizare a vizelor.
"Oameni din Republica Moldova au manifestat dorinta lor clara pentru o cale europeana a Republicii Moldova si pentru transformarea tarii intr-o democratie autentica si ireversibila. Ne amintim cu satisfactie ca Grupul PPE a jucat un rol crucial in aceasta schimbare sprijinind crearea unui nou guvern democratic, pro-european. Credem cu tarie ca Republica Moldova are un viitor european si trebuie sa primeasca tot sprijinul necesar in aceasta directie. "
Pentru informaţii suplimentare:
Traian UNGUREANU MEP, Tel.: +32-2-2845785
Monica MACOVEI MEP, Tel.: +32-2-2845225
Serviciul de Presă al PPE, Tel: +32-472-547584
mercoledì 7 aprile 2010
Ambasada Republicii Moldova în Republica Italiană vă invită să participaţi la depunerea de flori întru comemorarea victimelor evenimentelor din 7 aprilie 2009, de la Chişinău. Evenimentul va avea loc la data de 8 aprilie 2010, în faţa sediului Ambasadei,
str. Montebello 8, or. Roma, cu începere de la
orele 08.30.
Pentru vizualizarea informaţiilor cu privire la acţiunile comemorative organizate de către autorităţile Republicii Moldova în ţară, consultaţi următoarele link-uri:
Tăcere pe Internet... E 7 aprilie...
Un grup „pro memorie şi aducere aminte” de peste 1.100 de utilizatori ai reţelei Facebook au proclamat ziua de 7 aprilie „Ziua tăcerii Internet-ului în Moldova”.
Autor: Ion Uruşciuc
Sursa: hotnews.md
Sursa: hotnews.md
martedì 6 aprile 2010
Chişinău, un anno dopo
Esattamente un anno fa in Moldavia scoppiavano violente proteste di piazza. I manifestanti contestavano la regolarità delle elezioni parlamentari. Oggi due rappresentanti di spicco della società civile moldava ricordano quei giorni. Un’intervista
Ghenadie e Oleg Brega sono rappresentanti di spicco della società civile moldava più attiva dal punto di vista politico. Sono tra i fondatori di “Hyde Park”, movimento impegnato nella difesa della libertà d’espressione ufficialmente registrato come ONG. Insieme o individualmente hanno preso parte a numerose iniziative civili e manifestazioni, incluse le contestatissime proteste sfociate in episodi di violenza che hanno seguito le elezioni parlamentari dell’aprile 2009. Ghenadie Brega è diventato famoso anche oltre i confini della Moldavia proprio in seguito a queste proteste. Oleg Brega, secondogenito di cinque fratelli, è forse meno famoso all’estero rispetto a Ghenadie, ma sicuramente non è meno impegnato del fratello in materia di libertà d’espressione, partecipazione, diritti umani e civili. Tra le loro iniziative c’è anche l’”Accademia del Coraggio”, dove viene insegnato ai giovani moldavi a usare la telecamera per effettuare interviste o inchieste riguardanti i temi maggiormente d’attualità nel Paese. Un anno dopo i moti di protesta del 6-7 aprile 2009, Osservatorio ha incontrato i due fratelli a Chişinău e ha chiesto loro di raccontarci delle loro attività e di ricordare quei giorni.
Ghenadie e Oleg Brega
Può spiegarci cos’è l’associazione “Hyde Park”, quando è stata creata e quali sono le sue principali attività?
Oleg Brega: “Hyde Park” è stata creata circa 10 anni fa. È nata da un talk show radiofonico condotto da me in qualità di giornalista free-lance alla radio pubblica e trasmesso in orario notturno. Dopo due anni e mezzo, il programma veniva trasmesso tre volte a settimana, per un totale di 18 ore di dibattito, a cui gli ascoltatori potevano partecipare scrivendo o telefonando alla redazione. Quando i comunisti andarono al potere, il programma venne chiuso, perché era critico nei confronti del governo. Per questo motivo, io e un centinaio di ascoltatori fondammo questo movimento detto "Hyde Park" registrato nel 2003. Per cinque anni siamo stati attivi come ONG, occupandoci di promozione della libertà di espressione e di tutela dei diritti umani; abbiamo anche partecipato alle elezioni come osservatori. Nel 2007 abbiamo deciso di sciogliere ufficialmente l’associazione perché eravamo eccessivamente tenuti sotto controllo da questura, servizi segreti, ministero della Giustizia, ecc.
Cosa avvenne nel vostro gruppo nell’aprile del 2009, durante le elezioni parlamentari?
O.: Lavoravo come cameraman per una emittente televisiva locale (www.jurnaltv.md, ndr) che trasmetteva soltanto on line e si trovava in quel momento nella fase iniziale della sua attività. Per questo motivo non ero particolarmente impegnato in politica, ma mio fratello all’epoca era disoccupato e molto attivo a livello politico. Proprio dove ci troviamo ora (un self-service nel centro di Chişinău, ndr), il 5 aprile dell'anno scorso, si incontrò con altri giovani che ritenevano che le votazioni non si fossero svolte regolarmente e decisero di organizzare proteste per il giorno successivo. L’organizzazione Hyde Park non era ufficialmente coinvolta nelle proteste, ma certamente alcuni dei suoi membri lo erano.
Gli eventi
6 aprile 2009: giovani attivisti organizzano spontaneamente una manifestazione per protestare contro presunte falsificazioni avvenute durante le elezioni
7 aprile 2009: migliaia di partecipanti scendono in piazza e la manifestazione sfugge di controllo a organizzatori e forze dell'ordine. Presidenza e sede del Parlamento vengono occupate e devastate.
Vi sono dubbi riguardo al ruolo delle autorità durante e in seguito alle proteste, in particolare per quanto riguarda episodi di violenza, arresti e intimidazioni ai danni della società civile.
Visita il dossier “Violenze in Moldavia”
O.: Il 6 aprile mio fratello (Ghenadie, ndr) e altri promotori del corteo sono scesi in strada con delle candele e si sono ritrovati con decine di migliaia di persone che erano lì per partecipare ad un flash mob di protesta. Ghenadie allora ha preso un megafono e ha invitato i presenti ad unirsi alla fiaccolata nei pressi del palazzo presidenziale. Quando si sono accorti che c’erano decine di migliaia di persone, i manifestanti hanno deciso di dirigersi verso la piazza centrale per controllare meglio la folla, perché soltanto con il megafono non era possibile farlo. Le forze di polizia non erano sufficienti a garantire la sicurezza. I partecipanti alla fiaccolata decisero allora di interrompere l’azione di protesta alle 8 di sera, e i manifestanti furono invitati a tornare a casa e a tornare il giorno dopo alle 10. Per l’indomani a quell’ora era infatti prevista una manifestazione dei partiti dell’opposizione, che stavano organizzando un corteo autorizzato.
Tuttavia, molti decisero di restare nella piazza centrale: alcuni partecipanti al corteo si recarono alla commissione elettorale centrale e tentarono di forzare la porta. Nessuno dei manifestanti era particolarmente aggressivo: i partecipanti all’azione si sono limitati a scuotere alcuni camioncini parcheggiati di fronte al monumento a ştefan Cel Mare. Ho filmato fino alle 10-11 di sera: ho ripreso il questore, il vice-ministro degli Interni e una serie di altre personalità politiche mentre se ne stavano là, ad osservare con le mani in mano, senza fare nulla per garantire l’ordine pubblico.
Il giorno dopo era il 7 aprile…
Ghenadie Brega: La mattina del 7 aprile, dopo questa situazione di tensione e disordine, gli organizzatori della manifestazione del 6 aprile avevano convocato per le 9 del mattino una conferenza stampa per spiegare che l'attacco alla commissione elettorale centrale e l’assalto ai camioncini non erano state nostre iniziative. Tuttavia, nelle stesse ore abbiamo scoperto dal sito web della questura che era stata aperta un’indagine nei confronti degli organizzatori del flash-mob.
Dopo la conferenza stampa ci siamo dovuti nascondere (Ghenadie e altri, ma non Oleg, ndr); ci hanno aiutato alcune ONG impegnate nella tutela dei diritti umani come Amnesty International. Specialmente io sono dovuto sparire: il mio era l’unico nome che compariva sulle richieste presentate alle autorità legali perché autorizzassero il flash-mob. Stavamo anche cercando degli avvocati che ci difendessero. Al tempo stesso, diversi leader dell’opposizione erano scesi in strada sin dalle dieci del mattino, ma nessuno voleva prendersi la responsabilità di organizzare la manifestazione. Ecco perché alle 11-12 del mattino la gente si è mossa verso il palazzo presidenziale e, nel giro di un’ora, sono scoppiati episodi di violenza.
Cos’altro è avvenuto il 7 aprile?
O.: Dopo gli episodi di violenza, sono rimasto là, in prima fila, fino all’una. Stavo riprendendo tutto, anche i disordini creati dalla polizia, dal ministero degli Interni, dalle unità speciali, che non hanno fatto praticamente nulla per difendere gli edifici. All’una ho sentito degli spari provenire dalla strada, e ho visto un fiume di gente che correva gridando in via Puşkin. Ho provato a filmare dalla finestra, ma era molto buio, così sono sceso in strada. Nella piazza centrale la polizia è stata particolarmente violenta e ha arrestato in maniera sommaria 200 persone che erano sul posto. Ero davvero spaventato, soprattutto per gli spari. Sono tornato a casa e ho pubblicato online un po' dei materiali raccolti (vedi un video).
La mattina dell’8 aprile sono sceso nuovamente in strada. Di nuovo le stesse scene di arresti eseguiti in maniera totalmente arbitraria. Alle 10 di sera avevo filmato già abbastanza, ma la polizia e i servizi segreti mi hanno preso la telecamera e mi hanno picchiato. Ho perso conoscenza e sono stato portato al pronto soccorso.
Il 9 aprile la polizia ha fatto irruzione nei locali che avevamo adibito ad ufficio operativo, senza regolare permesso di perquisizione. Hanno preso un sacco di documenti, CD, computer, bandiere e altre cose. Erano molto sarcastici e violenti.
Siete stati interrogati e/o sottoposti a processo?
O. e G.: Siamo stati convocati in questura il giorno immediatamente successivo. Ci hanno chiesto cosa avessimo fatto. Sono state effettuate delle indagini ma non è stato messo in atto un vero e proprio processo nell’aula di un tribunale. Era evidentemente un caso politico, non c’era tempo e soprattutto non c’erano valide motivazioni per portare a termine le indagini.
La situazione è cambiata con l'arrivo al potere del nuovo governo?
O. e G.: Qualcosina! (ridono). Nessuno dei colpevoli è stato arrestato o comunque punito. Molti dipendenti della questura e poliziotti hanno addirittura ricevuto una promozione! Ci hanno restituito le nostre bandiere solo qualche settimana fa, ci restituiscono qualcosa ogni tanto e hanno ancora alcuni dei nostri computer e altri oggetti che ci appartengono.
Come giustificano questo comportamento?
O.: Non forniscono nessuna motivazione. Abbiamo inoltrato una richiesta ufficiale una volta al mese, ma non ci hanno mai risposto.
Di cosa vi state occupando in questo momento?
O. e G.: Oltre al progetto “Accademia del coraggio”, un altro importante settore di attività è organizzare manifestazioni e flash-mob. Ad esempio, in gennaio abbiamo messo in atto un’azione di protesta davanti all’Ambasciata russa, per fare sentire la nostra voce contro le violazioni dei diritti umani a Mosca. Siamo anche membri di una coalizione che si batte contro le discriminazioni. Inoltre, sosteniamo attivamente Curaj (www.curaj.net, www.curaj.tv), una rivista che prima veniva stampata, mentre adesso è soltanto on-line. Le nostre attività sono tutte autofinanziate; ad esempio, abbiamo vinto quattro cause presso la Corte Europea dei Diritti Umani e in questo modo abbiamo ottenuto 13.000 euro in risarcimenti. Attualmente, stiamo ancora attendendo l’esito di 10 cause intentate contro il governo.
http://www.balcanicaucaso.org/ita/aree/Moldavia/Chisinau-un-anno-doposabato 3 aprile 2010
Gumeniţă a dat cu piciorul în tineri.
Fostul comisar al orașului, Iacob Gumeniță, a dat cu piciorul în Damian Hâncu ca într-un câine. Acest lucru poate fi observat din imaginile video din noaptea de 7 spre 8 aprilie, prezentate ieri de către Mihai Ghimpu și Dorin Chirtoacă.
Contactat de UNIMEDIA, Damian Hâncu, care se află acum în Franța, confirmă faptul că a fost lovit de Iacob Gumeniță, fostul comisar al orașului Chișinău. "Da, e Gumeniță, l-am recunoscut! Este cu noi, printre cei bătuți, și judecatorul Iancev de la Tighina. Și el știe detalii. La un moment dat, dl Iancev îmi ținea geanta neagra (cu cărți de drept în franceză), mă înțelegeam bine cu dumnealui, chiar i-am spus atunci că dacă se întâmplă ceva (ma gândeam ca o sa mor, după ce l-am văzut mort pe Valeriu Boboc), l-am rugat să-i transmită mamei geanta mea și să-i spună ultimele veşti despre mine. Eu l-am vazut pe Valeriu Boboc viu, apoi l-am vazut si mort...", a precizat acesta în mesajul său către UNIMEDIA.
mercoledì 31 marzo 2010
Moldova Twitter Revolution
7 aprilie 2009: cum a fost? Speranţe şi dezamăgiri.
Mituri şi adevăruri.
Revolta tinerilor şi curajul generaţiei care a refuzat să trăiască în umilinţă. Este subiectul unui cutremurător documentar, produs de Jurnal TV.
„Revoluţia Twitter din Republica Moldova”, în regia lui Victor Bucătaru, îţi prezintă imagini exclusive ale manifestaţiilor din 6-7 aprilie şi a terorii care a urmat. Îndrăzneşte să vii la confruntarea cu adevărul, luni, 6 aprilie, de la ora 20 şi 15 minute! Doar la Jurnal TV, „Revoluţia Twitter din Republica Moldova”.
http://www.jurnal.tv/
sabato 27 febbraio 2010
Acţiunile de comemorare a victimelor războiului de pe Nistru .
Au fost inaugurare sâmbătă, 27 februarie, la Chişinău cu un festival desfăşurat în premieră „Porumbelul – simbolul păcii”. Veteranii şi oficialităţile au depus flori la Muzeul Militar din scuarul Casei Armatei şi au lansat 386 de porumbei în memoria celor care şi-au pierdut viaţa în 1992, transmite Info-Prim Neo.
Preşedintele Uniunii Naţionale a Veteranilor Războiului pentru Independenţă, Eduard Maican, organizatorul acţiunii, a spus că „un ostaş care ia arma în mână visează la pace şi să se întoarcă viu acasă”.
„Zilele acelea au fost groaznice. Dar a trebuit să stăm la straja ţării, ne-am făcut datoria faţă de popor”, a spus veteranul de război Veaceslav Platon.
Combatantul Victor Chilinciuc şi-a exprimat speranţa că porumbeii care au zburat spre cer vor fi mesageri ai păcii, întrucât „pacea şi sănătatea sunt darul cel mai de preţ la care poate visa un militar”.
În cadrul festivalului „Porumbelul – simbolul păcii”, care a început cu un moment de reculegere, elevi ai liceului „George Meniuc” şi studenţi de la Institutul Militar „Alexandru cel Bun” au susţinut un spectacol literar-muzical. Pe holul Casei Armatei a fost vernisată o expoziţie de porumbei, cu sprijinul Asociaţiei columbofililor din Moldova. Mai mulţi veterani şi văduve de război au primit ajutoare financiare.
Războiul de pe Nistru a început în martie 1992. Acordul de încetare a focului a fost semnat câteva luni mai târziu, în iulie, de către Republica Moldova şi Federaţia Rusă.
Parlamentul a declarat ziua de 2 martie – Ziua Memoriei.
Sursa: info-prim.md
MOLDOVA: LASCITO
Mercoledi 31 marzo 2010, alle 17.30, a Trento, nella Sala degli Affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55) il Centro Studi sulla Storia dellEuropa Orientale organizza l’incontro-dibattito Moldova: lascito della Guerra fredda? Intervengono Floarea Virban e Davide Zaffi.
Le celebrazioni del 2009 per il ventennale della caduta del muro di Berlino sono ben vive nella memoria. Si sono ricordati, in modi talora suggestivi, i momenti che hanno segnato la fine dei regimi comunisti e della divisione in due blocchi dell’Europa. Tuttavia l’eredità politica dell’epoca comunista non è stata superata del tutto nel nostro continente. Una situazione che riproduce in piccolo la Guerra fredda persiste in Moldova, lungo il fiume Dniestr/Prut: da una parte la Moldova vera e propria, tesa, specie dopo le elezioni del 2009 a cercare un’integrazione o almeno una relazione più stretta con l’Occidente, e dall’altra parte la Transnistria secessionista, non riconosciuta da nessun stato, ma che sopravvive grazie alla presenza militare russa e al sostegno politico di Mosca. La Federazione Russa, peraltro, continua a non onorare l’impegno a ritirare le proprie truppe, assunto in modo formale al vertice dell’OSCE di Istanbul nel 1999.
L’ex presidente Vladimir Voronin ha più volte sottolineato come le truppe russe stazionate in Transnistria violino la sovranità del suo paese e come la loro presenza costituisca una “occupazione illegale” del territorio della Moldova e una “seria violazione degli accordi internazionali”.
Attualmente, la situazione politica in Moldova si trova in una fase di stallo. Lo scorso settembre il comunista Voronin rassegnò le dimissioni e come presidente facente funzioni venne sostituito da Mihai Ghimpu, leader del Partito liberale, come facente funzioni. La legge elettorale prevede che il presidente venga eletto con una maggioranza dei tre quinti dei parlamentari, e questo ha creato lo stallo. Le elezioni della scorsa estate hanno portato a un mutamento nella scena politica, ma il Partito comunista continua a mantenere 43 dei 101 parlamentari.
Negli ultimi giorni, l’opposizione ha avanzato la proposta di accettare un cambiamento della legge elettorale in cambio dello scioglimento della legislatura e di nuove elezioni. La maggioranza, invece, vorrebbe risolvere la questione con un referendum, poiché i sondaggi di opinione indicano che dal voto parlamentare ne trarrebbero beneficio i comunisti più che l’attuale coalizione governativa di orientamento filo-occidentale, che ha dovuto attuare riforme economiche impopolari, condizione imposta dal Fondo monetario internazionale per l’erogazione di prestiti di cui il paese assolutamente necessitava.
Nonostante le gravi condizioni in cui versa il paese (il meno sviluppato di tutta l’Europa), lo scorso 24 marzo il primo ministro Vlad Filat ha impressionato favorevolmente Bruxelles, che ha deciso di sostenere il piano di riforme avanzato dal governo. Il commissario dell’UE per l’allargamento Stefan Fule ha dichiarato che il governo di Chisinau è un “partner affidale”, con una coerente strategia di riforme e ben definiti obiettivi da raggiungere. Questo successo sembra essere destinato ad aprire le porte al negoziato per l’accordo di libero commercio e per quello sull’abolizione dei visti con l’UE.
Non tutti, comunque, a Chisinau, danno valutazioni positive dei rapporti che si stanno costruendo con Bruxelles. Decisamente insoddisfatto, e l’ha fatto sapere subito, è il vice primo ministro e ministro dell’economia Valeriu Lazar. Nel corso di una intervista pubblicata dal sito web hotnews.ro ha sostenuto che se al suo paese non viene offerta una chiara prospettiva di accesso all’UE, la Moldova potrebbe scegliere di integrarsi maggiormente nella CSI, la Comunità degli stati indipendenti dominata dalla Russia. Lazar ha detto di non credere che verranno aboliti i visti per i suoi concittadini e ha aggiunto che sebbene l’UE sia “più vicina al cuore dei moldavi” della CSI, al suo paese non piace restare per un tempo indefinito nella “sala d’attesa” di Bruxelles.
Le vicende di questa regione d’Europa, nel nostro paese conosciuta soprattutto per la forte presenza di “badanti”, sono particolarmente complesse. Alcune settimane fa abbiamo pubblicato, nella nostra collana di Working papers un lavoro di Davide Zaffi, Between State’s Interest and Rescuing Mission: On the History of Moldovan-Russian Relations, che invita a qualche riflessione sulle premesse storiche di questa particolare situazione dei rapporti fra Moldova e Russia.
Di questo lavoro e della Moldova dell’oggi ne discutono Floarea Virban e Davide Zaffi nell’incontro organizzato a Trento, mercoledì 31 marzo alle 17,30 (Sala degli affreschi della Biblioteca comunale, Via Roma 55).
Preşedintele Uniunii Naţionale a Veteranilor Războiului pentru Independenţă, Eduard Maican, organizatorul acţiunii, a spus că „un ostaş care ia arma în mână visează la pace şi să se întoarcă viu acasă”.
„Zilele acelea au fost groaznice. Dar a trebuit să stăm la straja ţării, ne-am făcut datoria faţă de popor”, a spus veteranul de război Veaceslav Platon.
Combatantul Victor Chilinciuc şi-a exprimat speranţa că porumbeii care au zburat spre cer vor fi mesageri ai păcii, întrucât „pacea şi sănătatea sunt darul cel mai de preţ la care poate visa un militar”.
În cadrul festivalului „Porumbelul – simbolul păcii”, care a început cu un moment de reculegere, elevi ai liceului „George Meniuc” şi studenţi de la Institutul Militar „Alexandru cel Bun” au susţinut un spectacol literar-muzical. Pe holul Casei Armatei a fost vernisată o expoziţie de porumbei, cu sprijinul Asociaţiei columbofililor din Moldova. Mai mulţi veterani şi văduve de război au primit ajutoare financiare.
Războiul de pe Nistru a început în martie 1992. Acordul de încetare a focului a fost semnat câteva luni mai târziu, în iulie, de către Republica Moldova şi Federaţia Rusă.
Parlamentul a declarat ziua de 2 martie – Ziua Memoriei.
Sursa: info-prim.md
MOLDOVA: LASCITO
DELLA GUERRA FREDDA?
Mercoledi 31 marzo 2010, alle 17.30, a Trento, nella Sala degli Affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55) il Centro Studi sulla Storia dellEuropa Orientale organizza l’incontro-dibattito Moldova: lascito della Guerra fredda? Intervengono Floarea Virban e Davide Zaffi.
Le celebrazioni del 2009 per il ventennale della caduta del muro di Berlino sono ben vive nella memoria. Si sono ricordati, in modi talora suggestivi, i momenti che hanno segnato la fine dei regimi comunisti e della divisione in due blocchi dell’Europa. Tuttavia l’eredità politica dell’epoca comunista non è stata superata del tutto nel nostro continente. Una situazione che riproduce in piccolo la Guerra fredda persiste in Moldova, lungo il fiume Dniestr/Prut: da una parte la Moldova vera e propria, tesa, specie dopo le elezioni del 2009 a cercare un’integrazione o almeno una relazione più stretta con l’Occidente, e dall’altra parte la Transnistria secessionista, non riconosciuta da nessun stato, ma che sopravvive grazie alla presenza militare russa e al sostegno politico di Mosca. La Federazione Russa, peraltro, continua a non onorare l’impegno a ritirare le proprie truppe, assunto in modo formale al vertice dell’OSCE di Istanbul nel 1999.
L’ex presidente Vladimir Voronin ha più volte sottolineato come le truppe russe stazionate in Transnistria violino la sovranità del suo paese e come la loro presenza costituisca una “occupazione illegale” del territorio della Moldova e una “seria violazione degli accordi internazionali”.
Attualmente, la situazione politica in Moldova si trova in una fase di stallo. Lo scorso settembre il comunista Voronin rassegnò le dimissioni e come presidente facente funzioni venne sostituito da Mihai Ghimpu, leader del Partito liberale, come facente funzioni. La legge elettorale prevede che il presidente venga eletto con una maggioranza dei tre quinti dei parlamentari, e questo ha creato lo stallo. Le elezioni della scorsa estate hanno portato a un mutamento nella scena politica, ma il Partito comunista continua a mantenere 43 dei 101 parlamentari.
Negli ultimi giorni, l’opposizione ha avanzato la proposta di accettare un cambiamento della legge elettorale in cambio dello scioglimento della legislatura e di nuove elezioni. La maggioranza, invece, vorrebbe risolvere la questione con un referendum, poiché i sondaggi di opinione indicano che dal voto parlamentare ne trarrebbero beneficio i comunisti più che l’attuale coalizione governativa di orientamento filo-occidentale, che ha dovuto attuare riforme economiche impopolari, condizione imposta dal Fondo monetario internazionale per l’erogazione di prestiti di cui il paese assolutamente necessitava.
Nonostante le gravi condizioni in cui versa il paese (il meno sviluppato di tutta l’Europa), lo scorso 24 marzo il primo ministro Vlad Filat ha impressionato favorevolmente Bruxelles, che ha deciso di sostenere il piano di riforme avanzato dal governo. Il commissario dell’UE per l’allargamento Stefan Fule ha dichiarato che il governo di Chisinau è un “partner affidale”, con una coerente strategia di riforme e ben definiti obiettivi da raggiungere. Questo successo sembra essere destinato ad aprire le porte al negoziato per l’accordo di libero commercio e per quello sull’abolizione dei visti con l’UE.
Non tutti, comunque, a Chisinau, danno valutazioni positive dei rapporti che si stanno costruendo con Bruxelles. Decisamente insoddisfatto, e l’ha fatto sapere subito, è il vice primo ministro e ministro dell’economia Valeriu Lazar. Nel corso di una intervista pubblicata dal sito web hotnews.ro ha sostenuto che se al suo paese non viene offerta una chiara prospettiva di accesso all’UE, la Moldova potrebbe scegliere di integrarsi maggiormente nella CSI, la Comunità degli stati indipendenti dominata dalla Russia. Lazar ha detto di non credere che verranno aboliti i visti per i suoi concittadini e ha aggiunto che sebbene l’UE sia “più vicina al cuore dei moldavi” della CSI, al suo paese non piace restare per un tempo indefinito nella “sala d’attesa” di Bruxelles.
Le vicende di questa regione d’Europa, nel nostro paese conosciuta soprattutto per la forte presenza di “badanti”, sono particolarmente complesse. Alcune settimane fa abbiamo pubblicato, nella nostra collana di Working papers un lavoro di Davide Zaffi, Between State’s Interest and Rescuing Mission: On the History of Moldovan-Russian Relations, che invita a qualche riflessione sulle premesse storiche di questa particolare situazione dei rapporti fra Moldova e Russia.
Di questo lavoro e della Moldova dell’oggi ne discutono Floarea Virban e Davide Zaffi nell’incontro organizzato a Trento, mercoledì 31 marzo alle 17,30 (Sala degli affreschi della Biblioteca comunale, Via Roma 55).
martedì 16 febbraio 2010
La Moldavia non riesce quasi mai a produrre notizie per il mondo". Così scriveva ieri sul Foglio Victor Druta, moldavo, insegnante e giornalista, che da qualche anno vive in Italia.
La Moldavia non produce quasi mai notizie per il resto del mondo. Quasi.
Negli ultimi giorni infatti la Moldavia ha conquistato le prime pagine dei quotidiani, i titoli di testa dei tg e le penne dei politologi. Un eccezione. Che infatti ha confermato la regola. Appena si sono spenti i roghi accesi dentro i palazzi del potere dalla folla inferocita scesa in piazza a Chisinau, la capitale, si sono spenti anche i riflettori e la Moldavia è tornata là dove si trova normalmente. In un angolino d'Europa che non sembra contare molto per il resto del continente.Già ma dove si trova questo angolino? Forse c'entra qualcosa con la Cecoslovacchia? Il fiume di Praga non si chiama così? Ah, no, quella è la Moldava... Va beh, starà in Russia, nell'Urss.
Ma l'Urss non esiste più. Forse ci stava? E poi qual è il nome giusto? Moldavia o Moldova? O sono due paesi diversi?
Magari qualcuno ne ha sentito parlare perché la donna che va a pulirgli la casa, o la badante del suocero è moldava. O il muratore che gli ha sistemato la cantina. O la prostituta che ha caricato in macchina su un viale di periferia. E cosa c'entra la Moldavia (o Moldova) con la Bessarabia?Wikipedia come al solito spiega tutto o quasi: l'attuale Repubblica di Moldova è uno stato dell'Europa orientale incuneato tra Romania e Ucraina, senza sbocco al mare. I confini attuali ricalcano quelli della precedente repubblica socialista sovietica, nata nel 1940 dalla occupazione da parte dell'Unione Sovietica della Bessarabia allora rumena. Dalla suddivisione dei territori annessi nacque la repubblica moldava parte dell'Urss, a cui venne aggiunta la Transnistria, cioè il territorio a est del fiume Dniestr. La Bessarabia meridionale, o "Bessarabia storica", fu invece assegnata all'Ucraina. A sua volta la Bessarabia si era formata nel 1812 in seguito all'annessione, da parte dell'Impero zarista russo, della parte orientale del principato di Moldavia e della "Bessarabia storica", diretto possesso dell'Impero ottomano.
Moldavia è il nome italiano. Siccome è molto simile alla denominazione russa, i moldavi preferiscono la dizione Moldova come nella lingua locale, il moldavo, che è sostanzialmente il romeno con alcune varianti. La popolazione è di circa 4.300.000 abitanti, di cui circa 800 mila vivono nella capitale Chisinau. La Moldova è una repubblica parlamentare. L'attuale presidente è Vladimir Voronin, leader del Partito comunista moldavo attualmente al governo. La Moldovaè uno dei paesi più poveri d'Europa, caratterizzato da una massiccia emigrazione. Le rimesse degli emigranti costituiscono una voce molto importante per il Pil.
Dal punto di vista energetico dipende totalmente dalla Russia.La proteste dei giorni scorsi sono scoppiate in seguito alla contestazione dei risultati delle elezioni politiche del 5 aprile che hanno visto la nettissima affermazione del Partito comunista. Nonostante gli osservatori internazionali abbiano certificato la sostanziale regolarità del voto il sospetto di brogli è alto, soprattutto per quanto riguarda il voto dei moldavi all'estero. Inoltre, se è vero che nelle proteste di questi giorni ha avuto un ruolo fondamentale l'uso di Internet, Twitter e sms, è altrettanto vero che questi strumenti sono diffusi tra i giovani, studenti e urbanizzati.
La maggioranza della popolazione prende l'informazione da radio e tv in gran parte controllati dal governo.Le manifestazioni di protesta dei giorni scorsi sono ben presto degenerate in scontri con le forze dell'ordine e assalti al palazzo del parlamento e a quello presidenziale, devastazioni, razzie e incendi che hanno provocato molti feriti e la morte di una ragazza. Considerando che la prima manifestazioni nel centro di Chisinau si erano svolte pacificamente, con la polizia assolutamente tranquilla e quasi distratta (stando a quanto hanno riferito i testimoni), il fatto che in seguito le proteste siano degenerate ha fatto sorgere vari dubbi sulla loro matrice.
Le spiegazioni delle violenze di piazza sono sostanzialmente tre: uno scoppio spontaneo di rabbia da parte di giovani consapevoli di non avere un futuro certo e insofferenti all'isolamento in cui vive il paese da quando la Romania è entrata nell'Ue; una strumentalizzazione da parte delle forze di opposizione per mettere in difficoltà il governo sia all'interno che all'estero; una provocazione orchestrata dal partito al potere e dai suoi alleati per screditare l'opposizione di fronte all'opinione pubblica. Ognuno di questi scenari è plausibile, ma al momento nessuno è certo.Anche se diversi giornali in Italia hanno parlato, a proposito del presidente Voronin e del partito al governo, di "ultimo partito comunista al governo", di "ultimo regime comunista".
In realtà non è così. La Moldova è un paese democratico, con un'economia di mercato, un'opposizione politica, una stampa indipendente (almeno in parte). Il problema vero, quindi, non è il "comunismo" ma l'"isolazionismo" a cui il governo ha portato il paese che si scontra con la voglio d'Europa delle giovani generazioni.Ancora una volta, come per l'est europeo e come per i Balcani, solo l'Unione europea può ascoltare le aspettative e le richieste dei moldavi disinnescando i tamburi del nazionalismo e offrendo la possibilità e la prospettiva di un futuro. Il problema ancora una volta è se l'Unione europea sarà capace non solo di ascoltare ma anche di dare risposte.
Per cercare di capire la situazione politica e sociale della Moldova e le ragioni delle proteste di questi giorni, le tendenze isolazioniste del regime (il vero problema più che il fatto di avere un partito comunista al governo), il desiderio di Europa delle giovani generazioni e le responsabilità dell'Unione Europea, vi segnalo l'intervista con Victor Druta che trovate sul sito di Radio Radicale.
Per cercare di capire la situazione politica e sociale della Moldova e le ragioni delle proteste di questi giorni, le tendenze isolazioniste del regime (il vero problema più che il fatto di avere un partito comunista al governo), il desiderio di Europa delle giovani generazioni e le responsabilità dell'Unione Europea, vi segnalo l'intervista con Victor Druta che trovate sul sito di Radio Radicale.
lunedì 1 febbraio 2010
Aceasta e prima mea revoluţie.
Furaţi-mi-o.
Autor: Maria-Paula ERIZANU
Publicăm în acest număr al revistei o impresionantă mărturie despre evenimentele petrecute în ultimul an în Republica Moldova. Acest articol pe care îl încredinţăm tiparului este scris de Maria-Paula Erizanu, elevă la un liceu din Chişinău.
M-am născut pe 2 mai 1992. n Era sîmbătă, de la etajul de sus al maternităţii se auzeau exploziile bombelor din războiul transnistrean.
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