CUM NE PREGATIN NOI DE REFERENDUM???

CUM NE PREGATIN NOI DE REFERENDUM???
http://www.timpul.md/articol/cum-ne-pregatim-noi-de-referendum-14868.html

mercoledì 7 aprile 2010



Ambasada Republicii Moldova în Republica Italiană vă invită să participaţi la depunerea de flori întru comemorarea victimelor evenimentelor din 7 aprilie 2009, de la Chişinău. Evenimentul va avea loc la data de 8 aprilie 2010, în faţa sediului Ambasadei,
str. Montebello 8, or. Roma, cu începere de la
orele 08.30.


Pentru vizualizarea informaţiilor cu privire la acţiunile comemorative organizate de către autorităţile Republicii Moldova în ţară, consultaţi următoarele link-uri: 

Tăcere pe Internet... E 7 aprilie...


 
Un grup „pro memorie şi aducere aminte” de peste 1.100 de utilizatori ai reţelei Facebook au proclamat ziua de 7 aprilieZiua tăcerii Internet-ului în Moldova”.
Avem despre ce să tăcem şi despre ce să ne aducem aminte”, scrie Alexandru Spinei, administratorul grupului „Ziua tăcerii Internet-ului în Moldova – 7 aprilie”.
Am decis să păstrăm liniştea pe Internet în ziua de 7 aprilie în semn de comemorare a evenimentelor de acum un an. Am dat de înţeles că pentru noi tăcerea înseamnă mai mult decât multe vorbe în plus care nu rezolvă nimic şi doar fac PR pentru unii. Eu mâine de dimineaţă (7 aprilie – n.r.) am să merg să aprind o lumânare în PMAN şi apoi, în semn de respect, voi păstra liniştea pe Internet, pentru că pe Internet a început totul anul trecut”, scrie, într-un mesaj expediat membrilor grupului, Nicolae Apostu.
  Înainte de a recomanda facebookerilor să adere la grupul „In memoria 7 aprilie 2009”, de cca 300 de membri, Nicolae Apostu scrie că după expedierea mesajului său va închide grupul „Ziua tăcerii Internet-ului în Moldova – 7 aprilie” pentru că „existenţa lui nu mai are sens”.
Autor: Ion Uruşciuc
Sursa: hotnews.md

martedì 6 aprile 2010

Jurnal TV a făcut rost de alte imagini din aceeaşi noapte de groază: 7 spre 8 aprilie 2009, în Piaţa Marii Adunări Naţionale. Au fost difuzate repetat în seara zilei de 5 aprilie 2010.

Chişinău, un anno dopo

Chişinău, un anno dopo


Esattamente un anno fa in Moldavia scoppiavano violente proteste di piazza. I manifestanti contestavano la regolarità delle elezioni parlamentari. Oggi due rappresentanti di spicco della società civile moldava ricordano quei giorni. Un’intervista
Ghenadie e Oleg Brega sono rappresentanti di spicco della società civile moldava più attiva dal punto di vista politico. Sono tra i fondatori di “Hyde Park”, movimento impegnato nella difesa della libertà d’espressione ufficialmente registrato come ONG. Insieme o individualmente hanno preso parte a numerose iniziative civili e manifestazioni, incluse le contestatissime proteste sfociate in episodi di violenza che hanno seguito le elezioni parlamentari dell’aprile 2009. Ghenadie Brega è diventato famoso anche oltre i confini della Moldavia proprio in seguito a queste proteste. Oleg Brega, secondogenito di cinque fratelli, è forse meno famoso all’estero rispetto a Ghenadie, ma sicuramente non è meno impegnato del fratello in materia di libertà d’espressione, partecipazione, diritti umani e civili. Tra le loro iniziative c’è anche l’”Accademia del Coraggio”, dove viene insegnato ai giovani moldavi a usare la telecamera per effettuare interviste o inchieste riguardanti i temi maggiormente d’attualità nel Paese. Un anno dopo i moti di protesta del 6-7 aprile 2009, Osservatorio ha incontrato i due fratelli a Chişinău e ha chiesto loro di raccontarci delle loro attività e di ricordare quei giorni.

Ghenadie e Oleg Brega 

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Può spiegarci cos’è l’associazione “Hyde Park”, quando è stata creata e quali sono le sue principali attività?
Oleg Brega: “Hyde Park” è stata creata circa 10 anni fa. È nata da un talk show radiofonico condotto da me in qualità di giornalista free-lance alla radio pubblica e trasmesso in orario notturno. Dopo due anni e mezzo, il programma veniva trasmesso tre volte a settimana, per un totale di 18 ore di dibattito, a cui gli ascoltatori potevano partecipare scrivendo o telefonando alla redazione. Quando i comunisti andarono al potere, il programma venne chiuso, perché era critico nei confronti del governo. Per questo motivo, io e un centinaio di ascoltatori fondammo questo movimento detto "Hyde Park" registrato nel 2003. Per cinque anni siamo stati attivi come ONG, occupandoci di promozione della libertà di espressione e di tutela dei diritti umani; abbiamo anche partecipato alle elezioni come osservatori. Nel 2007 abbiamo deciso di sciogliere ufficialmente l’associazione perché eravamo eccessivamente tenuti sotto controllo da questura, servizi segreti, ministero della Giustizia, ecc.
Cosa avvenne nel vostro gruppo nell’aprile del 2009, durante le elezioni parlamentari?
O.: Lavoravo come cameraman per una emittente televisiva locale (www.jurnaltv.md, ndr) che trasmetteva soltanto on line e si trovava in quel momento nella fase iniziale della sua attività. Per questo motivo non ero particolarmente impegnato in politica, ma mio fratello all’epoca era disoccupato e molto attivo a livello politico. Proprio dove ci troviamo ora (un self-service nel centro di Chişinău, ndr), il 5 aprile dell'anno scorso, si incontrò con altri giovani che ritenevano che le votazioni non si fossero svolte regolarmente e decisero di organizzare proteste per il giorno successivo. L’organizzazione Hyde Park non era ufficialmente coinvolta nelle proteste, ma certamente alcuni dei suoi membri lo erano.

Gli eventi 

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5 aprile 2009: elezioni parlamentari in Moldavia, vinte dal partito comunista al potere
6 aprile 2009: giovani attivisti organizzano spontaneamente una manifestazione per protestare contro presunte falsificazioni avvenute durante le elezioni
7 aprile 2009: migliaia di partecipanti scendono in piazza e la manifestazione sfugge di controllo a organizzatori e forze dell'ordine. Presidenza e sede del Parlamento vengono occupate e devastate.
Vi sono dubbi riguardo al ruolo delle autorità durante e in seguito alle proteste, in particolare per quanto riguarda episodi di violenza, arresti e intimidazioni ai danni della società civile.
Visita il dossier “Violenze in Moldavia”
O.: Il 6 aprile mio fratello (Ghenadie, ndr) e altri promotori del corteo sono scesi in strada con delle candele e si sono ritrovati con decine di migliaia di persone che erano lì per partecipare ad un flash mob di protesta. Ghenadie allora ha preso un megafono e ha invitato i presenti ad unirsi alla fiaccolata nei pressi del palazzo presidenziale. Quando si sono accorti che c’erano decine di migliaia di persone, i manifestanti hanno deciso di dirigersi verso la piazza centrale per controllare meglio la folla, perché soltanto con il megafono non era possibile farlo. Le forze di polizia non erano sufficienti a garantire la sicurezza. I partecipanti alla fiaccolata decisero allora di interrompere l’azione di protesta alle 8 di sera, e i manifestanti furono invitati a tornare a casa e a tornare il giorno dopo alle 10. Per l’indomani a quell’ora era infatti prevista una manifestazione dei partiti dell’opposizione, che stavano organizzando un corteo autorizzato.
Tuttavia, molti decisero di restare nella piazza centrale: alcuni partecipanti al corteo si recarono alla commissione elettorale centrale e tentarono di forzare la porta. Nessuno dei manifestanti era particolarmente aggressivo: i partecipanti all’azione si sono limitati a scuotere alcuni camioncini parcheggiati di fronte al monumento a ştefan Cel Mare. Ho filmato fino alle 10-11 di sera: ho ripreso il questore, il vice-ministro degli Interni e una serie di altre personalità politiche mentre se ne stavano là, ad osservare con le mani in mano, senza fare nulla per garantire l’ordine pubblico.
Il giorno dopo era il 7 aprile…
Ghenadie Brega: La mattina del 7 aprile, dopo questa situazione di tensione e disordine, gli organizzatori della manifestazione del 6 aprile avevano convocato per le 9 del mattino una conferenza stampa per spiegare che l'attacco alla commissione elettorale centrale e l’assalto ai camioncini non erano state nostre iniziative. Tuttavia, nelle stesse ore abbiamo scoperto dal sito web della questura che era stata aperta un’indagine nei confronti degli organizzatori del flash-mob.
Dopo la conferenza stampa ci siamo dovuti nascondere (Ghenadie e altri, ma non Oleg, ndr); ci hanno aiutato alcune ONG impegnate nella tutela dei diritti umani come Amnesty International. Specialmente io sono dovuto sparire: il mio era l’unico nome che compariva sulle richieste presentate alle autorità legali perché autorizzassero il flash-mob. Stavamo anche cercando degli avvocati che ci difendessero. Al tempo stesso, diversi leader dell’opposizione erano scesi in strada sin dalle dieci del mattino, ma nessuno voleva prendersi la responsabilità di organizzare la manifestazione. Ecco perché alle 11-12 del mattino la gente si è mossa verso il palazzo presidenziale e, nel giro di un’ora, sono scoppiati episodi di violenza.
Cos’altro è avvenuto il 7 aprile?
O.: Dopo gli episodi di violenza, sono rimasto là, in prima fila, fino all’una. Stavo riprendendo tutto, anche i disordini creati dalla polizia, dal ministero degli Interni, dalle unità speciali, che non hanno fatto praticamente nulla per difendere gli edifici. All’una ho sentito degli spari provenire dalla strada, e ho visto un fiume di gente che correva gridando in via Puşkin. Ho provato a filmare dalla finestra, ma era molto buio, così sono sceso in strada. Nella piazza centrale la polizia è stata particolarmente violenta e ha arrestato in maniera sommaria 200 persone che erano sul posto. Ero davvero spaventato, soprattutto per gli spari. Sono tornato a casa e ho pubblicato online un po' dei materiali raccolti (vedi un video).
La mattina dell’8 aprile sono sceso nuovamente in strada. Di nuovo le stesse scene di arresti eseguiti in maniera totalmente arbitraria. Alle 10 di sera avevo filmato già abbastanza, ma la polizia e i servizi segreti mi hanno preso la telecamera e mi hanno picchiato. Ho perso conoscenza e sono stato portato al pronto soccorso.
Il 9 aprile la polizia ha fatto irruzione nei locali che avevamo adibito ad ufficio operativo, senza regolare permesso di perquisizione. Hanno preso un sacco di documenti, CD, computer, bandiere e altre cose. Erano molto sarcastici e violenti.
Siete stati interrogati e/o sottoposti a processo?
O. e G.: Siamo stati convocati in questura il giorno immediatamente successivo. Ci hanno chiesto cosa avessimo fatto. Sono state effettuate delle indagini ma non è stato messo in atto un vero e proprio processo nell’aula di un tribunale. Era evidentemente un caso politico, non c’era tempo e soprattutto non c’erano valide motivazioni per portare a termine le indagini.
La situazione è cambiata con l'arrivo al potere del nuovo governo?
O. e G.: Qualcosina! (ridono). Nessuno dei colpevoli è stato arrestato o comunque punito. Molti dipendenti della questura e poliziotti hanno addirittura ricevuto una promozione! Ci hanno restituito le nostre bandiere solo qualche settimana fa, ci restituiscono qualcosa ogni tanto e hanno ancora alcuni dei nostri computer e altri oggetti che ci appartengono.
Come giustificano questo comportamento?
O.: Non forniscono nessuna motivazione. Abbiamo inoltrato una richiesta ufficiale una volta al mese, ma non ci hanno mai risposto.
Di cosa vi state occupando in questo momento?
O. e G.: Oltre al progetto “Accademia del coraggio”, un altro importante settore di attività è organizzare manifestazioni e flash-mob. Ad esempio, in gennaio abbiamo messo in atto un’azione di protesta davanti all’Ambasciata russa, per fare sentire la nostra voce contro le violazioni dei diritti umani a Mosca. Siamo anche membri di una coalizione che si batte contro le discriminazioni. Inoltre, sosteniamo attivamente Curaj (www.curaj.net, www.curaj.tv), una rivista che prima veniva stampata, mentre adesso è soltanto on-line. Le nostre attività sono tutte autofinanziate; ad esempio, abbiamo vinto quattro cause presso la Corte Europea dei Diritti Umani e in questo modo abbiamo ottenuto 13.000 euro in risarcimenti. Attualmente, stiamo ancora attendendo l’esito di 10 cause intentate contro il governo.
http://www.balcanicaucaso.org/ita/aree/Moldavia/Chisinau-un-anno-dopo
 

sabato 3 aprile 2010

Gumeniţă a dat cu piciorul în tineri. 

Fostul comisar al orașului, Iacob Gumeniță, a dat cu piciorul în Damian Hâncu ca într-un câine. Acest lucru poate fi observat din imaginile video din noaptea de 7 spre 8 aprilie, prezentate ieri de către Mihai Ghimpu și Dorin Chirtoacă.

Contactat de UNIMEDIA, Damian Hâncu, care se află acum în Franța, confirmă faptul că a fost lovit de Iacob Gumeniță, fostul comisar al orașului Chișinău. "Da, e Gumeniță, l-am recunoscut! Este cu noi, printre cei bătuți, și judecatorul Iancev de la Tighina. Și el știe detalii. La un moment dat, dl Iancev îmi ținea geanta neagra (cu cărți de drept în franceză), mă înțelegeam bine cu dumnealui, chiar i-am spus atunci că dacă se întâmplă ceva (ma gândeam ca o sa mor, după ce l-am văzut mort pe Valeriu Boboc), l-am rugat să-i transmită mamei geanta mea și să-i spună ultimele veşti despre mine. Eu l-am vazut pe Valeriu Boboc viu, apoi l-am vazut si mort...", a precizat acesta în mesajul său către UNIMEDIA. 

EXCLUSIV: Cum a murit Boboc

mercoledì 31 marzo 2010

Moldova Twitter Revolution

7 aprilie 2009: cum a fost? Speranţe şi dezamăgiri.
Mituri şi adevăruri.
Revolta tinerilor şi curajul generaţiei care a refuzat să trăiască în umilinţă. Este subiectul unui cutremurător documentar, produs de Jurnal TV.
„Revoluţia Twitter din Republica Moldova”, în regia lui Victor Bucătaru, îţi prezintă imagini exclusive ale manifestaţiilor din 6-7 aprilie şi a terorii care a urmat. Îndrăzneşte să vii la confruntarea cu adevărul, luni, 6 aprilie, de la ora 20 şi 15 minute! Doar la Jurnal TV, „Revoluţia Twitter din Republica Moldova”.
http://www.jurnal.tv/

sabato 27 febbraio 2010


Acţiunile de comemorare a victimelor războiului de pe Nistru .

Au fost inaugurare sâmbătă, 27 februarie, la Chişinău cu un festival desfăşurat în premieră „Porumbelul – simbolul păcii”. Veteranii şi oficialităţile au depus flori la Muzeul Militar din scuarul Casei Armatei şi au lansat 386 de porumbei în memoria celor care şi-au pierdut viaţa în 1992, transmite Info-Prim Neo.
Preşedintele Uniunii Naţionale a Veteranilor Războiului pentru Independenţă, Eduard Maican, organizatorul acţiunii, a spus că „un ostaş care ia arma în mână visează la pace şi să se întoarcă viu acasă”.
„Zilele acelea au fost groaznice. Dar a trebuit să stăm la straja ţării, ne-am făcut datoria faţă de popor”, a spus veteranul de război Veaceslav Platon.
Combatantul Victor Chilinciuc şi-a exprimat speranţa că porumbeii care au zburat spre cer vor fi mesageri ai păcii, întrucât „pacea şi sănătatea sunt darul cel mai de preţ la care poate visa un militar”.
În cadrul festivalului „Porumbelul – simbolul păcii”, care a început cu un moment de reculegere, elevi ai liceului „George Meniuc” şi studenţi de la Institutul Militar „Alexandru cel Bun” au susţinut un spectacol literar-muzical. Pe holul Casei Armatei a fost vernisată o expoziţie de porumbei, cu sprijinul Asociaţiei columbofililor din Moldova. Mai mulţi veterani şi văduve de război au primit ajutoare financiare.
Războiul de pe Nistru a început în martie 1992. Acordul de încetare a focului a fost semnat câteva luni mai târziu, în iulie, de către Republica Moldova şi Federaţia Rusă.
Parlamentul a declarat ziua de 2 martie – Ziua Memoriei.
Sursa: info-prim.md


MOLDOVA: LASCITO
DELLA GUERRA FREDDA?


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Mercoledi 31 marzo 2010, alle 17.30, a Trento, nella Sala degli Affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55) il Centro Studi sulla Storia dellEuropa Orientale organizza l’incontro-dibattito Moldova: lascito della Guerra fredda? Intervengono Floarea Virban e Davide Zaffi.
Le celebrazioni del 2009 per il ventennale della caduta del muro di Berlino sono ben vive nella memoria. Si sono ricordati, in modi talora suggestivi, i momenti che hanno segnato la fine dei regimi comunisti e della divisione in due blocchi dell’Europa. Tuttavia l’eredità politica dell’epoca comunista non è stata superata del tutto nel nostro continente. Una situazione che riproduce in piccolo la Guerra fredda persiste in Moldova, lungo il fiume Dniestr/Prut: da una parte la Moldova vera e propria, tesa, specie dopo le elezioni del 2009 a cercare un’integrazione o almeno una relazione più stretta con l’Occidente, e dall’altra parte la Transnistria secessionista, non riconosciuta da nessun stato, ma che sopravvive grazie alla presenza militare russa e al sostegno politico di Mosca. La Federazione Russa, peraltro, continua a non onorare l’impegno a ritirare le proprie truppe, assunto in modo formale al vertice dell’OSCE di Istanbul nel 1999.
L’ex presidente Vladimir Voronin ha più volte sottolineato come le truppe russe stazionate in Transnistria violino la sovranità del suo paese e come la loro presenza costituisca una “occupazione illegale” del territorio della Moldova e una “seria violazione degli accordi internazionali”.
Attualmente, la situazione politica in Moldova si trova in una fase di stallo. Lo scorso settembre il comunista Voronin rassegnò le dimissioni e come presidente facente funzioni venne sostituito da Mihai Ghimpu, leader del Partito liberale, come facente funzioni. La legge elettorale prevede che il presidente venga eletto con una maggioranza dei tre quinti dei parlamentari, e questo ha creato lo stallo. Le elezioni della scorsa estate hanno portato a un mutamento nella scena politica, ma il Partito comunista continua a mantenere 43 dei 101 parlamentari.
Negli ultimi giorni, l’opposizione ha avanzato la proposta di accettare un cambiamento della legge elettorale in cambio dello scioglimento della legislatura e di nuove elezioni. La maggioranza, invece, vorrebbe risolvere la questione con un referendum, poiché i sondaggi di opinione indicano che dal voto parlamentare ne trarrebbero beneficio i comunisti più che l’attuale coalizione governativa di orientamento filo-occidentale, che ha dovuto attuare riforme economiche impopolari, condizione imposta dal Fondo monetario internazionale per l’erogazione di prestiti di cui il paese assolutamente necessitava.
Nonostante le gravi condizioni in cui versa il paese (il meno sviluppato di tutta l’Europa), lo scorso 24 marzo il primo ministro Vlad Filat ha impressionato favorevolmente Bruxelles, che ha deciso di sostenere il piano di riforme avanzato dal governo. Il commissario dell’UE per l’allargamento Stefan Fule ha dichiarato che il governo di Chisinau è un “partner affidale”, con una coerente strategia di riforme e ben definiti obiettivi da raggiungere. Questo successo sembra essere destinato ad aprire le porte al negoziato per l’accordo di libero commercio e per quello sull’abolizione dei visti con l’UE.
Non tutti, comunque, a Chisinau, danno valutazioni positive dei rapporti che si stanno costruendo con Bruxelles. Decisamente insoddisfatto, e l’ha fatto sapere subito, è il vice primo ministro e ministro dell’economia Valeriu Lazar. Nel corso di una intervista pubblicata dal sito web hotnews.ro ha sostenuto che se al suo paese non viene offerta una chiara prospettiva di accesso all’UE, la Moldova potrebbe scegliere di integrarsi maggiormente nella CSI, la Comunità degli stati indipendenti dominata dalla Russia. Lazar ha detto di non credere che verranno aboliti i visti per i suoi concittadini e ha aggiunto che sebbene l’UE sia “più vicina al cuore dei moldavi” della CSI, al suo paese non piace restare per un tempo indefinito nella “sala d’attesa” di Bruxelles.
Le vicende di questa regione d’Europa, nel nostro paese conosciuta soprattutto per la forte presenza di “badanti”, sono particolarmente complesse. Alcune settimane fa abbiamo pubblicato, nella nostra collana di Working papers un lavoro di Davide Zaffi, Between State’s Interest and Rescuing Mission: On the History of Moldovan-Russian Relations, che invita a qualche riflessione sulle premesse storiche di questa particolare situazione dei rapporti fra Moldova e Russia.
Di questo lavoro e della Moldova dell’oggi ne discutono Floarea Virban e Davide Zaffi nell’incontro organizzato a Trento, mercoledì 31 marzo alle 17,30 (Sala degli affreschi della Biblioteca comunale, Via Roma 55).

martedì 16 febbraio 2010

La Moldavia non riesce quasi mai a produrre notizie per il mondo". Così scriveva ieri sul Foglio Victor Druta, moldavo, insegnante e giornalista, che da qualche anno vive in Italia.

La Moldavia non produce quasi mai notizie per il resto del mondo. Quasi.
Negli ultimi giorni infatti la Moldavia ha conquistato le prime pagine dei quotidiani, i titoli di testa dei tg e le penne dei politologi. Un eccezione. Che infatti ha confermato la regola. Appena si sono spenti i roghi accesi dentro i palazzi del potere dalla folla inferocita scesa in piazza a Chisinau, la capitale, si sono spenti anche i riflettori e la Moldavia è tornata là dove si trova normalmente. In un angolino d'Europa che non sembra contare molto per il resto del continente.Già ma dove si trova questo angolino? Forse c'entra qualcosa con la Cecoslovacchia? Il fiume di Praga non si chiama così? Ah, no, quella è la Moldava... Va beh, starà in Russia, nell'Urss.
Ma l'Urss non esiste più. Forse ci stava? E poi qual è il nome giusto? Moldavia o Moldova? O sono due paesi diversi?
Magari qualcuno ne ha sentito parlare perché la donna che va a pulirgli la casa, o la badante del suocero è moldava. O il muratore che gli ha sistemato la cantina. O la prostituta che ha caricato in macchina su un viale di periferia. E cosa c'entra la Moldavia (o Moldova) con la Bessarabia?Wikipedia come al solito spiega tutto o quasi: l'attuale Repubblica di Moldova è uno stato dell'Europa orientale incuneato tra Romania e Ucraina, senza sbocco al mare. I confini attuali ricalcano quelli della precedente repubblica socialista sovietica, nata nel 1940 dalla occupazione da parte dell'Unione Sovietica della Bessarabia allora rumena. Dalla suddivisione dei territori annessi nacque la repubblica moldava parte dell'Urss, a cui venne aggiunta la Transnistria, cioè il territorio a est del fiume Dniestr. La Bessarabia meridionale, o "Bessarabia storica", fu invece assegnata all'Ucraina. A sua volta la Bessarabia si era formata nel 1812 in seguito all'annessione, da parte dell'Impero zarista russo, della parte orientale del principato di Moldavia e della "Bessarabia storica", diretto possesso dell'Impero ottomano.
Moldavia è il nome italiano. Siccome è molto simile alla denominazione russa, i moldavi preferiscono la dizione Moldova come nella lingua locale, il moldavo, che è sostanzialmente il romeno con alcune varianti. La popolazione è di circa 4.300.000 abitanti, di cui circa 800 mila vivono nella capitale Chisinau. La Moldova è una repubblica parlamentare. L'attuale presidente è Vladimir Voronin, leader del Partito comunista moldavo attualmente al governo. La Moldovaè uno dei paesi più poveri d'Europa, caratterizzato da una massiccia emigrazione. Le rimesse degli emigranti costituiscono una voce molto importante per il Pil.
Dal punto di vista energetico dipende totalmente dalla Russia.La proteste dei giorni scorsi sono scoppiate in seguito alla contestazione dei risultati delle elezioni politiche del 5 aprile che hanno visto la nettissima affermazione del Partito comunista. Nonostante gli osservatori internazionali abbiano certificato la sostanziale regolarità del voto il sospetto di brogli è alto, soprattutto per quanto riguarda il voto dei moldavi all'estero. Inoltre, se è vero che nelle proteste di questi giorni ha avuto un ruolo fondamentale l'uso di Internet, Twitter e sms, è altrettanto vero che questi strumenti sono diffusi tra i giovani, studenti e urbanizzati.
La maggioranza della popolazione prende l'informazione da radio e tv in gran parte controllati dal governo.Le manifestazioni di protesta dei giorni scorsi sono ben presto degenerate in scontri con le forze dell'ordine e assalti al palazzo del parlamento e a quello presidenziale, devastazioni, razzie e incendi che hanno provocato molti feriti e la morte di una ragazza. Considerando che la prima manifestazioni nel centro di Chisinau si erano svolte pacificamente, con la polizia assolutamente tranquilla e quasi distratta (stando a quanto hanno riferito i testimoni), il fatto che in seguito le proteste siano degenerate ha fatto sorgere vari dubbi sulla loro matrice.
Le spiegazioni delle violenze di piazza sono sostanzialmente tre: uno scoppio spontaneo di rabbia da parte di giovani consapevoli di non avere un futuro certo e insofferenti all'isolamento in cui vive il paese da quando la Romania è entrata nell'Ue; una strumentalizzazione da parte delle forze di opposizione per mettere in difficoltà il governo sia all'interno che all'estero; una provocazione orchestrata dal partito al potere e dai suoi alleati per screditare l'opposizione di fronte all'opinione pubblica. Ognuno di questi scenari è plausibile, ma al momento nessuno è certo.Anche se diversi giornali in Italia hanno parlato, a proposito del presidente Voronin e del partito al governo, di "ultimo partito comunista al governo", di "ultimo regime comunista".
In realtà non è così. La Moldova è un paese democratico, con un'economia di mercato, un'opposizione politica, una stampa indipendente (almeno in parte). Il problema vero, quindi, non è il "comunismo" ma l'"isolazionismo" a cui il governo ha portato il paese che si scontra con la voglio d'Europa delle giovani generazioni.Ancora una volta, come per l'est europeo e come per i Balcani, solo l'Unione europea può ascoltare le aspettative e le richieste dei moldavi disinnescando i tamburi del nazionalismo e offrendo la possibilità e la prospettiva di un futuro. Il problema ancora una volta è se l'Unione europea sarà capace non solo di ascoltare ma anche di dare risposte.
Per cercare di capire la situazione politica e sociale della Moldova e le ragioni delle proteste di questi giorni, le tendenze isolazioniste del regime (il vero problema più che il fatto di avere un partito comunista al governo), il desiderio di Europa delle giovani generazioni e le responsabilità dell'Unione Europea, vi segnalo l'intervista con Victor Druta che trovate sul sito di Radio Radicale.

lunedì 1 febbraio 2010

Aceasta e prima mea revoluţie.
Furaţi-mi-o.

Autor: Maria-Paula ERIZANU

Publicăm în acest număr al revistei o impresionantă mărturie despre evenimentele petrecute în ultimul an în Republica Moldova. Acest articol pe care îl încredinţăm tiparului este scris de Maria-Paula Erizanu, elevă la un liceu din Chişinău.
M-am născut pe 2 mai 1992. n Era sîmbătă, de la etajul de sus al maternităţii se auzeau exploziile bombelor din războiul transnistrean.

lunedì 25 gennaio 2010

Vizita în SUA. Discursul lui Filat a avut efect la Hillary Clinton.
A fost o săptămână foarte bună pentru imaginea Republicii Moldova în SUA. Domnii Filat şi Leancă, precum şi alţi miniştri şi membri ai delegaţiei, au fost primiţi călduros în multe centre de putere la New York şi la Washington.
Autor: Louis O'NeillFuncţia: fostul şef al misiunii OSCE în Moldova .

Faptul că un guvern temporar a putut să aibă atât de multe întâlniri la nivel înalt - cu Vice Presedintele Biden, cu Doamna Clinton, cu Senatori şi Reprezentanţi, şeful ONU, Banca Mondială - arată nu numai eficienta lucrului Ambasadei Republicii Modova, condusă de Andrei Galbur (care cu echipa sa a lucrat extrem de intens în pregătirea şi în timpul vizitei), ci interesul părţii americane de a pregăti Moldova să se ajute pe sine.Americanii sunt foarte deschişi către moldoveni şi direcţia în care merge ţara.Posibil, cel mai important moment a fost discursul Prim-Ministrului Filat la Departamentul de Stat. În asistenţă au fost toţi - atât din Guvern, cât şi din afara lui – persoane, care se ocupă de tematica R. Moldova în SUA. La început a vorbit noul şef al Companiei Provocările Mileniului, care a spus că îşi va aminti de această semnare a Compactului pentru că este prima dată când el face asemenea lucru. Ulterior, a vorbit Doamna Clinton despre MCC şi despre R. Moldova. Dupa secretarul de stat, Domnul Filat a ţinut un discurs foarte cald, din suflet şi perfect ca durată. Când Domnul Prim-Minstru spunea că, fiind în SUA, şi-a împlinit un vis şi că el şi Republica Moldova sunt foarte recunoscători pentru sprijin, a fost clar că cuvintele lui Filat au avut un efect la Doamna Clinton, care asculta extrem de atent. Opinia generală în asistenţă a fost ca el cu acest discurs scurt a făcut foarte mult pentru imaginea RM şi starea de conştientizare activă a ei în SUA.În general, echipa moldovenească a dat o impresie de competenţă, energie şi idei, că RM merge spre bine şi primeste cu bucurie sprijinul şi sfatul prietenilor. A fost important un pas înainte, pentru ca R. Moldova arată că poate să facă acest lucru şi nu mai aşteaptă că va veni cineva să rezolve problemele pentru ea. Nu a fost o mare reacţie în presa americană (desigur, au fost articole mici şi favorabile, dar având în vedere evenimentele majore în restul lumii nu este surprinzător), dar mult mai important este faptul că echipa moldovenească a reuşit să se întâlnească peste tot cu persoane, care adoptă decizii şi au influenţă asupra relaţiilor Moldo-Americane.

giovedì 14 gennaio 2010


Foto: sorinamatei.blogspot.com

DEZVĂLUIRI ŞOCANTE.
Tănase: Un judecător a recunoscut că a judecat un protestatar de la 7 aprilie, care era bătut, maltratat şi plin de sânge!
„Unul dintre judecătorii, care au participat la judecarea cauzelor din 7 aprilie în incinta Comisariatului General de Poliţie, a recunoscut că în faţa lui a fost adusă o persoană, care a fost bătută şi maltratată, fiind plină de sânge. Iar el în calitate de judecător nu a reacţionat în nici un fel (…) Astfel de persoane, care au încălcat legea, nu au dreptul să poarte mantia de judecător.” Declaraţia aparţine ministrului Justiţiei Alexandru Tănase, oferită pentru UNIMEDIA, în contextual în care, la 12 ianuarie, Consiliul Superior al Magistraturii a decis să nu fie prelungit mandatul de judecător al judecătorilor Mihail Drosu şi Sergiu Crutco.
“Decizia Consiliului Superior al Magistraturii este un mesaj clar transmis societăţii – persoanele care au încălcat legea nu au dreptul să înfăptuiască justiţia”, a mai precizat ministrul.
Tănase susţine că “este o acţiune inadmisibilă pentru un judecător, care încearcă a efectua justiţia în altă parte decât a instanţei de judecată, aşa cum este stabilit în codul de procedură penală. Este absolut inadmisibil de a efectua procese colective în secţiile de poliţie. Codul de procedura Penala stabileşte expres că justiţia se înfăptuieşte în instanţele de judecată şi nu în puşcării, izolatoare sau secţii de poliţie.”
“Este o acţiune absolut firească şi logică ca mandatul acestor persoane să nu fie prelungit până la atingerea plafonului de vârstă, deoarece aceste persoane au compromis statutul judecătorului prin participarea la judecarea cauzelor din 7 aprilie în comisariatele de poliţie”.
“Mai mult ca atât, unul din aceşti judecători a recunoscut că în faţa lui a fost adusă o persoană, care a fost bătută şi maltratată, fiind plină de sânge. Iar el în calitate de judecător nu a reacţionat în nici un fel. Este grav şi faptul că procurorul a adus această persoană în faţa judecătorului în incinta comisariatului de poliţie. Nu încape nici un dubiu că nu au fost respectate nici un fel de drepturi procesuale ale persoanelor care au fost reţinute”.
“Este absolut evident că examinarea dosarelor legate de evenimentele din 7 aprilie în comisariatele de poliţie s-a efectuat cu scopul de a nu permite avocaţilor şi societăţii să vadă în ce stare erau aceste persoane, care în mare parte dintre ei au fost maltratate”.
“Mai mult ca atât, judecătorul Drosu s-a făcut cunoscut prin executarea tuturor comenzilor puterii politice comuniste, fiind judecător de instrucţie la judecătoria Buiucani. El este cel care a dispus arestarea tuturor oponenţilor politici ai regimului Voronin, pentru care statul a avut de achitat sume impunătoare de bani din bugetul public”.
“Decizia Consiliului Superior al Magistraturii este un mesaj clar transmis societăţii – persoane care au încălcat legea nu au dreptul să poarte mantia de judecător”, conchide Alexandru Tănase.
UNIMEDIA vă propune să vedeţi aici un document, cu pretenţiile formulate de către Curtea Europeană a Drepturilor Omului în adresa celor doi judecători, care au rămas fără de împuterniciri.
Sursa: UNIMEDIA

domenica 10 gennaio 2010

Monument în fața Parlamentului pentru "eroii de la 7 aprilie 2009"

Guvernul a decis la ședința cabinetului de miniștri construirea unui monument în memoria victimelor torturii de la 7 aprilie 2009. Monumentul urmează a fi instalat chiar în fața Parlamentului țării, în locul unde zeci de mii de tineri au protestat în primăvară anului trecut împotriva regimului comunist.

Potrivit indicațiilor premierului, monumentul urmează să fie instalat în fața legislativului la 7 aprilie 2010, atunci când vor avea loc și evenimente de comemorare a victimelor torturii.
"Nu trebuie să uităm de oamenii care au luptat pentru libertate la 7-8 aprilie", a precizat premierul țării, Vlad Filat.
UNIMEDIA amintește că în aprilie 2009, sute de tineri au fost victimele bătăilor și violenței organelor de poliție conduse pe atunci de către ministrul de interne, Gheorghe Papuc. Acesta este cercetat penal în prezent pentru abuz în serviciu.

Sursa: UNIMEDIA

venerdì 25 dicembre 2009


RAPORTUL Cosiliului Europei: Tinerii protestatari din aprilie au fost torturați și bătuți până la moarte!

"Tinerii protestatari din aprilie au fost supuși torturii, tratamentului inuman și chiar bătuți până la moarte. Procurorii și judecătorii au refuzat să condamne brutalitatea poliției". Aceasta este concluzia expertului pe problemele drepturilor omului al Consiliului Europei, dată publicității săptămâna trecută de EuObserver.
Potrivit sursei, raportul Consiliului Europei se bazează pe investigațiile realizare în luna iulie de experții Comitetului pentru prevenirea torturii. Documentul raport conchide că "există dovezi credibile și consistente" cu privire la acțiunile inumane ale poliției, care au urmat după victoria PCRM la alegerile din aprilie. "În cazul subiectului A, care a murit la 8 aprilie 2009 datorită loviturilor aplicate pe tot corpul, procurorii au intervievat doar polițiștii în calitate de martori. Familia subiectului A s-a plâns că nu are acces la elementele cheie ale investigației, în special la dovezi. Totodată, aceștia susțin că le-au fost oferite informații greșite, în special cu referire la cauzele morții", se precizează în știrea EUObserver."Alți tineri care au supraviețuit detenției și au dovezi medicale că au fost supuși unui tratament inuman, la fel au declarat ulterior că autoritățile au încercat să obțină mărturii prin aplicarea bătăilor. Subiectul B, o domnișoară, a fost bătută atât de tare, încât a doua zi a ajuns cu traumă craniană la Spitalul de Urgență", se mai precizează în raportul Consiliului Europei. În cadrul recomandărilor pentru R. Moldova se precizează că activitatea unității speciale "Fulger" trebuie supravegheată mai atent. Totodată, CE propune autorităților R. Moldova să desfășoare procese de judecată cu prioritate pentru anchetarea evenimentelor din aprilie 2009.
Sursa: UNIMEDIA

venerdì 27 novembre 2009

Marian Lupu: „Eu sunt moldovean şi nu voi participa la Ziua Unirii”

„Sunt persoane care se identifică drept români. Eu însă mă identific drept moldovean şi am acest drept”.

Declaraţia aparţine liderului PDM, Marian Lupu, lansată azi, 24 noiembrie, în cadrul unei conferinţe de presă.
Expresia a constituit un răspuns la întrebarea jurnaliştilor dacă va participa la „Marea Unire” de la 1 decembrie.
Lupu a declarat categoric că nu va lua parte la acest eveniment deoarece „este sărbătoarea altui stat”.
Menţionăm că Unirea de la 1 decembrie 1918 reprezintă evenimentul principal al istoriei României şi totodată realizarea unui deziderat al locuitorilor graniţelor vechii Dacii, unirea Transilvaniei cu România.
Ziua de 1 decembrie a devenit după evenimentele din decembrie 1989 Ziua Naţională a României.

Sursa: UNIMEDIA
Reporter: Maia Visterniceanu
http://www.unimedia.md/?mod=news&id=14694

martedì 10 novembre 2009

Moldova: fumata nera. Crisi politica senza fine.

La Moldova è vicina alla paralisi del potere. Per la terza volta in pochi mesi il Parlamento nazionale non è riuscito ad eleggere il presidente della repubblica. La maggioranza centrista può contare solo su 53 seggi. Ne servono 61 su 101. I deputati dell’opposizione hanno abbandonato l’aula. Il candidato proposto, Marian Lupu, è un ex comunista, che attira forti antipatie dagli ex compagni di partito.
Nella precedente legislatura, durata poche settimane, ai comunisti mancava solo un voto per scegliere loro la massima carica del Paese. Dopo lunghe ed interminabili consultazioni, precedute da gravi disordini di piazza, la parola tornò agli elettori. Alle ultime elezioni, tenutesi in luglio, il Pc ha perso il potere e detiene soltanto 48 mandati.
Il rischio è che adesso si torni di nuovo alle urne. Le possibilità di un qualche accordo sono poche come alto è il rischio d’empasse. Entro il 10 dicembre è prevista una seconda votazione parlamentare. Se dovesse andare male ve ne sarà una terza.
In caso di fumata nera le prossime elezioni generali non si potranno tenere prima dell’autunno 2010.
La riforma costituzionale di un sistema elettivo così complicato sarà uno dei passi essenziale per rendere più moderno questo Paese, che resta uno dei più poveri del Vecchio Continente e mira ad una rapida integrazione con l’Unione europea.
11 Nov 2009
Espolde il gasdotto che trasporta gas ai Paesi dei Balcani in Moldavia.
Belgrado - Uno dei gasdotti destinati alla fornitura di gas russo verso i Balcani è esploso questa mattina nel sud della Moldavia, ma l'incendio è stato rapidamente spento. La consegna del carburante ha continuato scavalcando le parti danneggiate, come reso noto dal servizio ufficiale per la protezione civile e di emergenza, Sergei Barbu, all'Agenzia Itar-Tass. Egli ha spiegato che l'esplosione è avvenuta circa alle 4:30 (ora locale) a circa cinque chilometri dal villaggio Saici, che confina con la zona di Odessa in Ucraina. Questa è la seconda esplosione di quest'anno nel gasdotto russo destinato alla consegna di gas ai Balcani attraverso la Moldavia. La prima esplosione è avvenuta il 1 Aprile di quest'anno nella repubblica di Pridnjestrovlje, a causa di un danneggiamento della tubatorua, ricorda l'agenzia russa.
09.11.2009,16:27
Moldova: a vuoto nuovo tentativo eleggere presidente.
MOSCA - In Moldova è fallito in parlamento un nuovo tentativo, il terzo, di eleggere il presidente della repubblica. L'unico candidato era il leader del partito democratico Marian Lupu.I 48 deputati del partito comunista, all'opposizione, hanno deciso di non partecipare alla votazione e hanno abbandonato l'aula. Per eleggere il presidente servono almeno 61 voti (sul totale di 101 deputati del parlamento), ma le forze di governo - l'Alleanza per l'integrazione europea - dispongono di soli 53 deputati.Il leader dei comunisti, Vladimir Voronin, del quale è scaduto il secondo mandato come presidente, ha detto che la decisione di non partecipare al voto è stata presa per protesta contro la "politica antipopolare" del nuovo governo. I comunisti, ha aggiunto, non intendono appoggiare non solo Lupu ma nessun altro eventuale candidato della coalizione di governo.Obiettivo dei comunisti, ha sottolineato Voronin, è quello di andare a nuove elezioni per prendersi la rivincita sulla sconfitta subita nel voto del 29 luglio scorso.Se i comunisti boicotteranno la nuova tornata elettorale in programma fra trenta giorni, dovrà essere sciolto il parlamento, ma nuove elezioni - stando alle modifiche della legge elettorale approvate di recente - potranno tenersi non prima dell'autunno 2010.10 novembre 2009 - 11.06
http://www.swissinfo.ch/ita/rubriche/notizie_d_agenzia/Moldova_a_vuoto_nuovo_tentativo_eleggere_presidente.html?siteSect=146&sid=11473999&ty=ti&positionT=1

sabato 31 ottobre 2009


VICTOR DRUȚĂ

BONJOUR,MADAME
Ați înțeles deja că voi vorbi de Mihai Ghimpu. Dar aveți nițică răbdare,că o voi începe mai de departe.
Comuniștii ruși care realizaseră revoluția din 1917 erau niște burghezi cu educație rafinată și maniere impecabile. Lenin,Trotzki,Lunaciarski erau oameni de lume,burghezi cu idei progresiste,care au dorit ca bunurile culturii și civilizației să aparțină și muncitorilor,și țăranilor. Că intențiile lor nobile au eșuat în mare parte e o altă socoteală. Generațiile elitei sovietice care au urmat au fost desigur mai puțin educate în sens burghez,pentru că proveneau dintre muncitori și țărani. Dar odată cu evoluția societății sovietice,elitele sovietice s-au apropiat din ce în ce mai mult de standardele de educație burgheze. Dacă Hrușciov era cam necioplit,apoi Gorbaciov ajunsese să fie aproape domn. Acuș ajungem și la Ghimpu.
Pe teren moldovenesc nu am prea avut elite politice relevante. Oricum,Snegur și Lucinschi făceau parte din ultima generație de politicieni sovietici care aveau un standard de cultură de bine de rău acceptabil pentru Moldova. Cu venirea la putere a comuniștilor însă situația degradează în mod evident. Generalul de miliție Voronin făcea parte din subarboretul clasei conducătoare sovietice și manierele sale erau grosolane, iar glumele sale—de prost gust. Dar Voronin s-a înconjurat și cu oportuniști politici posesori ai unei educații mult mai elevate. Cazul cel mai evident e acela al lui Marian Lupu. Aproape că am ajuns și la Mihai Ghimpu.
Opoziția față de partidul comuniștilor din Moldova nu a avut doar un caracter politic. Comuniștii au fost detestați și pentru modul lor aberant de a se mișca pe terenul culturii. Susținerea ideii limbii moldovenești a fost demonstrarea exactă a faptului că partidul comuniștilor nu e decât un club al inculților.
Iată de ce,atunci când opoziția a învins la alegeri,cei care au jubilat pentru victorie au sperat că ia sfârșit—în sfârșit!-- epoca inculților și începe o frumoasă stagiune politică marcată de multă cultură și bune maniere.Pentru că la putere au venit liberalii,iar liberalii sunt burghezi,iar burghezii sunt culți,educați,manierați. Uite-l pe Ghimpu în alineatul următor.
Dar vai! O cruntă dezamăgire ne-a așteptat pe noi toți cei care am nutrit această speranță! Pentru că Președinte al Parlamentului Republicii Moldova--
și Președinte interimar al Republicii Moldova—a devenit Mihai Ghimpu. Acest om a reușit într-un scurt interval de timp să bată recordul grosolăniei deținut până atunci de Voronin și să facă insuportabile ședințele parlamentului. Replici cu atac la persoană tip ,,dorogoi moi borodatâi”,închideri frecvente de microfoane ale deputaților care iau cuvântul,apostrofări insolente. După care Mihai Ghimpu debutează strălucit și în diplomație:declară că CSI E O BABĂ CE TRAGE SĂ MOARĂ IAR MEMORANDUMUL KOZAK—UN MOȘNEAG CARE A ȘI MURIT. Abia se potolește zarva stârnită de o pătăranie,că Mișa spune alta:BONJOUR,MADAME,CUM ZIC POLONEJII. ...Of și iară of.
Stimați moldoveni din toată Italia! Pentru asta ați votat voi liberalii,ca să trageți cu obrazul acuma pentru gogonatele lui Mihai Ghimpu? Pentru asta ați pierdut bunătate de duminică în aprilie,pentru asta v-ați luat învoire de la lucru miercuri,pentru asta ați plătit drumul până la Roma și până la Bolonia?!Pentru ca Ghimpu să-și bată joc de mandatul pe care i l-ați dat voi? Hai spuneți! Eu vă propun să i-o zicem verde în ochi:
,,Michele! Calma! Smettila una volta per tutte a rompere le palle con le tue cazzate! Hai capito?!”
Și dacă nu înțelege limba noastră,să i-o spunem moldovnește:
,,Mișa! Da tî șto! Lasă pătărăniile pentru când te-i duce la râbalcă,da când ieși în lume,mai ie sama cum se poartă ceilalți,uite la Filat,la Lupu. Fii cuminte. Și dacă te-i purta frumos,te-alegem Președinte a Italiei. LADNO?”

venerdì 23 ottobre 2009

Strasburgo, 21 ottobre 2009.
Nella sua veste di Vicepresidente della Commissione Affari Esteri, l'On. Fiorello Provera (Lega Nord) rappresenta oggi il Parlamento europeo al vertice di Stoccolma tra i Presidenti delle Commissioni Affari Esteri dei Parlamenti nazionali dell'Ue e dei 6 Paesi che hanno aderito al Partenariato orientale (Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldova e Ucraina).
Il Presidente del Parlamento europeo Jerzi Buzek ha incaricato l'On. Provera di rappresentare il Parlamento europeo per questo negoziato insieme al co-presidente dell'assemblea EURONEST, il socialista bulgaro Kristian Vigenin.L'incontro, ospitato dal Parlamento svedese, ha gettato le basi per un nuovo meccanismo di cooperazione interparlamentare tra il Parlamento europeo, i Parlamenti nazionali Ue e i Parlamenti dei Paesi partner, nell'ambito della politica di vicinato europea che intende associare più strettamente i paesi dell'Europa orientale e caucasica alle politiche comunitarie.
Office of Mr. Fiorello Provera MEP Vice-chairman of the Committee on Foreign AffairsBrussels:
Tel. +32 228 47745
Fax +32 22849745
Strasbourg:
Tel. +33 3881 77745
Fax +33 3881 79745
www.gazzettadisondrio.it

mercoledì 7 ottobre 2009


La 02 octombrie a fost înregistrată la Primărie declaraţia prealabilă privind desfăşurarea unui miting de comemorare a victimelor din aprilie 2009, ca urmare a manifestaţiilor din aceeaşi lună.

Acţiunea va avea loc pe data de 7 octombrie, ora 18, la exact şase luni din ziua când regimul a făcut primele victime printre participanţii la protestele anticomuniste. Începere la monumentul lui Ştefan cel Mare, cu deplasare spre Piaţa Marii Adunări Naţionale (PMAN). În PMAN vor fi depuse lumânări, ca simbol al durerosului aprilie 2009, de care nu uităm.

Se vor aduna semnături pe o petiţie prin care cerem tragerea la răspundere, nu doar demiterea a celor care se fac vinovaţi!

Iniţiatorii acţiunii sunt grupul de initiativa “ÎMPOTRIVA TORTURII” şi Asociaţia Hyde Park.

martedì 6 ottobre 2009

Verso l'Europa.


Vladimir Filat, dal 25 settembre scorso a capo in Moldavia di un governo di coalizione ribattezzatosi Alleanza per l’Integrazione Europea, racconta in esclusiva ad Osservatorio obiettivi, priorità e sfide del suo esecutivo.

A 18 anni dalla dichiarazione di indipendenza la Moldavia si trova per la prima volta ad avere un esecutivo liberale e filo-europeo e i comunisti all’opposizione. A cosa si deve questo risultato?

Fra i fattori che hanno influenzato questo storico risultato menzionerei, per primo, la voglia di libertà e di cambiamento della maggioranza dei cittadini moldavi. In questo senso il voto del 29 luglio 2009 è stato decisivo. Sono fermamente convinto che questo successo elettorale sarebbe potuto essere più ampio se il voto non fosse stato influenzato dal governo comunista. I media pubblici sono stati utilizzati come strumento di propaganda dal Partito di governo, il PCRM, che ha ampiamente attinto a risorse pubbliche per la sua campagna elettorale. Per un grande numero di moldavi all’estero non sono state create le condizioni per permettere loro di partecipare al voto. Nonostante queste mosse la democrazia in Moldavia ha vinto. Un altro fattore che ha reso possibile l’instaurarsi di un governo liberal-democratico è la coesione fra i 4 partiti (Partito Liberal Democratico, Partito Democratico, Partito Liberale, Alleanza Moldavia Nostra) che hanno dato vita all’AIE, l’Alleanza per l’Integrazione Europea.

Quali sono gli obiettivi principali del suo esecutivo?
Noi riceviamo il potere in condizioni di grande caos, un caos volutamente provocato da quelli che hanno guidato la Moldavia fino ad oggi. Le istituzioni statali sono state lasciate allo sbando, noi vogliamo instaurare ordine in questi istituti affinché i nostri cittadini si sentano più sicuri. Le nostre priorità, quelle su cui il governo si impegnerà sin da subito, sono il superamento della crisi economico finanziaria, la crescita economica, la supremazia della legge, la funzionalità dello Stato di diritto, la decentralizzazione del potere con un maggior ruolo alle autonomie locali, la ricerca di una valida e duratura soluzione per quanto riguarda la Transnistria. In altre parole, ci proponiamo di rilanciare completamente i processi di modernizzazione e di integrazione europea del Paese.

Vlad Filat Come si muoverà il suo governo per risolvere il conflitto congelato con la repubblica secessionista di Transnistria visto che nel lungo periodo questa situazione pregiudica un eventuale ingresso nella UE?
La nostra visione su questo problema è assai chiara: la riunificazione del Paese deve avvenire sulla base ed entro i limiti della Costituzione della Repubblica Moldova, nel quadro legislativo in vigore e secondo gli standard internazionali. Noi propendiamo esclusivamente per una soluzione pacifica del problema transnistriano attraverso un processo di negoziati trasparenti, nel formato 5+2 (Russia, Ucraina, OSCE, Moldavia, Transnistria con Unione Europea e Stati Uniti come osservatori). Nessun’altra via è possibile. Valorizzeremo al massimo tutte le possibilità interne ed esterne per porre fine a questo conflitto. Quando parlo di possibilità interne mi riferisco innanzitutto a condizioni di attività economiche e di affari attrattive, a una democrazia funzionale, a un sistema sociale performante e a una giustizia indipendente. L’insieme di queste condizioni renderà più attrattivo il territorio sulla sponda destra del fiume Dnestr e convincerà i cittadini della regione transnistriana che un futuro prospero e sicuro è possibile solo in una Moldavia integra e democratica.

Negli ultimi tempi le relazioni diplomatiche tra Moldavia e Romania sono state piuttosto tese. In che modo il suo governo cercherà di recuperare un dialogo costruttivo con Bucarest?

Nelle relazioni con la Romania promuoveremo una politica di cooperazione e di buon vicinato per normalizzare e dare maggior impulso ad una cooperazione bilaterale. Il nostro governo ha già abolito quel regime di visti discriminatorio per i cittadini romeni che era stato introdotto da Voronin. Occorrerà anche siglare una convenzione sul piccolo traffico di frontiera e iniziare un partenariato strategico di lunga durata nel campo dell’integrazione europea. Abbiamo bisogno della preziosa esperienza della Romania per armonizzare la nostra legislazione e per implementare quella comunitaria. La Romania si è già dichiarata disponibile a fornirci il suo aiuto in tal senso. L’11 novembre scade il termine per l’elezione del nuovo presidente, dopo le dimissioni di Voronin.

Riuscirete a trovare un accordo con l’opposizione comunista su un candidato comune o si dovrà ricorrere ad una consultazione popolare?

I comunisti moldavi hanno perso il contatto con la realtà, ammesso che questo contatto l’abbiano mai avuto. Per questo sono poco ottimista rispetto a un possibile accordo per l’elezione del capo dello stato. È probabile che non vogliano discutere con l’Alleanza per l’Integrazione Europea, sperando di forzare la situazione per portare il paese verso elezioni anticipate. In questo caso i comunisti si tenderanno una trappola dalla quale potrebbero non uscire mai più. Sono convinto che l’ostruzionismo dei comunisti non ci impedirà di andare avanti sulla strada della democratizzazione e dell’europeizzazione del nostro Stato. I comunisti vogliono una nuova consultazione elettorale per prendersi una rivincita, ma rischiano invece di ricevere in cambio dal popolo uno smacco ancora più sonoro: un sì quasi unanime per l’elezione del Presidente attraverso il voto diretto, espresso nell’ambito di un referendum nazionale.

Quali sono gli impegni in termini di riforme politiche ed economiche che il suo governo assumerà con il Fondo Monetario Internazionale per ottenere nuovi finanziamenti?

Nel rapporto con il FMI e con tutti gli investitori stranieri ci impegniamo ad assicurare, in primo luogo, stabilità politica, stato di diritto, istituzioni democratiche funzionali, giustizia indipendente e stampa libera. Capisco perfettamente che senza queste condizioni nessuno correrà il rischio di fare investimenti nella Repubblica Moldova. Sul piano economico, ci muoveremo per cambiare i paradigmi di sviluppo del Paese, passando da un’economia basata sul consumo ad un’economia fondata su investimenti, innovazione e competitività. I nostri maggiori obiettivi sono decentralizzazione e liberalizzazione delle attività economiche e smantellamento dei vecchi monopoli. Tutti i soggetti economici, sia locali che esteri, saranno tutelati dalla legge. Questi i nostri punti fermi: libera competizione, trasparenza e responsabilità nell’utilizzo di risorse finanziarie pubbliche, lotta alla corruzione.

Come giudica la politica dell’attuale amministrazione americana nei confronti dei paesi ex sovietici come Moldavia, Georgia e Ucraina i cui governi democraticamente eletti manifestano la volontà di allontanarsi da Mosca?

Nel rapporto fra gli Stati Uniti ed i Paesi ex sovietici c’era spazio per un maggior impegno. Certo, bisogna anche stare attenti a non irritare Mosca. Noi abbiamo già le rassicurazioni da parte dell’amministrazione USA che aiuterà la Repubblica Moldova nel suo sforzo per la democrazia e per l’integrazione europea. Credo che questo sforzo si concretizzerà a breve nel quadro di un partenariato strategico tra Washington e Chişinău.
Si ringrazia per la gentile collaborazione Gianni Boninsegna
06.10.2009 scrive Massimiliano Di Pasquale

giovedì 24 settembre 2009

Fare breccia in Transnistria.
24.09.2009

Poster di Medvedev e Che Guevara decorano la sede di Proriv (G. Comai) Alena Arshinova è la leader di “Proriv”, organizzazione giovanile che si batte per il riconoscimento internazionale della Transnistria, territorio de facto indipendente che in era sovietica apparteneva alla Repubblica Socialista Sovietica moldava. L'abbiamo incontrata nella sede dell'organizzazione a Tiraspol. Un'intervista ”Proriv” (traducibile come “fare breccia”, “sfondare”) è stata fondata nel 2005 come organizzazione giovanile patriottica e a favore della Russia, con lo scopo di preservare la Transnistria dall'ondata delle “rivoluzione colorate” che stava prendendo piede nell'area post-sovietica e di sostenere il riconoscimento internazionale della Transnistria come stato indipendente. Che cos'è diventata oggi Proriv?
Proriv è un movimento sociale, un'organizzazione giovanile e un partito politico. L'organizzazione giovanile è stata fondata quattro anni fa, e il partito politico un anno più tardi, perché ci siamo resi conto che nessuno dei partiti presenti qui in Transnistria era in grado di rappresentare le nostre opinioni. Cerchiamo di incoraggiare una nuova generazione di giovani che siano attivi in qualsiasi ambito, non solo politico ma anche nella vita sociale, nell'economia e in altri campi. Abbiamo anche i nostri media, un sito internet e un giornale. Il giornale è veramente importante per la nostra organizzazione perché tutti gli altri media locali non parlano mai delle nostre attività. Abbiamo la nostra posizione indipendente e, certamente, questo non piace alle autorità della Transnistria. Loro vogliono controllare tutto qui, ma noi manteniamo la nostra opinione. Non abbiamo più la possibilità di andare in televisione, il nostro programma radiofonico è stato sospeso dal ministero dell'Informazione e hanno tentato di chiudere il nostro giornale. Le autorità stanno perfino cercando di cacciarci dalla nostra sede principale qui nel centro città.
Qual è la posizione di Proriv per ciò che riguarda le relazioni della Transnistria con i suoi vicini? La nostra organizzazione è a favore della Russia. Abbiamo avuto un referendum [in un referendum del 2006 più del 97% dei votanti si è espressa a favore dell'indipendenza e dell'unione con la Russia] e la maggior parte dei nostri cittadini ha votato a favore dell'unione con la Russia. Condividiamo radici comuni con la Russia. E anche i nostri giovani cercano di studiare a Mosca, San Pietroburgo e altre città russe. Ma per quello che mi riguarda ho senz'altro amici in molti altri posti come Bucharest, Chişinău, Kiev... Il nostro governo a volte non ci tollera perché noi vogliamo che vi siano dei negoziati tra Moldavia e Transnistria e che l'Unione Europea e la Federazione Russa trovino un compromesso per ciò che riguarda questa ed altre questioni.
Cosa pensa della situazione irrisolta tra Transnistria e il Governo di Chişinău?
Indubbiamente vogliamo che si raggiunga un'intesa. A conferenze o tavole rotonde si trova spesso qualcuno che afferma che la Transnistria è un territorio autonomo all'interno della Moldavia. Dichiarazioni come questa mi fanno soltanto ridere, perché come potete vedere non è una regione autonoma, ma uno stato separato. La gente non dovrebbe mentire a se stessa, questo è uno stato separato. Abbiamo uno stato indipendente, ma non riconosciuto, e la gente non ne può più. Ed è veramente difficile vivere in uno stato quando le autorità locali fanno cattivo uso dei loro poteri... Ci ha detto alcune ragioni del perché non piacete alle autorità locali. Ci dice quali sono le cose che a voi non piacciono delle autorità locali?
Oggi siamo in una situazione difficile non solo perché non siamo riconosciuti ma anche a causa delle lotte interne alla Transnistria. Con questo intendo la guerra tra potere esecutivo e legislativo, tra Presidente e Parlamento. Ritengo che tutto ciò non sia salutare per il nostro piccolo Paese non riconosciuto. Queste persone stanno cercando di dividere la nostra società. Durante gli anni che hanno seguito la caduta dell'Unione Sovietica eravamo come un'unica persona, ciascuno desiderava una comunità forte, lottare per l'indipendenza. Avevamo passione. Ora abbiamo una moltitudine di posizioni differenti, alcuni supportano il Presidente, altri il Parlamento. Altri ancora né l'uno né l'altro, come me. Ma non credo che questo sia un momento opportuno per avere conflitti interni.
Avete proposte di riforma concrete?
Noi vogliamo un sistema elettorale proporzionale con un Primo Ministro e un Governo. Temo che non lo avremo presto. Ma vorremmo che la gente ne discutesse. Inoltre non ci piacciono certi atteggiamenti dell'amministrazione statale, per esempio quando tentano di vietare le nostri manifestazioni. Una volta ci siamo appellati alla corte contro una decisione delle autorità locali e abbiamo vinto. Nessuno credeva che avremmo vinto, ma è successo. Siamo pro-russi ma non vogliamo che il governo ci dica cosa è giusto e cosa non lo è. Vogliamo pensare con le nostre teste. Come si è sviluppato negli ultimi anni il settore delle organizzazioni non governative in Transnistria?
Vi sono state fasi differenti. La gente qui è veramente attiva, ci sono molte persone di talento e il settore delle ONG è molto interessante. Ma il suo sviluppo dipende dalla situazione politica interna. Questo è un periodo favorevole, ma ad esempio quattro anni fa non era così. Oggi qui abbiamo più di 2000 ONG.
Realisticamente, quante di queste sono attive?
Concretamente sono circa dieci le ONG che possono dirsi attive, forse venti. A volte collaboriamo con loro. A dire la verità siamo più coinvolti in progetti politici e sociali come tavole rotonde, conferenze e simili. Ma forse sarebbe necessario assumere una posizione comune su varie questioni, in primis il conflitto tra Moldavia e Transnistria.
Ritenete possibile sostenere il processo di pace a partire dalla base? Crede che sia fattibile e utile avere un dialogo con le organizzazioni attive a Chişinău?
Crediamo che sia utile non solo comunicare attraverso mezzi informali, ma esprimere la nostra posizione, le nostre idee e spiegare ciò che sta avvenendo in Transnistria. Qui in Transnistria siamo al corrente di ciò che accade a Chişinău e in Moldavia ma so che la maggioranza dei giovani moldavi non sa come stanno le cose in Transnistria. Potrei parlare senza problemi dei principali personaggi della politica interna moldava, tutti qui sono in grado di farlo. Ma nessuno a Chişinău conosce i politici della Transnistria. Penso che per noi sia veramente importante, perfino necessario, spiegare che cosa sta succedendo qui, in modo che sia chiaro perché siamo qui, perché abbiamo determinate idee e perché non vogliamo fare parte della Moldavia.
Proriv si autodefinisce un'organizzazione patriottica. Che cosa è per lei “patria”?
Posso dirti che ho vissuto tutta la mia vita cosciente qui in Transnistria e questa è la mia patria. Ma anche la Russia è la mia patria e mi considero una cittadina del mondo. Sono nata in Germania, ho parenti in Siberia e mio padre è un militare russo che si è trasferito qui. Ho sangue bielorusso, polacco, turco, italiano, americano, russo e ucraino e forse altro ancora. Questa è il motivo per cui mi considero cittadina del mondo. Siamo seduti qui assieme, ma veniamo da paesi diversi e possiamo comunicare tra di noi in modo molto semplice e avere relazioni strette. Ma sento che questa è la nostra patria. Viviamo qui, e desideriamo che la nostra gente viva in condizioni migliori, se lo merita, ce lo meritiamo. E faremo tutto il possibile per rendere migliori le condizioni di vita di chi come noi decide di rimanere qui.

venerdì 18 settembre 2009

Noul presedinte al Republicii Moldova se tine de promisiuni. La doua zile dupa ce declara ca primul lucru pe care il va face dupa ce va fi confirmat presedinte va fi sa scoata vizele pentru romani, Mihai Ghimpu a semnat decretul care stabileste acest lucru. Presedintele interimar moldovean a semnat aseara decretul de anulare a vizelor, care intra in vigoare de astazi.

Cetatenii romani care vor dori sa treaca granita spre Republica Moldova vor putea face acest lucru fara sa mai aiba nevoie de viza, incepand de astazi. Ieri, presedintele moldovean a anulat, prin decret, decizia Guvernului din 8 aprilie de introducere a regimului de vize cu Romania. "Vineri decretul va fi publicat in Monitorul Oficial si cetatenii romani vor putea intra, in aceeasi zi, in Republica Moldova fara vize. Urmeaza ca granicerii sa se conformeze decretului presedintelui statului", a spus, ieri, Mihai Ghimpu, intr-o conferinta de presa.


Ghimpu, care a fost confirmat presedinte al Republicii Moldova, in urma cu doua zile, a spus ca vamesii care nu vor respecta decretul presedintelui Republicii Moldova privind ridicarea vizelor pentru Romania vor fi trasi la raspundere.

"Decretul presedintelui este obligatoriu pentru toate organele puterii din stat. Daca vamesii nu-l vor respecta, vor fi trasi la raspundere. Un stat de drept nu poate trai in afara legii. Am trait opt ani asa, ajunge!", a spus presedintele interimar, citat de Realitatea.net.

Ghimpu ataca fosta guvernare comunista

Seful statului moldovean s-a declarat rusinat de fosta guvernare comunista si a dat asigurari ca va lua decizii prin care sa fie inlaturate efectele deciziilor gresite de pana acum. El a spus ca a semnat acest decret pentru ca inca din 2006 Chisinaul printr-o lege a abolit regimul de vize cu cetatenii UE, si o hotarare de Guvern nu poate sa anuleze legea, noteaza Realitatea.net.

Vizele pentru cetatenii romani au fost introduse la inceputul lunii aprilie, dupa ce fostul presedinte Vladimir Voronin a acuzat Romania de interventie in treburile interne ale Moldovei. Decizia a fost luata pe fondul protestelor de strada, prin care cetatenii moldoveni au contestat rezultatele alegerilor parlamentare din aprilie, castigate de comunisti.

giovedì 17 settembre 2009


Republica Moldova a ridicat vizele pentru cetăţenii români
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Preşedintele interimar al Republicii Moldova, Mihai Ghimpu, a anulat regimul de vize cu România printr-un decret prezidenţiaL, care intră în vigoare începând de vineri.
"Vineri decretul va fi publicat în Monitorul Oficial şi cetăţenii români vor putea intra, în aceeaşi zi, în Republica Moldova fără vize. Urmează ca grănicerii să se conformeze decretului preşedintelui statului", a spus Mihai Ghimpu,preşedintele interimar.
Ghimpu a anunţat într-o conferinţă de presă că a anulat joi, prin decret, decizia Guvernului din 8 aprilie de introducere a regimului de vize cu România. Şeful statului a avertizat că vameşii care nu vor respecta decretul preşedintelui Republicii Moldova privind ridicarea vizelor pentru România vor fi traşi la răspundere. "Decretul preşedintelui este obligatoriu pentru toate organele puterii din stat. Dacă vameşii nu-l vor respecta, vor fi traşi la răspundere. Un stat de drept nu poate trăi în afara legii. Am trăit opt ani aşa, ajunge!", a spus preşedintele interimar. Ghimpu a spus că a semnat acest decret pentru că încă din 2006 Chişinăul printr-o lege a abolit regimul de vize cu cetăţenii UE, şi o hotărâre de Guvern nu poate să anuleze legea. "Iată cum au guvernat comuniştii. Mi-e ruşine că am avut astfel de guvernare, care încă mai şi declara că doreşte integrare europeană", a spus Ghimpu. "Reieşind din faptul că Guvenrul a încălcat legea menţionată şi că România este membră a UE, am semnat decretul privind suspendarea acţiunii hotărârii Guvernului", a spus preşedintele interimar. Potrivit preşedintelui moldovean, Constituţia oferă şefului statului dreptul de a suspenda deciziile Guvernului cu obligaţia de a sesiza Curtea Constituţională. "Sesizarea este deja pregătită, dar cred că noul Guvern va aboli această decizie fără să aştepte verdictul CC", a spus Mihai Ghimpu.Vladimir Filat a dat asigurări că România va putea deschide două consulate noi – la Bălţi şi Cahul, pentru a facilita procesul de eliberare a vizelor cetăţenilor moldoveni de la nordul şi sudul Republicii Moldova. "Chişinăul însă va dori de asemenea să deschidă consultate în România – la Iaşi, dar şi în altă parte, pentru a asigura cu servicii consulare în condiţii optime cetăţenii Republicii Moldova", a declarat viitorul premier moldovean, Vlad Filat.

mercoledì 16 settembre 2009


Bye bye comunisti .


Ormai confinati in poche province, gli orfani del regime sovietico lasciano il posto a una nuova Moldova. Che guarda a Occidente .

Ha annunciato le dimissioni e sarebbe pronto a fare le valigie. «Resto un semplice deputato», ha dichiarato Vladimir Voronin proprio il giorno della festa dell’Indipendenza moldova, il 25 agosto scorso. Voronin, ultrasettantenne ex capo di Stato della piccola repubblica ex sovietica nonché leader del locale Partito comunista non può essere ricandidato alla prima carica del paese secondo le leggi vigenti. Non si tratta solo di stanchezza. I giornalisti bene informati di Chisinau aggiungono anche che l’ex leader starebbe già preparandosi a un dorato esilio moscovita. Che la villa di Condrita, sicuro rifugio del premier, sarebbe già stata svuotata di tutte le ricchezze accumulate in otto anni di potere assoluto dagli uomini della sicurezza: «Il leader è stanco, sa che il suo tempo è passato. Non ha neppure ottenuto le garanzie che si aspettava dal capo del governo russo Medvedev, nell’ultimo vertice di Soci», spiega Val Butnaru, direttore del Jurnal de Chisinau e accreditato intellettuale locale. «I russi – continua – hanno detto apertamente a Voronin di essere disposti a dialogare con qualsiasi governo venga fuori da queste ennesime elezioni del 29 luglio. Chi ha orecchie per intendere, intenda. E senza l’aperto sostegno russo, ai comunisti moldovi restano molte meno carte da giocare sul tavolo», chiarisce Butnaru. Ai russi interessa molto di più che sopravviva l’enclave transnistriana: la Moldova potrebbe anche passare sul fronte occidentale o mantenere perlomeno una posizione neutralista.
L’ex Bessarabia, russofona e romanofona insieme, sembra dunque svoltare ad Ovest, dopo due elezioni, entrambe invalidate con cavilli burocratici dai comunisti. L’ultima tornata, però, il 29 luglio scorso, il giochetto non ha funzionato. Allo spoglio dei voti, al partito è sì rimasta la maggioranza relativa, con il 44 per cento dei consensi, ma ora i comunisti devono fare i conti con l’opposizione di quattro partiti di centrodestra coalizzati. Un disastro per gli eredi di Voronin, guidati dall’ideologo Marc Tcaciuk, che miravano a dividere i moderati ed esprimere ancora il nuovo presidente. Niente da fare: anche nella sonnolenta Moldova, si cambia davvero. Che la situazione stesse mutando, del resto, lo si era capito da molte avvisaglie: ultimi ma non secondari, i moti del 7 aprile scorso, con gli studenti che hanno assaltato il palazzo del governo protestando per l’immobilismo dei politici e del primo ministro Zinaida Grecianii di fronte alla crisi economica. Tre morti alla fine degli scontri e le accuse dei comunisti che ad organizzare i tumulti siano stati i servizi segreti rumeni. Anche gli intellettuali alzano la testa: il loro simbolo resta Grigori Vieru, scrittore scomparso appena un anno fa. Ma un po’ tutta l’intellighenzia moldova, nel cinema, nel teatro, nella musica, guarda ad Ovest: «Veniamo da una pazienza eterna – spiega a Tempi Dumitru Crudu, della rivista Stare de Urgenta – e abbiamo imparato a sopravvivere in decenni di censura. Non credo che il vero problema sia l’identità moldova: se siamo, in altre parole, più russi o rumeni come popolo. Il problema è la voglia di libertà, e di miglioramento economico, che il governo di Voronin non riesce più a garantire». Crudu ha dedicato l’ultimo libro, Macello in Georgia al conflitto caucasico, conosce bene le realtà dell’ex impero sovietico. «Non bisogna spezzare la realtà in due – aggiunge l’avvocato Eduard Digore. Moldovi tutti anticomunisti o tutti filorumeni? Non direi. Certo, in ogni caso, tutti filoeuropei».
Agli eredi della falce e martello resta qualche consenso nelle province, in città come Balti o Cahul, ma la capitale è saldamente in mano alla nuova generazione di politici: tutti schierati verso Occidente. A cominciare da Dorin Chirtoaca, 32 anni, giovane e dinamico sindaco. Proseguendo con Marian Lupu, conservatore, e soprattutto con Vlad Filat, 45 enne leader del Partito liberaldemocratico e uomo di punta dello schieramento moderato. Per frenare in qualche modo “il cambio”, i comunisti hanno tentato il ricorso alla Corte Costituzionale (che
l’ha respinto la settimana scorsa) sulla presunta illegalità delle elezioni e l’abbandono del Parlamento. Un Aventino che non cambia comunque le carte in tavola e che comunque non ha impedito all’alleanza moderata di eleggere il nuovo speaker del parlamento, Mihai Ghimpu, del Partito liberale. «Assistiamo a una transizione lenta ma inesorabile – spiega a Tempi l’ambasciatore d’Italia Stefano De Leo – gli artifizi o i cavilli giuridici non possono bloccare la svolta».

Badanti, manovali e vino.
Intanto, pacifici ma non abulici, i 3 milioni e mezzo di moldovi stanno a guardare le manovre del palazzo. Banalizzando, si potrebbe dire che il paese esporta badanti, manovali e vino. Quasi ogni famiglia moldova ha un parente che lavora all’estero: Italia in primis, dove la colonia di emigrati raggiunge le 400 mila persone, ma ci sono moldovi anche in Francia e Spagna. Le rimesse di questi migranti sono decisive per mantenere l’economia locale, come spiega monsignor Cesare Lodeserto, della fondazione Regina Pacis: «Non solo rimesse. Gli aiuti dei governi europei stanno aumentando decisamente. Parlo di aiuti in denaro, ma anche di aiuti in infrastrutture: strade, ponti, vie di comunicazione. Sostegni che, soprattutto fuori dalla capitale, sono preziosi per alzare il livello di vita della popolazione». Lo stipendio medio a Chisinau è di 200 euro, mentre in periferia si può anche sopravvivere con ottanta euro. I pensionati usano lo scambio in natura: polli e oche in cambio di legna per passare un inverno tranquillo. «Un’altra dimensione di vita. Dove però i valori umani restano molto forti. Come fondazione e come Chiesa cattolica lavoriamo naturalmente per il ricongiungimento delle famiglie – continua il monsignore –, ma anche per favorire il lavoro stagionale come forma di sostentamento. L’unica soluzione che permetta di non interrompere il legame fra genitori e figli, che permetta ai migranti di riportare in patria le conoscenze, artigianali e professionali, accumulate da noi in Italia». Se la capitale dell’ex “vigneto dell’Unione Sovietica” raggiunge il milione di abitanti, le campagne restano semiabbandonate. Bambini e vecchi pagano il dramma di una nazione che perde il cuore della propria forza lavoro. Intendiamoci: non è in discussione il sostentamento. Non si muore di fame in Moldova. Il problema resta l’educazione, la guida di una generazione abbandonata a se stessa.
Ernesto Massimetti 15/09/2009