CUM NE PREGATIN NOI DE REFERENDUM???

CUM NE PREGATIN NOI DE REFERENDUM???
http://www.timpul.md/articol/cum-ne-pregatim-noi-de-referendum-14868.html

sabato 27 febbraio 2010


Acţiunile de comemorare a victimelor războiului de pe Nistru .

Au fost inaugurare sâmbătă, 27 februarie, la Chişinău cu un festival desfăşurat în premieră „Porumbelul – simbolul păcii”. Veteranii şi oficialităţile au depus flori la Muzeul Militar din scuarul Casei Armatei şi au lansat 386 de porumbei în memoria celor care şi-au pierdut viaţa în 1992, transmite Info-Prim Neo.
Preşedintele Uniunii Naţionale a Veteranilor Războiului pentru Independenţă, Eduard Maican, organizatorul acţiunii, a spus că „un ostaş care ia arma în mână visează la pace şi să se întoarcă viu acasă”.
„Zilele acelea au fost groaznice. Dar a trebuit să stăm la straja ţării, ne-am făcut datoria faţă de popor”, a spus veteranul de război Veaceslav Platon.
Combatantul Victor Chilinciuc şi-a exprimat speranţa că porumbeii care au zburat spre cer vor fi mesageri ai păcii, întrucât „pacea şi sănătatea sunt darul cel mai de preţ la care poate visa un militar”.
În cadrul festivalului „Porumbelul – simbolul păcii”, care a început cu un moment de reculegere, elevi ai liceului „George Meniuc” şi studenţi de la Institutul Militar „Alexandru cel Bun” au susţinut un spectacol literar-muzical. Pe holul Casei Armatei a fost vernisată o expoziţie de porumbei, cu sprijinul Asociaţiei columbofililor din Moldova. Mai mulţi veterani şi văduve de război au primit ajutoare financiare.
Războiul de pe Nistru a început în martie 1992. Acordul de încetare a focului a fost semnat câteva luni mai târziu, în iulie, de către Republica Moldova şi Federaţia Rusă.
Parlamentul a declarat ziua de 2 martie – Ziua Memoriei.
Sursa: info-prim.md


MOLDOVA: LASCITO
DELLA GUERRA FREDDA?


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Mercoledi 31 marzo 2010, alle 17.30, a Trento, nella Sala degli Affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55) il Centro Studi sulla Storia dellEuropa Orientale organizza l’incontro-dibattito Moldova: lascito della Guerra fredda? Intervengono Floarea Virban e Davide Zaffi.
Le celebrazioni del 2009 per il ventennale della caduta del muro di Berlino sono ben vive nella memoria. Si sono ricordati, in modi talora suggestivi, i momenti che hanno segnato la fine dei regimi comunisti e della divisione in due blocchi dell’Europa. Tuttavia l’eredità politica dell’epoca comunista non è stata superata del tutto nel nostro continente. Una situazione che riproduce in piccolo la Guerra fredda persiste in Moldova, lungo il fiume Dniestr/Prut: da una parte la Moldova vera e propria, tesa, specie dopo le elezioni del 2009 a cercare un’integrazione o almeno una relazione più stretta con l’Occidente, e dall’altra parte la Transnistria secessionista, non riconosciuta da nessun stato, ma che sopravvive grazie alla presenza militare russa e al sostegno politico di Mosca. La Federazione Russa, peraltro, continua a non onorare l’impegno a ritirare le proprie truppe, assunto in modo formale al vertice dell’OSCE di Istanbul nel 1999.
L’ex presidente Vladimir Voronin ha più volte sottolineato come le truppe russe stazionate in Transnistria violino la sovranità del suo paese e come la loro presenza costituisca una “occupazione illegale” del territorio della Moldova e una “seria violazione degli accordi internazionali”.
Attualmente, la situazione politica in Moldova si trova in una fase di stallo. Lo scorso settembre il comunista Voronin rassegnò le dimissioni e come presidente facente funzioni venne sostituito da Mihai Ghimpu, leader del Partito liberale, come facente funzioni. La legge elettorale prevede che il presidente venga eletto con una maggioranza dei tre quinti dei parlamentari, e questo ha creato lo stallo. Le elezioni della scorsa estate hanno portato a un mutamento nella scena politica, ma il Partito comunista continua a mantenere 43 dei 101 parlamentari.
Negli ultimi giorni, l’opposizione ha avanzato la proposta di accettare un cambiamento della legge elettorale in cambio dello scioglimento della legislatura e di nuove elezioni. La maggioranza, invece, vorrebbe risolvere la questione con un referendum, poiché i sondaggi di opinione indicano che dal voto parlamentare ne trarrebbero beneficio i comunisti più che l’attuale coalizione governativa di orientamento filo-occidentale, che ha dovuto attuare riforme economiche impopolari, condizione imposta dal Fondo monetario internazionale per l’erogazione di prestiti di cui il paese assolutamente necessitava.
Nonostante le gravi condizioni in cui versa il paese (il meno sviluppato di tutta l’Europa), lo scorso 24 marzo il primo ministro Vlad Filat ha impressionato favorevolmente Bruxelles, che ha deciso di sostenere il piano di riforme avanzato dal governo. Il commissario dell’UE per l’allargamento Stefan Fule ha dichiarato che il governo di Chisinau è un “partner affidale”, con una coerente strategia di riforme e ben definiti obiettivi da raggiungere. Questo successo sembra essere destinato ad aprire le porte al negoziato per l’accordo di libero commercio e per quello sull’abolizione dei visti con l’UE.
Non tutti, comunque, a Chisinau, danno valutazioni positive dei rapporti che si stanno costruendo con Bruxelles. Decisamente insoddisfatto, e l’ha fatto sapere subito, è il vice primo ministro e ministro dell’economia Valeriu Lazar. Nel corso di una intervista pubblicata dal sito web hotnews.ro ha sostenuto che se al suo paese non viene offerta una chiara prospettiva di accesso all’UE, la Moldova potrebbe scegliere di integrarsi maggiormente nella CSI, la Comunità degli stati indipendenti dominata dalla Russia. Lazar ha detto di non credere che verranno aboliti i visti per i suoi concittadini e ha aggiunto che sebbene l’UE sia “più vicina al cuore dei moldavi” della CSI, al suo paese non piace restare per un tempo indefinito nella “sala d’attesa” di Bruxelles.
Le vicende di questa regione d’Europa, nel nostro paese conosciuta soprattutto per la forte presenza di “badanti”, sono particolarmente complesse. Alcune settimane fa abbiamo pubblicato, nella nostra collana di Working papers un lavoro di Davide Zaffi, Between State’s Interest and Rescuing Mission: On the History of Moldovan-Russian Relations, che invita a qualche riflessione sulle premesse storiche di questa particolare situazione dei rapporti fra Moldova e Russia.
Di questo lavoro e della Moldova dell’oggi ne discutono Floarea Virban e Davide Zaffi nell’incontro organizzato a Trento, mercoledì 31 marzo alle 17,30 (Sala degli affreschi della Biblioteca comunale, Via Roma 55).

martedì 16 febbraio 2010

La Moldavia non riesce quasi mai a produrre notizie per il mondo". Così scriveva ieri sul Foglio Victor Druta, moldavo, insegnante e giornalista, che da qualche anno vive in Italia.

La Moldavia non produce quasi mai notizie per il resto del mondo. Quasi.
Negli ultimi giorni infatti la Moldavia ha conquistato le prime pagine dei quotidiani, i titoli di testa dei tg e le penne dei politologi. Un eccezione. Che infatti ha confermato la regola. Appena si sono spenti i roghi accesi dentro i palazzi del potere dalla folla inferocita scesa in piazza a Chisinau, la capitale, si sono spenti anche i riflettori e la Moldavia è tornata là dove si trova normalmente. In un angolino d'Europa che non sembra contare molto per il resto del continente.Già ma dove si trova questo angolino? Forse c'entra qualcosa con la Cecoslovacchia? Il fiume di Praga non si chiama così? Ah, no, quella è la Moldava... Va beh, starà in Russia, nell'Urss.
Ma l'Urss non esiste più. Forse ci stava? E poi qual è il nome giusto? Moldavia o Moldova? O sono due paesi diversi?
Magari qualcuno ne ha sentito parlare perché la donna che va a pulirgli la casa, o la badante del suocero è moldava. O il muratore che gli ha sistemato la cantina. O la prostituta che ha caricato in macchina su un viale di periferia. E cosa c'entra la Moldavia (o Moldova) con la Bessarabia?Wikipedia come al solito spiega tutto o quasi: l'attuale Repubblica di Moldova è uno stato dell'Europa orientale incuneato tra Romania e Ucraina, senza sbocco al mare. I confini attuali ricalcano quelli della precedente repubblica socialista sovietica, nata nel 1940 dalla occupazione da parte dell'Unione Sovietica della Bessarabia allora rumena. Dalla suddivisione dei territori annessi nacque la repubblica moldava parte dell'Urss, a cui venne aggiunta la Transnistria, cioè il territorio a est del fiume Dniestr. La Bessarabia meridionale, o "Bessarabia storica", fu invece assegnata all'Ucraina. A sua volta la Bessarabia si era formata nel 1812 in seguito all'annessione, da parte dell'Impero zarista russo, della parte orientale del principato di Moldavia e della "Bessarabia storica", diretto possesso dell'Impero ottomano.
Moldavia è il nome italiano. Siccome è molto simile alla denominazione russa, i moldavi preferiscono la dizione Moldova come nella lingua locale, il moldavo, che è sostanzialmente il romeno con alcune varianti. La popolazione è di circa 4.300.000 abitanti, di cui circa 800 mila vivono nella capitale Chisinau. La Moldova è una repubblica parlamentare. L'attuale presidente è Vladimir Voronin, leader del Partito comunista moldavo attualmente al governo. La Moldovaè uno dei paesi più poveri d'Europa, caratterizzato da una massiccia emigrazione. Le rimesse degli emigranti costituiscono una voce molto importante per il Pil.
Dal punto di vista energetico dipende totalmente dalla Russia.La proteste dei giorni scorsi sono scoppiate in seguito alla contestazione dei risultati delle elezioni politiche del 5 aprile che hanno visto la nettissima affermazione del Partito comunista. Nonostante gli osservatori internazionali abbiano certificato la sostanziale regolarità del voto il sospetto di brogli è alto, soprattutto per quanto riguarda il voto dei moldavi all'estero. Inoltre, se è vero che nelle proteste di questi giorni ha avuto un ruolo fondamentale l'uso di Internet, Twitter e sms, è altrettanto vero che questi strumenti sono diffusi tra i giovani, studenti e urbanizzati.
La maggioranza della popolazione prende l'informazione da radio e tv in gran parte controllati dal governo.Le manifestazioni di protesta dei giorni scorsi sono ben presto degenerate in scontri con le forze dell'ordine e assalti al palazzo del parlamento e a quello presidenziale, devastazioni, razzie e incendi che hanno provocato molti feriti e la morte di una ragazza. Considerando che la prima manifestazioni nel centro di Chisinau si erano svolte pacificamente, con la polizia assolutamente tranquilla e quasi distratta (stando a quanto hanno riferito i testimoni), il fatto che in seguito le proteste siano degenerate ha fatto sorgere vari dubbi sulla loro matrice.
Le spiegazioni delle violenze di piazza sono sostanzialmente tre: uno scoppio spontaneo di rabbia da parte di giovani consapevoli di non avere un futuro certo e insofferenti all'isolamento in cui vive il paese da quando la Romania è entrata nell'Ue; una strumentalizzazione da parte delle forze di opposizione per mettere in difficoltà il governo sia all'interno che all'estero; una provocazione orchestrata dal partito al potere e dai suoi alleati per screditare l'opposizione di fronte all'opinione pubblica. Ognuno di questi scenari è plausibile, ma al momento nessuno è certo.Anche se diversi giornali in Italia hanno parlato, a proposito del presidente Voronin e del partito al governo, di "ultimo partito comunista al governo", di "ultimo regime comunista".
In realtà non è così. La Moldova è un paese democratico, con un'economia di mercato, un'opposizione politica, una stampa indipendente (almeno in parte). Il problema vero, quindi, non è il "comunismo" ma l'"isolazionismo" a cui il governo ha portato il paese che si scontra con la voglio d'Europa delle giovani generazioni.Ancora una volta, come per l'est europeo e come per i Balcani, solo l'Unione europea può ascoltare le aspettative e le richieste dei moldavi disinnescando i tamburi del nazionalismo e offrendo la possibilità e la prospettiva di un futuro. Il problema ancora una volta è se l'Unione europea sarà capace non solo di ascoltare ma anche di dare risposte.
Per cercare di capire la situazione politica e sociale della Moldova e le ragioni delle proteste di questi giorni, le tendenze isolazioniste del regime (il vero problema più che il fatto di avere un partito comunista al governo), il desiderio di Europa delle giovani generazioni e le responsabilità dell'Unione Europea, vi segnalo l'intervista con Victor Druta che trovate sul sito di Radio Radicale.

lunedì 1 febbraio 2010

Aceasta e prima mea revoluţie.
Furaţi-mi-o.

Autor: Maria-Paula ERIZANU

Publicăm în acest număr al revistei o impresionantă mărturie despre evenimentele petrecute în ultimul an în Republica Moldova. Acest articol pe care îl încredinţăm tiparului este scris de Maria-Paula Erizanu, elevă la un liceu din Chişinău.
M-am născut pe 2 mai 1992. n Era sîmbătă, de la etajul de sus al maternităţii se auzeau exploziile bombelor din războiul transnistrean.

lunedì 25 gennaio 2010

Vizita în SUA. Discursul lui Filat a avut efect la Hillary Clinton.
A fost o săptămână foarte bună pentru imaginea Republicii Moldova în SUA. Domnii Filat şi Leancă, precum şi alţi miniştri şi membri ai delegaţiei, au fost primiţi călduros în multe centre de putere la New York şi la Washington.
Autor: Louis O'NeillFuncţia: fostul şef al misiunii OSCE în Moldova .

Faptul că un guvern temporar a putut să aibă atât de multe întâlniri la nivel înalt - cu Vice Presedintele Biden, cu Doamna Clinton, cu Senatori şi Reprezentanţi, şeful ONU, Banca Mondială - arată nu numai eficienta lucrului Ambasadei Republicii Modova, condusă de Andrei Galbur (care cu echipa sa a lucrat extrem de intens în pregătirea şi în timpul vizitei), ci interesul părţii americane de a pregăti Moldova să se ajute pe sine.Americanii sunt foarte deschişi către moldoveni şi direcţia în care merge ţara.Posibil, cel mai important moment a fost discursul Prim-Ministrului Filat la Departamentul de Stat. În asistenţă au fost toţi - atât din Guvern, cât şi din afara lui – persoane, care se ocupă de tematica R. Moldova în SUA. La început a vorbit noul şef al Companiei Provocările Mileniului, care a spus că îşi va aminti de această semnare a Compactului pentru că este prima dată când el face asemenea lucru. Ulterior, a vorbit Doamna Clinton despre MCC şi despre R. Moldova. Dupa secretarul de stat, Domnul Filat a ţinut un discurs foarte cald, din suflet şi perfect ca durată. Când Domnul Prim-Minstru spunea că, fiind în SUA, şi-a împlinit un vis şi că el şi Republica Moldova sunt foarte recunoscători pentru sprijin, a fost clar că cuvintele lui Filat au avut un efect la Doamna Clinton, care asculta extrem de atent. Opinia generală în asistenţă a fost ca el cu acest discurs scurt a făcut foarte mult pentru imaginea RM şi starea de conştientizare activă a ei în SUA.În general, echipa moldovenească a dat o impresie de competenţă, energie şi idei, că RM merge spre bine şi primeste cu bucurie sprijinul şi sfatul prietenilor. A fost important un pas înainte, pentru ca R. Moldova arată că poate să facă acest lucru şi nu mai aşteaptă că va veni cineva să rezolve problemele pentru ea. Nu a fost o mare reacţie în presa americană (desigur, au fost articole mici şi favorabile, dar având în vedere evenimentele majore în restul lumii nu este surprinzător), dar mult mai important este faptul că echipa moldovenească a reuşit să se întâlnească peste tot cu persoane, care adoptă decizii şi au influenţă asupra relaţiilor Moldo-Americane.

giovedì 14 gennaio 2010


Foto: sorinamatei.blogspot.com

DEZVĂLUIRI ŞOCANTE.
Tănase: Un judecător a recunoscut că a judecat un protestatar de la 7 aprilie, care era bătut, maltratat şi plin de sânge!
„Unul dintre judecătorii, care au participat la judecarea cauzelor din 7 aprilie în incinta Comisariatului General de Poliţie, a recunoscut că în faţa lui a fost adusă o persoană, care a fost bătută şi maltratată, fiind plină de sânge. Iar el în calitate de judecător nu a reacţionat în nici un fel (…) Astfel de persoane, care au încălcat legea, nu au dreptul să poarte mantia de judecător.” Declaraţia aparţine ministrului Justiţiei Alexandru Tănase, oferită pentru UNIMEDIA, în contextual în care, la 12 ianuarie, Consiliul Superior al Magistraturii a decis să nu fie prelungit mandatul de judecător al judecătorilor Mihail Drosu şi Sergiu Crutco.
“Decizia Consiliului Superior al Magistraturii este un mesaj clar transmis societăţii – persoanele care au încălcat legea nu au dreptul să înfăptuiască justiţia”, a mai precizat ministrul.
Tănase susţine că “este o acţiune inadmisibilă pentru un judecător, care încearcă a efectua justiţia în altă parte decât a instanţei de judecată, aşa cum este stabilit în codul de procedură penală. Este absolut inadmisibil de a efectua procese colective în secţiile de poliţie. Codul de procedura Penala stabileşte expres că justiţia se înfăptuieşte în instanţele de judecată şi nu în puşcării, izolatoare sau secţii de poliţie.”
“Este o acţiune absolut firească şi logică ca mandatul acestor persoane să nu fie prelungit până la atingerea plafonului de vârstă, deoarece aceste persoane au compromis statutul judecătorului prin participarea la judecarea cauzelor din 7 aprilie în comisariatele de poliţie”.
“Mai mult ca atât, unul din aceşti judecători a recunoscut că în faţa lui a fost adusă o persoană, care a fost bătută şi maltratată, fiind plină de sânge. Iar el în calitate de judecător nu a reacţionat în nici un fel. Este grav şi faptul că procurorul a adus această persoană în faţa judecătorului în incinta comisariatului de poliţie. Nu încape nici un dubiu că nu au fost respectate nici un fel de drepturi procesuale ale persoanelor care au fost reţinute”.
“Este absolut evident că examinarea dosarelor legate de evenimentele din 7 aprilie în comisariatele de poliţie s-a efectuat cu scopul de a nu permite avocaţilor şi societăţii să vadă în ce stare erau aceste persoane, care în mare parte dintre ei au fost maltratate”.
“Mai mult ca atât, judecătorul Drosu s-a făcut cunoscut prin executarea tuturor comenzilor puterii politice comuniste, fiind judecător de instrucţie la judecătoria Buiucani. El este cel care a dispus arestarea tuturor oponenţilor politici ai regimului Voronin, pentru care statul a avut de achitat sume impunătoare de bani din bugetul public”.
“Decizia Consiliului Superior al Magistraturii este un mesaj clar transmis societăţii – persoane care au încălcat legea nu au dreptul să poarte mantia de judecător”, conchide Alexandru Tănase.
UNIMEDIA vă propune să vedeţi aici un document, cu pretenţiile formulate de către Curtea Europeană a Drepturilor Omului în adresa celor doi judecători, care au rămas fără de împuterniciri.
Sursa: UNIMEDIA

domenica 10 gennaio 2010

Monument în fața Parlamentului pentru "eroii de la 7 aprilie 2009"

Guvernul a decis la ședința cabinetului de miniștri construirea unui monument în memoria victimelor torturii de la 7 aprilie 2009. Monumentul urmează a fi instalat chiar în fața Parlamentului țării, în locul unde zeci de mii de tineri au protestat în primăvară anului trecut împotriva regimului comunist.

Potrivit indicațiilor premierului, monumentul urmează să fie instalat în fața legislativului la 7 aprilie 2010, atunci când vor avea loc și evenimente de comemorare a victimelor torturii.
"Nu trebuie să uităm de oamenii care au luptat pentru libertate la 7-8 aprilie", a precizat premierul țării, Vlad Filat.
UNIMEDIA amintește că în aprilie 2009, sute de tineri au fost victimele bătăilor și violenței organelor de poliție conduse pe atunci de către ministrul de interne, Gheorghe Papuc. Acesta este cercetat penal în prezent pentru abuz în serviciu.

Sursa: UNIMEDIA

venerdì 25 dicembre 2009


RAPORTUL Cosiliului Europei: Tinerii protestatari din aprilie au fost torturați și bătuți până la moarte!

"Tinerii protestatari din aprilie au fost supuși torturii, tratamentului inuman și chiar bătuți până la moarte. Procurorii și judecătorii au refuzat să condamne brutalitatea poliției". Aceasta este concluzia expertului pe problemele drepturilor omului al Consiliului Europei, dată publicității săptămâna trecută de EuObserver.
Potrivit sursei, raportul Consiliului Europei se bazează pe investigațiile realizare în luna iulie de experții Comitetului pentru prevenirea torturii. Documentul raport conchide că "există dovezi credibile și consistente" cu privire la acțiunile inumane ale poliției, care au urmat după victoria PCRM la alegerile din aprilie. "În cazul subiectului A, care a murit la 8 aprilie 2009 datorită loviturilor aplicate pe tot corpul, procurorii au intervievat doar polițiștii în calitate de martori. Familia subiectului A s-a plâns că nu are acces la elementele cheie ale investigației, în special la dovezi. Totodată, aceștia susțin că le-au fost oferite informații greșite, în special cu referire la cauzele morții", se precizează în știrea EUObserver."Alți tineri care au supraviețuit detenției și au dovezi medicale că au fost supuși unui tratament inuman, la fel au declarat ulterior că autoritățile au încercat să obțină mărturii prin aplicarea bătăilor. Subiectul B, o domnișoară, a fost bătută atât de tare, încât a doua zi a ajuns cu traumă craniană la Spitalul de Urgență", se mai precizează în raportul Consiliului Europei. În cadrul recomandărilor pentru R. Moldova se precizează că activitatea unității speciale "Fulger" trebuie supravegheată mai atent. Totodată, CE propune autorităților R. Moldova să desfășoare procese de judecată cu prioritate pentru anchetarea evenimentelor din aprilie 2009.
Sursa: UNIMEDIA

venerdì 27 novembre 2009

Marian Lupu: „Eu sunt moldovean şi nu voi participa la Ziua Unirii”

„Sunt persoane care se identifică drept români. Eu însă mă identific drept moldovean şi am acest drept”.

Declaraţia aparţine liderului PDM, Marian Lupu, lansată azi, 24 noiembrie, în cadrul unei conferinţe de presă.
Expresia a constituit un răspuns la întrebarea jurnaliştilor dacă va participa la „Marea Unire” de la 1 decembrie.
Lupu a declarat categoric că nu va lua parte la acest eveniment deoarece „este sărbătoarea altui stat”.
Menţionăm că Unirea de la 1 decembrie 1918 reprezintă evenimentul principal al istoriei României şi totodată realizarea unui deziderat al locuitorilor graniţelor vechii Dacii, unirea Transilvaniei cu România.
Ziua de 1 decembrie a devenit după evenimentele din decembrie 1989 Ziua Naţională a României.

Sursa: UNIMEDIA
Reporter: Maia Visterniceanu
http://www.unimedia.md/?mod=news&id=14694

martedì 10 novembre 2009

Moldova: fumata nera. Crisi politica senza fine.

La Moldova è vicina alla paralisi del potere. Per la terza volta in pochi mesi il Parlamento nazionale non è riuscito ad eleggere il presidente della repubblica. La maggioranza centrista può contare solo su 53 seggi. Ne servono 61 su 101. I deputati dell’opposizione hanno abbandonato l’aula. Il candidato proposto, Marian Lupu, è un ex comunista, che attira forti antipatie dagli ex compagni di partito.
Nella precedente legislatura, durata poche settimane, ai comunisti mancava solo un voto per scegliere loro la massima carica del Paese. Dopo lunghe ed interminabili consultazioni, precedute da gravi disordini di piazza, la parola tornò agli elettori. Alle ultime elezioni, tenutesi in luglio, il Pc ha perso il potere e detiene soltanto 48 mandati.
Il rischio è che adesso si torni di nuovo alle urne. Le possibilità di un qualche accordo sono poche come alto è il rischio d’empasse. Entro il 10 dicembre è prevista una seconda votazione parlamentare. Se dovesse andare male ve ne sarà una terza.
In caso di fumata nera le prossime elezioni generali non si potranno tenere prima dell’autunno 2010.
La riforma costituzionale di un sistema elettivo così complicato sarà uno dei passi essenziale per rendere più moderno questo Paese, che resta uno dei più poveri del Vecchio Continente e mira ad una rapida integrazione con l’Unione europea.
11 Nov 2009
Espolde il gasdotto che trasporta gas ai Paesi dei Balcani in Moldavia.
Belgrado - Uno dei gasdotti destinati alla fornitura di gas russo verso i Balcani è esploso questa mattina nel sud della Moldavia, ma l'incendio è stato rapidamente spento. La consegna del carburante ha continuato scavalcando le parti danneggiate, come reso noto dal servizio ufficiale per la protezione civile e di emergenza, Sergei Barbu, all'Agenzia Itar-Tass. Egli ha spiegato che l'esplosione è avvenuta circa alle 4:30 (ora locale) a circa cinque chilometri dal villaggio Saici, che confina con la zona di Odessa in Ucraina. Questa è la seconda esplosione di quest'anno nel gasdotto russo destinato alla consegna di gas ai Balcani attraverso la Moldavia. La prima esplosione è avvenuta il 1 Aprile di quest'anno nella repubblica di Pridnjestrovlje, a causa di un danneggiamento della tubatorua, ricorda l'agenzia russa.
09.11.2009,16:27
Moldova: a vuoto nuovo tentativo eleggere presidente.
MOSCA - In Moldova è fallito in parlamento un nuovo tentativo, il terzo, di eleggere il presidente della repubblica. L'unico candidato era il leader del partito democratico Marian Lupu.I 48 deputati del partito comunista, all'opposizione, hanno deciso di non partecipare alla votazione e hanno abbandonato l'aula. Per eleggere il presidente servono almeno 61 voti (sul totale di 101 deputati del parlamento), ma le forze di governo - l'Alleanza per l'integrazione europea - dispongono di soli 53 deputati.Il leader dei comunisti, Vladimir Voronin, del quale è scaduto il secondo mandato come presidente, ha detto che la decisione di non partecipare al voto è stata presa per protesta contro la "politica antipopolare" del nuovo governo. I comunisti, ha aggiunto, non intendono appoggiare non solo Lupu ma nessun altro eventuale candidato della coalizione di governo.Obiettivo dei comunisti, ha sottolineato Voronin, è quello di andare a nuove elezioni per prendersi la rivincita sulla sconfitta subita nel voto del 29 luglio scorso.Se i comunisti boicotteranno la nuova tornata elettorale in programma fra trenta giorni, dovrà essere sciolto il parlamento, ma nuove elezioni - stando alle modifiche della legge elettorale approvate di recente - potranno tenersi non prima dell'autunno 2010.10 novembre 2009 - 11.06
http://www.swissinfo.ch/ita/rubriche/notizie_d_agenzia/Moldova_a_vuoto_nuovo_tentativo_eleggere_presidente.html?siteSect=146&sid=11473999&ty=ti&positionT=1

sabato 31 ottobre 2009


VICTOR DRUȚĂ

BONJOUR,MADAME
Ați înțeles deja că voi vorbi de Mihai Ghimpu. Dar aveți nițică răbdare,că o voi începe mai de departe.
Comuniștii ruși care realizaseră revoluția din 1917 erau niște burghezi cu educație rafinată și maniere impecabile. Lenin,Trotzki,Lunaciarski erau oameni de lume,burghezi cu idei progresiste,care au dorit ca bunurile culturii și civilizației să aparțină și muncitorilor,și țăranilor. Că intențiile lor nobile au eșuat în mare parte e o altă socoteală. Generațiile elitei sovietice care au urmat au fost desigur mai puțin educate în sens burghez,pentru că proveneau dintre muncitori și țărani. Dar odată cu evoluția societății sovietice,elitele sovietice s-au apropiat din ce în ce mai mult de standardele de educație burgheze. Dacă Hrușciov era cam necioplit,apoi Gorbaciov ajunsese să fie aproape domn. Acuș ajungem și la Ghimpu.
Pe teren moldovenesc nu am prea avut elite politice relevante. Oricum,Snegur și Lucinschi făceau parte din ultima generație de politicieni sovietici care aveau un standard de cultură de bine de rău acceptabil pentru Moldova. Cu venirea la putere a comuniștilor însă situația degradează în mod evident. Generalul de miliție Voronin făcea parte din subarboretul clasei conducătoare sovietice și manierele sale erau grosolane, iar glumele sale—de prost gust. Dar Voronin s-a înconjurat și cu oportuniști politici posesori ai unei educații mult mai elevate. Cazul cel mai evident e acela al lui Marian Lupu. Aproape că am ajuns și la Mihai Ghimpu.
Opoziția față de partidul comuniștilor din Moldova nu a avut doar un caracter politic. Comuniștii au fost detestați și pentru modul lor aberant de a se mișca pe terenul culturii. Susținerea ideii limbii moldovenești a fost demonstrarea exactă a faptului că partidul comuniștilor nu e decât un club al inculților.
Iată de ce,atunci când opoziția a învins la alegeri,cei care au jubilat pentru victorie au sperat că ia sfârșit—în sfârșit!-- epoca inculților și începe o frumoasă stagiune politică marcată de multă cultură și bune maniere.Pentru că la putere au venit liberalii,iar liberalii sunt burghezi,iar burghezii sunt culți,educați,manierați. Uite-l pe Ghimpu în alineatul următor.
Dar vai! O cruntă dezamăgire ne-a așteptat pe noi toți cei care am nutrit această speranță! Pentru că Președinte al Parlamentului Republicii Moldova--
și Președinte interimar al Republicii Moldova—a devenit Mihai Ghimpu. Acest om a reușit într-un scurt interval de timp să bată recordul grosolăniei deținut până atunci de Voronin și să facă insuportabile ședințele parlamentului. Replici cu atac la persoană tip ,,dorogoi moi borodatâi”,închideri frecvente de microfoane ale deputaților care iau cuvântul,apostrofări insolente. După care Mihai Ghimpu debutează strălucit și în diplomație:declară că CSI E O BABĂ CE TRAGE SĂ MOARĂ IAR MEMORANDUMUL KOZAK—UN MOȘNEAG CARE A ȘI MURIT. Abia se potolește zarva stârnită de o pătăranie,că Mișa spune alta:BONJOUR,MADAME,CUM ZIC POLONEJII. ...Of și iară of.
Stimați moldoveni din toată Italia! Pentru asta ați votat voi liberalii,ca să trageți cu obrazul acuma pentru gogonatele lui Mihai Ghimpu? Pentru asta ați pierdut bunătate de duminică în aprilie,pentru asta v-ați luat învoire de la lucru miercuri,pentru asta ați plătit drumul până la Roma și până la Bolonia?!Pentru ca Ghimpu să-și bată joc de mandatul pe care i l-ați dat voi? Hai spuneți! Eu vă propun să i-o zicem verde în ochi:
,,Michele! Calma! Smettila una volta per tutte a rompere le palle con le tue cazzate! Hai capito?!”
Și dacă nu înțelege limba noastră,să i-o spunem moldovnește:
,,Mișa! Da tî șto! Lasă pătărăniile pentru când te-i duce la râbalcă,da când ieși în lume,mai ie sama cum se poartă ceilalți,uite la Filat,la Lupu. Fii cuminte. Și dacă te-i purta frumos,te-alegem Președinte a Italiei. LADNO?”

venerdì 23 ottobre 2009

Strasburgo, 21 ottobre 2009.
Nella sua veste di Vicepresidente della Commissione Affari Esteri, l'On. Fiorello Provera (Lega Nord) rappresenta oggi il Parlamento europeo al vertice di Stoccolma tra i Presidenti delle Commissioni Affari Esteri dei Parlamenti nazionali dell'Ue e dei 6 Paesi che hanno aderito al Partenariato orientale (Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldova e Ucraina).
Il Presidente del Parlamento europeo Jerzi Buzek ha incaricato l'On. Provera di rappresentare il Parlamento europeo per questo negoziato insieme al co-presidente dell'assemblea EURONEST, il socialista bulgaro Kristian Vigenin.L'incontro, ospitato dal Parlamento svedese, ha gettato le basi per un nuovo meccanismo di cooperazione interparlamentare tra il Parlamento europeo, i Parlamenti nazionali Ue e i Parlamenti dei Paesi partner, nell'ambito della politica di vicinato europea che intende associare più strettamente i paesi dell'Europa orientale e caucasica alle politiche comunitarie.
Office of Mr. Fiorello Provera MEP Vice-chairman of the Committee on Foreign AffairsBrussels:
Tel. +32 228 47745
Fax +32 22849745
Strasbourg:
Tel. +33 3881 77745
Fax +33 3881 79745
www.gazzettadisondrio.it

mercoledì 7 ottobre 2009


La 02 octombrie a fost înregistrată la Primărie declaraţia prealabilă privind desfăşurarea unui miting de comemorare a victimelor din aprilie 2009, ca urmare a manifestaţiilor din aceeaşi lună.

Acţiunea va avea loc pe data de 7 octombrie, ora 18, la exact şase luni din ziua când regimul a făcut primele victime printre participanţii la protestele anticomuniste. Începere la monumentul lui Ştefan cel Mare, cu deplasare spre Piaţa Marii Adunări Naţionale (PMAN). În PMAN vor fi depuse lumânări, ca simbol al durerosului aprilie 2009, de care nu uităm.

Se vor aduna semnături pe o petiţie prin care cerem tragerea la răspundere, nu doar demiterea a celor care se fac vinovaţi!

Iniţiatorii acţiunii sunt grupul de initiativa “ÎMPOTRIVA TORTURII” şi Asociaţia Hyde Park.

martedì 6 ottobre 2009

Verso l'Europa.


Vladimir Filat, dal 25 settembre scorso a capo in Moldavia di un governo di coalizione ribattezzatosi Alleanza per l’Integrazione Europea, racconta in esclusiva ad Osservatorio obiettivi, priorità e sfide del suo esecutivo.

A 18 anni dalla dichiarazione di indipendenza la Moldavia si trova per la prima volta ad avere un esecutivo liberale e filo-europeo e i comunisti all’opposizione. A cosa si deve questo risultato?

Fra i fattori che hanno influenzato questo storico risultato menzionerei, per primo, la voglia di libertà e di cambiamento della maggioranza dei cittadini moldavi. In questo senso il voto del 29 luglio 2009 è stato decisivo. Sono fermamente convinto che questo successo elettorale sarebbe potuto essere più ampio se il voto non fosse stato influenzato dal governo comunista. I media pubblici sono stati utilizzati come strumento di propaganda dal Partito di governo, il PCRM, che ha ampiamente attinto a risorse pubbliche per la sua campagna elettorale. Per un grande numero di moldavi all’estero non sono state create le condizioni per permettere loro di partecipare al voto. Nonostante queste mosse la democrazia in Moldavia ha vinto. Un altro fattore che ha reso possibile l’instaurarsi di un governo liberal-democratico è la coesione fra i 4 partiti (Partito Liberal Democratico, Partito Democratico, Partito Liberale, Alleanza Moldavia Nostra) che hanno dato vita all’AIE, l’Alleanza per l’Integrazione Europea.

Quali sono gli obiettivi principali del suo esecutivo?
Noi riceviamo il potere in condizioni di grande caos, un caos volutamente provocato da quelli che hanno guidato la Moldavia fino ad oggi. Le istituzioni statali sono state lasciate allo sbando, noi vogliamo instaurare ordine in questi istituti affinché i nostri cittadini si sentano più sicuri. Le nostre priorità, quelle su cui il governo si impegnerà sin da subito, sono il superamento della crisi economico finanziaria, la crescita economica, la supremazia della legge, la funzionalità dello Stato di diritto, la decentralizzazione del potere con un maggior ruolo alle autonomie locali, la ricerca di una valida e duratura soluzione per quanto riguarda la Transnistria. In altre parole, ci proponiamo di rilanciare completamente i processi di modernizzazione e di integrazione europea del Paese.

Vlad Filat Come si muoverà il suo governo per risolvere il conflitto congelato con la repubblica secessionista di Transnistria visto che nel lungo periodo questa situazione pregiudica un eventuale ingresso nella UE?
La nostra visione su questo problema è assai chiara: la riunificazione del Paese deve avvenire sulla base ed entro i limiti della Costituzione della Repubblica Moldova, nel quadro legislativo in vigore e secondo gli standard internazionali. Noi propendiamo esclusivamente per una soluzione pacifica del problema transnistriano attraverso un processo di negoziati trasparenti, nel formato 5+2 (Russia, Ucraina, OSCE, Moldavia, Transnistria con Unione Europea e Stati Uniti come osservatori). Nessun’altra via è possibile. Valorizzeremo al massimo tutte le possibilità interne ed esterne per porre fine a questo conflitto. Quando parlo di possibilità interne mi riferisco innanzitutto a condizioni di attività economiche e di affari attrattive, a una democrazia funzionale, a un sistema sociale performante e a una giustizia indipendente. L’insieme di queste condizioni renderà più attrattivo il territorio sulla sponda destra del fiume Dnestr e convincerà i cittadini della regione transnistriana che un futuro prospero e sicuro è possibile solo in una Moldavia integra e democratica.

Negli ultimi tempi le relazioni diplomatiche tra Moldavia e Romania sono state piuttosto tese. In che modo il suo governo cercherà di recuperare un dialogo costruttivo con Bucarest?

Nelle relazioni con la Romania promuoveremo una politica di cooperazione e di buon vicinato per normalizzare e dare maggior impulso ad una cooperazione bilaterale. Il nostro governo ha già abolito quel regime di visti discriminatorio per i cittadini romeni che era stato introdotto da Voronin. Occorrerà anche siglare una convenzione sul piccolo traffico di frontiera e iniziare un partenariato strategico di lunga durata nel campo dell’integrazione europea. Abbiamo bisogno della preziosa esperienza della Romania per armonizzare la nostra legislazione e per implementare quella comunitaria. La Romania si è già dichiarata disponibile a fornirci il suo aiuto in tal senso. L’11 novembre scade il termine per l’elezione del nuovo presidente, dopo le dimissioni di Voronin.

Riuscirete a trovare un accordo con l’opposizione comunista su un candidato comune o si dovrà ricorrere ad una consultazione popolare?

I comunisti moldavi hanno perso il contatto con la realtà, ammesso che questo contatto l’abbiano mai avuto. Per questo sono poco ottimista rispetto a un possibile accordo per l’elezione del capo dello stato. È probabile che non vogliano discutere con l’Alleanza per l’Integrazione Europea, sperando di forzare la situazione per portare il paese verso elezioni anticipate. In questo caso i comunisti si tenderanno una trappola dalla quale potrebbero non uscire mai più. Sono convinto che l’ostruzionismo dei comunisti non ci impedirà di andare avanti sulla strada della democratizzazione e dell’europeizzazione del nostro Stato. I comunisti vogliono una nuova consultazione elettorale per prendersi una rivincita, ma rischiano invece di ricevere in cambio dal popolo uno smacco ancora più sonoro: un sì quasi unanime per l’elezione del Presidente attraverso il voto diretto, espresso nell’ambito di un referendum nazionale.

Quali sono gli impegni in termini di riforme politiche ed economiche che il suo governo assumerà con il Fondo Monetario Internazionale per ottenere nuovi finanziamenti?

Nel rapporto con il FMI e con tutti gli investitori stranieri ci impegniamo ad assicurare, in primo luogo, stabilità politica, stato di diritto, istituzioni democratiche funzionali, giustizia indipendente e stampa libera. Capisco perfettamente che senza queste condizioni nessuno correrà il rischio di fare investimenti nella Repubblica Moldova. Sul piano economico, ci muoveremo per cambiare i paradigmi di sviluppo del Paese, passando da un’economia basata sul consumo ad un’economia fondata su investimenti, innovazione e competitività. I nostri maggiori obiettivi sono decentralizzazione e liberalizzazione delle attività economiche e smantellamento dei vecchi monopoli. Tutti i soggetti economici, sia locali che esteri, saranno tutelati dalla legge. Questi i nostri punti fermi: libera competizione, trasparenza e responsabilità nell’utilizzo di risorse finanziarie pubbliche, lotta alla corruzione.

Come giudica la politica dell’attuale amministrazione americana nei confronti dei paesi ex sovietici come Moldavia, Georgia e Ucraina i cui governi democraticamente eletti manifestano la volontà di allontanarsi da Mosca?

Nel rapporto fra gli Stati Uniti ed i Paesi ex sovietici c’era spazio per un maggior impegno. Certo, bisogna anche stare attenti a non irritare Mosca. Noi abbiamo già le rassicurazioni da parte dell’amministrazione USA che aiuterà la Repubblica Moldova nel suo sforzo per la democrazia e per l’integrazione europea. Credo che questo sforzo si concretizzerà a breve nel quadro di un partenariato strategico tra Washington e Chişinău.
Si ringrazia per la gentile collaborazione Gianni Boninsegna
06.10.2009 scrive Massimiliano Di Pasquale

giovedì 24 settembre 2009

Fare breccia in Transnistria.
24.09.2009

Poster di Medvedev e Che Guevara decorano la sede di Proriv (G. Comai) Alena Arshinova è la leader di “Proriv”, organizzazione giovanile che si batte per il riconoscimento internazionale della Transnistria, territorio de facto indipendente che in era sovietica apparteneva alla Repubblica Socialista Sovietica moldava. L'abbiamo incontrata nella sede dell'organizzazione a Tiraspol. Un'intervista ”Proriv” (traducibile come “fare breccia”, “sfondare”) è stata fondata nel 2005 come organizzazione giovanile patriottica e a favore della Russia, con lo scopo di preservare la Transnistria dall'ondata delle “rivoluzione colorate” che stava prendendo piede nell'area post-sovietica e di sostenere il riconoscimento internazionale della Transnistria come stato indipendente. Che cos'è diventata oggi Proriv?
Proriv è un movimento sociale, un'organizzazione giovanile e un partito politico. L'organizzazione giovanile è stata fondata quattro anni fa, e il partito politico un anno più tardi, perché ci siamo resi conto che nessuno dei partiti presenti qui in Transnistria era in grado di rappresentare le nostre opinioni. Cerchiamo di incoraggiare una nuova generazione di giovani che siano attivi in qualsiasi ambito, non solo politico ma anche nella vita sociale, nell'economia e in altri campi. Abbiamo anche i nostri media, un sito internet e un giornale. Il giornale è veramente importante per la nostra organizzazione perché tutti gli altri media locali non parlano mai delle nostre attività. Abbiamo la nostra posizione indipendente e, certamente, questo non piace alle autorità della Transnistria. Loro vogliono controllare tutto qui, ma noi manteniamo la nostra opinione. Non abbiamo più la possibilità di andare in televisione, il nostro programma radiofonico è stato sospeso dal ministero dell'Informazione e hanno tentato di chiudere il nostro giornale. Le autorità stanno perfino cercando di cacciarci dalla nostra sede principale qui nel centro città.
Qual è la posizione di Proriv per ciò che riguarda le relazioni della Transnistria con i suoi vicini? La nostra organizzazione è a favore della Russia. Abbiamo avuto un referendum [in un referendum del 2006 più del 97% dei votanti si è espressa a favore dell'indipendenza e dell'unione con la Russia] e la maggior parte dei nostri cittadini ha votato a favore dell'unione con la Russia. Condividiamo radici comuni con la Russia. E anche i nostri giovani cercano di studiare a Mosca, San Pietroburgo e altre città russe. Ma per quello che mi riguarda ho senz'altro amici in molti altri posti come Bucharest, Chişinău, Kiev... Il nostro governo a volte non ci tollera perché noi vogliamo che vi siano dei negoziati tra Moldavia e Transnistria e che l'Unione Europea e la Federazione Russa trovino un compromesso per ciò che riguarda questa ed altre questioni.
Cosa pensa della situazione irrisolta tra Transnistria e il Governo di Chişinău?
Indubbiamente vogliamo che si raggiunga un'intesa. A conferenze o tavole rotonde si trova spesso qualcuno che afferma che la Transnistria è un territorio autonomo all'interno della Moldavia. Dichiarazioni come questa mi fanno soltanto ridere, perché come potete vedere non è una regione autonoma, ma uno stato separato. La gente non dovrebbe mentire a se stessa, questo è uno stato separato. Abbiamo uno stato indipendente, ma non riconosciuto, e la gente non ne può più. Ed è veramente difficile vivere in uno stato quando le autorità locali fanno cattivo uso dei loro poteri... Ci ha detto alcune ragioni del perché non piacete alle autorità locali. Ci dice quali sono le cose che a voi non piacciono delle autorità locali?
Oggi siamo in una situazione difficile non solo perché non siamo riconosciuti ma anche a causa delle lotte interne alla Transnistria. Con questo intendo la guerra tra potere esecutivo e legislativo, tra Presidente e Parlamento. Ritengo che tutto ciò non sia salutare per il nostro piccolo Paese non riconosciuto. Queste persone stanno cercando di dividere la nostra società. Durante gli anni che hanno seguito la caduta dell'Unione Sovietica eravamo come un'unica persona, ciascuno desiderava una comunità forte, lottare per l'indipendenza. Avevamo passione. Ora abbiamo una moltitudine di posizioni differenti, alcuni supportano il Presidente, altri il Parlamento. Altri ancora né l'uno né l'altro, come me. Ma non credo che questo sia un momento opportuno per avere conflitti interni.
Avete proposte di riforma concrete?
Noi vogliamo un sistema elettorale proporzionale con un Primo Ministro e un Governo. Temo che non lo avremo presto. Ma vorremmo che la gente ne discutesse. Inoltre non ci piacciono certi atteggiamenti dell'amministrazione statale, per esempio quando tentano di vietare le nostri manifestazioni. Una volta ci siamo appellati alla corte contro una decisione delle autorità locali e abbiamo vinto. Nessuno credeva che avremmo vinto, ma è successo. Siamo pro-russi ma non vogliamo che il governo ci dica cosa è giusto e cosa non lo è. Vogliamo pensare con le nostre teste. Come si è sviluppato negli ultimi anni il settore delle organizzazioni non governative in Transnistria?
Vi sono state fasi differenti. La gente qui è veramente attiva, ci sono molte persone di talento e il settore delle ONG è molto interessante. Ma il suo sviluppo dipende dalla situazione politica interna. Questo è un periodo favorevole, ma ad esempio quattro anni fa non era così. Oggi qui abbiamo più di 2000 ONG.
Realisticamente, quante di queste sono attive?
Concretamente sono circa dieci le ONG che possono dirsi attive, forse venti. A volte collaboriamo con loro. A dire la verità siamo più coinvolti in progetti politici e sociali come tavole rotonde, conferenze e simili. Ma forse sarebbe necessario assumere una posizione comune su varie questioni, in primis il conflitto tra Moldavia e Transnistria.
Ritenete possibile sostenere il processo di pace a partire dalla base? Crede che sia fattibile e utile avere un dialogo con le organizzazioni attive a Chişinău?
Crediamo che sia utile non solo comunicare attraverso mezzi informali, ma esprimere la nostra posizione, le nostre idee e spiegare ciò che sta avvenendo in Transnistria. Qui in Transnistria siamo al corrente di ciò che accade a Chişinău e in Moldavia ma so che la maggioranza dei giovani moldavi non sa come stanno le cose in Transnistria. Potrei parlare senza problemi dei principali personaggi della politica interna moldava, tutti qui sono in grado di farlo. Ma nessuno a Chişinău conosce i politici della Transnistria. Penso che per noi sia veramente importante, perfino necessario, spiegare che cosa sta succedendo qui, in modo che sia chiaro perché siamo qui, perché abbiamo determinate idee e perché non vogliamo fare parte della Moldavia.
Proriv si autodefinisce un'organizzazione patriottica. Che cosa è per lei “patria”?
Posso dirti che ho vissuto tutta la mia vita cosciente qui in Transnistria e questa è la mia patria. Ma anche la Russia è la mia patria e mi considero una cittadina del mondo. Sono nata in Germania, ho parenti in Siberia e mio padre è un militare russo che si è trasferito qui. Ho sangue bielorusso, polacco, turco, italiano, americano, russo e ucraino e forse altro ancora. Questa è il motivo per cui mi considero cittadina del mondo. Siamo seduti qui assieme, ma veniamo da paesi diversi e possiamo comunicare tra di noi in modo molto semplice e avere relazioni strette. Ma sento che questa è la nostra patria. Viviamo qui, e desideriamo che la nostra gente viva in condizioni migliori, se lo merita, ce lo meritiamo. E faremo tutto il possibile per rendere migliori le condizioni di vita di chi come noi decide di rimanere qui.

venerdì 18 settembre 2009

Noul presedinte al Republicii Moldova se tine de promisiuni. La doua zile dupa ce declara ca primul lucru pe care il va face dupa ce va fi confirmat presedinte va fi sa scoata vizele pentru romani, Mihai Ghimpu a semnat decretul care stabileste acest lucru. Presedintele interimar moldovean a semnat aseara decretul de anulare a vizelor, care intra in vigoare de astazi.

Cetatenii romani care vor dori sa treaca granita spre Republica Moldova vor putea face acest lucru fara sa mai aiba nevoie de viza, incepand de astazi. Ieri, presedintele moldovean a anulat, prin decret, decizia Guvernului din 8 aprilie de introducere a regimului de vize cu Romania. "Vineri decretul va fi publicat in Monitorul Oficial si cetatenii romani vor putea intra, in aceeasi zi, in Republica Moldova fara vize. Urmeaza ca granicerii sa se conformeze decretului presedintelui statului", a spus, ieri, Mihai Ghimpu, intr-o conferinta de presa.


Ghimpu, care a fost confirmat presedinte al Republicii Moldova, in urma cu doua zile, a spus ca vamesii care nu vor respecta decretul presedintelui Republicii Moldova privind ridicarea vizelor pentru Romania vor fi trasi la raspundere.

"Decretul presedintelui este obligatoriu pentru toate organele puterii din stat. Daca vamesii nu-l vor respecta, vor fi trasi la raspundere. Un stat de drept nu poate trai in afara legii. Am trait opt ani asa, ajunge!", a spus presedintele interimar, citat de Realitatea.net.

Ghimpu ataca fosta guvernare comunista

Seful statului moldovean s-a declarat rusinat de fosta guvernare comunista si a dat asigurari ca va lua decizii prin care sa fie inlaturate efectele deciziilor gresite de pana acum. El a spus ca a semnat acest decret pentru ca inca din 2006 Chisinaul printr-o lege a abolit regimul de vize cu cetatenii UE, si o hotarare de Guvern nu poate sa anuleze legea, noteaza Realitatea.net.

Vizele pentru cetatenii romani au fost introduse la inceputul lunii aprilie, dupa ce fostul presedinte Vladimir Voronin a acuzat Romania de interventie in treburile interne ale Moldovei. Decizia a fost luata pe fondul protestelor de strada, prin care cetatenii moldoveni au contestat rezultatele alegerilor parlamentare din aprilie, castigate de comunisti.

giovedì 17 settembre 2009


Republica Moldova a ridicat vizele pentru cetăţenii români
.


Preşedintele interimar al Republicii Moldova, Mihai Ghimpu, a anulat regimul de vize cu România printr-un decret prezidenţiaL, care intră în vigoare începând de vineri.
"Vineri decretul va fi publicat în Monitorul Oficial şi cetăţenii români vor putea intra, în aceeaşi zi, în Republica Moldova fără vize. Urmează ca grănicerii să se conformeze decretului preşedintelui statului", a spus Mihai Ghimpu,preşedintele interimar.
Ghimpu a anunţat într-o conferinţă de presă că a anulat joi, prin decret, decizia Guvernului din 8 aprilie de introducere a regimului de vize cu România. Şeful statului a avertizat că vameşii care nu vor respecta decretul preşedintelui Republicii Moldova privind ridicarea vizelor pentru România vor fi traşi la răspundere. "Decretul preşedintelui este obligatoriu pentru toate organele puterii din stat. Dacă vameşii nu-l vor respecta, vor fi traşi la răspundere. Un stat de drept nu poate trăi în afara legii. Am trăit opt ani aşa, ajunge!", a spus preşedintele interimar. Ghimpu a spus că a semnat acest decret pentru că încă din 2006 Chişinăul printr-o lege a abolit regimul de vize cu cetăţenii UE, şi o hotărâre de Guvern nu poate să anuleze legea. "Iată cum au guvernat comuniştii. Mi-e ruşine că am avut astfel de guvernare, care încă mai şi declara că doreşte integrare europeană", a spus Ghimpu. "Reieşind din faptul că Guvenrul a încălcat legea menţionată şi că România este membră a UE, am semnat decretul privind suspendarea acţiunii hotărârii Guvernului", a spus preşedintele interimar. Potrivit preşedintelui moldovean, Constituţia oferă şefului statului dreptul de a suspenda deciziile Guvernului cu obligaţia de a sesiza Curtea Constituţională. "Sesizarea este deja pregătită, dar cred că noul Guvern va aboli această decizie fără să aştepte verdictul CC", a spus Mihai Ghimpu.Vladimir Filat a dat asigurări că România va putea deschide două consulate noi – la Bălţi şi Cahul, pentru a facilita procesul de eliberare a vizelor cetăţenilor moldoveni de la nordul şi sudul Republicii Moldova. "Chişinăul însă va dori de asemenea să deschidă consultate în România – la Iaşi, dar şi în altă parte, pentru a asigura cu servicii consulare în condiţii optime cetăţenii Republicii Moldova", a declarat viitorul premier moldovean, Vlad Filat.

mercoledì 16 settembre 2009


Bye bye comunisti .


Ormai confinati in poche province, gli orfani del regime sovietico lasciano il posto a una nuova Moldova. Che guarda a Occidente .

Ha annunciato le dimissioni e sarebbe pronto a fare le valigie. «Resto un semplice deputato», ha dichiarato Vladimir Voronin proprio il giorno della festa dell’Indipendenza moldova, il 25 agosto scorso. Voronin, ultrasettantenne ex capo di Stato della piccola repubblica ex sovietica nonché leader del locale Partito comunista non può essere ricandidato alla prima carica del paese secondo le leggi vigenti. Non si tratta solo di stanchezza. I giornalisti bene informati di Chisinau aggiungono anche che l’ex leader starebbe già preparandosi a un dorato esilio moscovita. Che la villa di Condrita, sicuro rifugio del premier, sarebbe già stata svuotata di tutte le ricchezze accumulate in otto anni di potere assoluto dagli uomini della sicurezza: «Il leader è stanco, sa che il suo tempo è passato. Non ha neppure ottenuto le garanzie che si aspettava dal capo del governo russo Medvedev, nell’ultimo vertice di Soci», spiega Val Butnaru, direttore del Jurnal de Chisinau e accreditato intellettuale locale. «I russi – continua – hanno detto apertamente a Voronin di essere disposti a dialogare con qualsiasi governo venga fuori da queste ennesime elezioni del 29 luglio. Chi ha orecchie per intendere, intenda. E senza l’aperto sostegno russo, ai comunisti moldovi restano molte meno carte da giocare sul tavolo», chiarisce Butnaru. Ai russi interessa molto di più che sopravviva l’enclave transnistriana: la Moldova potrebbe anche passare sul fronte occidentale o mantenere perlomeno una posizione neutralista.
L’ex Bessarabia, russofona e romanofona insieme, sembra dunque svoltare ad Ovest, dopo due elezioni, entrambe invalidate con cavilli burocratici dai comunisti. L’ultima tornata, però, il 29 luglio scorso, il giochetto non ha funzionato. Allo spoglio dei voti, al partito è sì rimasta la maggioranza relativa, con il 44 per cento dei consensi, ma ora i comunisti devono fare i conti con l’opposizione di quattro partiti di centrodestra coalizzati. Un disastro per gli eredi di Voronin, guidati dall’ideologo Marc Tcaciuk, che miravano a dividere i moderati ed esprimere ancora il nuovo presidente. Niente da fare: anche nella sonnolenta Moldova, si cambia davvero. Che la situazione stesse mutando, del resto, lo si era capito da molte avvisaglie: ultimi ma non secondari, i moti del 7 aprile scorso, con gli studenti che hanno assaltato il palazzo del governo protestando per l’immobilismo dei politici e del primo ministro Zinaida Grecianii di fronte alla crisi economica. Tre morti alla fine degli scontri e le accuse dei comunisti che ad organizzare i tumulti siano stati i servizi segreti rumeni. Anche gli intellettuali alzano la testa: il loro simbolo resta Grigori Vieru, scrittore scomparso appena un anno fa. Ma un po’ tutta l’intellighenzia moldova, nel cinema, nel teatro, nella musica, guarda ad Ovest: «Veniamo da una pazienza eterna – spiega a Tempi Dumitru Crudu, della rivista Stare de Urgenta – e abbiamo imparato a sopravvivere in decenni di censura. Non credo che il vero problema sia l’identità moldova: se siamo, in altre parole, più russi o rumeni come popolo. Il problema è la voglia di libertà, e di miglioramento economico, che il governo di Voronin non riesce più a garantire». Crudu ha dedicato l’ultimo libro, Macello in Georgia al conflitto caucasico, conosce bene le realtà dell’ex impero sovietico. «Non bisogna spezzare la realtà in due – aggiunge l’avvocato Eduard Digore. Moldovi tutti anticomunisti o tutti filorumeni? Non direi. Certo, in ogni caso, tutti filoeuropei».
Agli eredi della falce e martello resta qualche consenso nelle province, in città come Balti o Cahul, ma la capitale è saldamente in mano alla nuova generazione di politici: tutti schierati verso Occidente. A cominciare da Dorin Chirtoaca, 32 anni, giovane e dinamico sindaco. Proseguendo con Marian Lupu, conservatore, e soprattutto con Vlad Filat, 45 enne leader del Partito liberaldemocratico e uomo di punta dello schieramento moderato. Per frenare in qualche modo “il cambio”, i comunisti hanno tentato il ricorso alla Corte Costituzionale (che
l’ha respinto la settimana scorsa) sulla presunta illegalità delle elezioni e l’abbandono del Parlamento. Un Aventino che non cambia comunque le carte in tavola e che comunque non ha impedito all’alleanza moderata di eleggere il nuovo speaker del parlamento, Mihai Ghimpu, del Partito liberale. «Assistiamo a una transizione lenta ma inesorabile – spiega a Tempi l’ambasciatore d’Italia Stefano De Leo – gli artifizi o i cavilli giuridici non possono bloccare la svolta».

Badanti, manovali e vino.
Intanto, pacifici ma non abulici, i 3 milioni e mezzo di moldovi stanno a guardare le manovre del palazzo. Banalizzando, si potrebbe dire che il paese esporta badanti, manovali e vino. Quasi ogni famiglia moldova ha un parente che lavora all’estero: Italia in primis, dove la colonia di emigrati raggiunge le 400 mila persone, ma ci sono moldovi anche in Francia e Spagna. Le rimesse di questi migranti sono decisive per mantenere l’economia locale, come spiega monsignor Cesare Lodeserto, della fondazione Regina Pacis: «Non solo rimesse. Gli aiuti dei governi europei stanno aumentando decisamente. Parlo di aiuti in denaro, ma anche di aiuti in infrastrutture: strade, ponti, vie di comunicazione. Sostegni che, soprattutto fuori dalla capitale, sono preziosi per alzare il livello di vita della popolazione». Lo stipendio medio a Chisinau è di 200 euro, mentre in periferia si può anche sopravvivere con ottanta euro. I pensionati usano lo scambio in natura: polli e oche in cambio di legna per passare un inverno tranquillo. «Un’altra dimensione di vita. Dove però i valori umani restano molto forti. Come fondazione e come Chiesa cattolica lavoriamo naturalmente per il ricongiungimento delle famiglie – continua il monsignore –, ma anche per favorire il lavoro stagionale come forma di sostentamento. L’unica soluzione che permetta di non interrompere il legame fra genitori e figli, che permetta ai migranti di riportare in patria le conoscenze, artigianali e professionali, accumulate da noi in Italia». Se la capitale dell’ex “vigneto dell’Unione Sovietica” raggiunge il milione di abitanti, le campagne restano semiabbandonate. Bambini e vecchi pagano il dramma di una nazione che perde il cuore della propria forza lavoro. Intendiamoci: non è in discussione il sostentamento. Non si muore di fame in Moldova. Il problema resta l’educazione, la guida di una generazione abbandonata a se stessa.
Ernesto Massimetti 15/09/2009

venerdì 28 agosto 2009


Voronin către Filat: Du-te dracului! (...)
Lasă că ne clarificăm noi prin alte metode cu

Astazi, ora 16:48
28 August 2009 19:31

Era de aşteptat ca alegerea şefului parlamentului Republicii Moldova, a preşedintelui şi a primului ministru să facă valuri, dar s-a ajuns la înjurături.
În timpul şedinţei parlamentare, preşedintele Voronin nu a renunţat la atitudinea agresivă, jignindu-l şi ameninţându-l pe Vlad Filat, liderul Partidului Democrat-Liberal şi persoana propusă să ocupe funcţia de premier Republicii Moldova.
În timp ce Vlad Filat a făcut un apel la reprezentaţii comunişti să nu părăsească sala, în încercarea de a boicota şedinţa pentru că, oricum, alegerile vor fi făcute şi fără ei, Voronin a izbucnit în limba rusă: "Du-te dracului! Ce ai să ne sperii tu pe noi puştiule. Lasă că ne clarificăm noi prin alte metode cu tine!"
Întrebat de jurnalişti cum comenteză incidentul, Filat a spus că Voronin a depăşit orice limită, dar nu consideră că a fost înjurat: "Voronin nu are calităţi să mă înjure. Şi-a permis o golănie. Nu ştiu ce l-a enervat, prezenţa mea îl deranjează, pentru că ştie ce urmează".
Potrivit lui Filat, prima decizie a guvernului de la Chişinău va fi retragerea vizelor pentru cetăţenii români.
"Dacă vom institui guvernul vom începe negocierile cu FMI şi Banca Mondială pentru ca cel târziu la sfârşitul lui noiembrie să primim prima tranşă dintr-un împrumut.
Moldova are un deficit de 6 miliarde, la un PIB de 17 miliarde", a mai spus Filat

domenica 23 agosto 2009

DEMOCRATIA NU POATE FI INSTAURATà INTR'O SINGURà NOAPTE.

Matteo Mecacci este deputat în Parlamentul italian din partea Partidului Radical, formaţiune care a acuzat întregul aparat politic italian că s-ar «ascunde în spatele unei ruşinoase cortine ideologice». Anul trecut Matteo Mecacci a fost ales membru al Camerei Deputaţilor pe lângă Comitetul Afacerilor Externe. Ani buni s-a aflat la New York, SUA, unde şi-a reprezentat Partidul Radical Transnaţional pe lângă Organizaţia Naţiunilor Unite, a avut o misiune în timpul «revoluţiei oranj» de la Kiev, iar în acest an a fost şi observator al alegerilor din iulie din R. Moldova.


— Aţi monitorizat alegerile de la 29 iulie împreună cu OSCE. Care sunt concluziile la care aţi ajuns după aceste alegeri?
— Am ajuns la concluzia că R. Moldova are nevoie să ia calea integrarii în Uniunea Europeană. Pentru acest pas ar putea fi gata doar în câţiva ani, luând în considerare că R. Moldova nu este o ţară mare. Acest lucru va fi posibil doar dacă politicienii vor face reformele necesare. Până în prezent ideologiile politice au pus scopul integrării sub risc pentru un timp îndelungat. În consecinţă, cea mai mare parte a populaţiei R. Moldova trăieşte în sărăcie.
— Mulţi observatori străini, dar şi jurnalişti, nu au avut acces la alegeri. Care credeţi că a fost cauza?
— Cred că cultura democratică instituţională trebuie să mai prindă rădăcini în R. Moldova, mai ales printre oamenii de factură veche. Monitorizările făcute de experţi externi sunt parte a unui proces democratic şi este esenţial, la fel ca şi pentru Italia, unde mai este nevoie de libertatea de informare şi apărarea drepturilor imigranţilor, de exemplu. Deci fiecare politician care pretinde să se numească democrat ar trebui să ştie că monitorizările internaţionale şi independente sunt un instrument necesar pentru funcţionarea democraţiei adevărate.
— Aţi observat fraude la 29 iulie?
— Nu am observat fraude care ar ţine de sistem, dar am văzut mai multe situaţii de aşa-numit «vot de familie», două sau trei persoane votând împreună. Problema cea mai mare, cred eu, ţine de listele electorale, care în unele cazuri au inclus persoane decedate sau persoane care de ani buni locuiesc peste hotare. O altă problemă este cea legată de accesul la informaţie în timpul campaniei electorale. Acesta este unul dintre cele mai importante aspecte ale oricăror alegeri care aspiră să fie libere şi corecte.
— Ce credeţi că a fost incorect înainte, dar şi după alegerile din iulie?
— Cum am mai spus, fraudele ţin de accesul la mass-media a diferitor concurenţi electorali, dar şi de felul în care au fost întocmite listele electorale. Este evident că înainte de alegeri nu au fost aplicate principii democratice. Ceea ce pot să afirm este faptul că prezenţa instituţiilor internaţionale care au monitorizat alegerile a oprit, probabil, alte fraude, mult mai mari, care s-ar fi putut întâmpla fără acestea. Ceea ce cred eu că este important acum ţine de păstrarea interesului instituţiilor internaţionale pentru situaţia din R. Moldova. Ajutorul economic internaţional, dar şi integrarea instituţională în plan internaţional, începând de la Uniunea Europeană, trebuie condiţionată cu minimul respect al celor mai elementare principii de democraţie, dar şi cu supremaţia legii, lupta cu corupţia, apărarea drepturilor omului, cu siguranţa că de beneficiile economice se bucură toţi cetăţenii R. Moldova, şi nu doar elita politică sau cea economică, care are contact direct cu comunitatea internaţională.
— Avem deja rezultatele. 48 de mandate pentru PCRM — 53 de mandate pentru opoziţie. Niciunul dintre aceştia nu au mandate suficiente ca să aleagă preşedintele R. Moldova. Care ar fi soluţia potrivită ca să nu ajungem la alte alegeri anticipate?
— În condiţiile actuale, cel mai important este să se formeze un Guvern capabil să facă reformele necesare. Preşedintele ar putea fi ales cu o coaliţie mai largă, care ar susţine Guvernul instituit. Cred că se va depune efort ca să fie identificată persoana cea mai potrivită la funcţia de şef al statului, care să fie susţinută de toţi.
— Care credeţi că ar fi lecţia pe care R. Moldova ar putea să o ia de la «revoluţia oranj» din Ucraina?
— Cea mai importantă lecţie — democraţia şi supremaţia legii nu pot fi cucerite într-o noapte şi nici chiar în câteva luni. Afirmaţia «supremaţia legii» ar trebui să fie însoţită de un sistem instituţional şi electoral care garantează stabilitatea şi competiţia printre forţele politice. Acest fapt este adevărat mai ales în ţările unde se încearcă consolidarea democraţiei. Convingerea mea este că un sistem electoral proporţional poate fi periculos în această privinţă.
— În timpul protestelor din aprilie sute de persoane au fost reţinute de poliţie. Există dovezi că poliţia a torturat mai mulţi protestatari. În această situaţie ce credeţi că ar fi trebuit să facă Ministerul Afacerilor Interne?
— Afirmaţiile care au fost făcute la adresa Ministerului de Interne sunt serioase. Cu siguranţă, acestea trebuie verificate şi investigate, mai ales cu sprijinul şi asistenţa structurilor internaţionale independente, incluzând ONG-urile care au monitorizat situaţia din R. Moldova. Cu toate acestea, dreptul persoanelor reţinute trebuie respectat şi este esenţial în fiecare ţară.
— Sunteţi deputat în Parlamentul italian din partea Partidului Radical, partid care a acuzat întregul aparat politic italian că s-ar «ascunde în spatele unei ruşinoase cortine ideologice». Care au fost motivele acestor acuzaţii?
— Sistemul politic italian are multe cusururi. Partidul pe care îl reprezint defineşte Italia nu ca pe o «democraţie», ci ca pe o «putere a partidelor», pentru că decizii şi legi sunt adoptate nu pe baza votului exprimat de cetăţeni, ci pe baza negocierilor dintre partide, care adesea promit anumite lucruri în timpul campaniilor electorale, iar apoi, când ajung în fotoliile din Parlament, fac contrariul.
— Care este poziţia Partidului Radical faţă de legislaţia privind imigranţii din Italia?
— Imigrarea în condiţii legale este o resursă esenţială pentru Italia, din mai multe motive. Din punct de vedere economic, în Italia imigranţii produc acum în jur de 10 la sută din PIB. Din punct de vedere social, imigranţii ocupă locurile de muncă pe care italienii le-au abandonat, de exemplu agricultura sau asistenţa persoanelor mai în vârstă. Legislaţia ar trebui reformată pentru a favoriza şi a ajuta imigranţii să devină cetăţeni italieni. Acest lucru, poate, ar fi posibil printr-un sistem care ar include mai multe obligaţii, cum ar fi cunoaşterea limbii italiene şi a sistemului politic de la noi.
— Care credeţi că sunt cinci cele mai importante probleme ale imigranţilor din Italia? Apar aceste probleme din cauza necunoaşterii drepturilor şi obligaţiilor sau din cauza sistemului legislativ incoerent?
— Problemele pe care le întâmpină imigranţii moldoveni nu diferă de problemele altor imigranţi. Dificultatea de a obţine un loc de muncă pe o piaţă legală, multiplele modificări în legislaţia privind imigranţii şi care creează confuzie din cauza lipsei de informaţie, neorganizarea sistemului social, care ar trebui să se axeze pe integrarea rapidă a imigranţilor într-o structură socială a statului — sunt doar câteva aspecte care ar trebui puse la punct de actualele autorităţi. Trebuie să înţelegem că imigraţia nu poate fi oprită, dar aceasta poate fi regulată şi adaptată la sistemul economic şi social şi ar putea aduce benificii pentru toate părţile implicate în acest proces.Pentru conformitate, Anastasia NANI
http://www.zdg.md/politic/democratia-nu-poate-fi-cucerita-intr-o-singura-noapte





La democrazia non si conquista in una sola notte.




Matteo Mecacci e’ deputato italiano del Partito Radicale, formazione che accusa l’intera classe politica del paese di “nascondersi dietro una cortina ideologica vergognosa”. Lo scorso anno Matteo Mecacci e’ stato eletto alla Camera dei Deputati dove e’ membro del Comissione Affari Esteri. Per anni e’ stato anche rappresentante a New York del Partito Radicale Transnazionale alle Nazioni Unite, ha partecipato ad una missione in Ucraina durante la ‘rivoluzione arancione’ e quest’anno e’ stato osservatore elettorale durante le elezioni politiche in Repubblica Moldova.




Quali sono le tue conclusioni a seguito delle elezioni che avuto modo di monitorare per l’OSCE?Le mie conclusioni sono che la Moldova necessita di essere integrata nell’Unione Europea e che, considerando le sue piccole dimensioni, questo potra’ avvenire in pochi anni se la sua classe politica riuscirà ad approvare le riforme necessarie. Fino ad ora le ideologie politiche hanno messo a rischio questo traguardo e, anche a conseguenza di ciò, la maggior parte della popolazione moldava vive ancora in povertà.A tanti osservatori e giornalisti stranieri non e’ stato permesso di monitorare il processo elettorale.


Per quale motivo pensi non sia stato permesso loro di entrare in Moldova?


Io credo che la cultura democratica abbia ancora bisogno di radicarsi in Moldova, specialmente fra gli uomini del vecchio establishment. Il monitoraggio esterno del processo democratico è necessario in ogni democrazia e anche nel mio paese, l’Italia, dove sarebbe necessario monitorare la liberta’ dell’informazione e il rispetto dei diritti umani, per esempio quelli dei migranti. Per questo, qualunque politico si definisca democratico deve sapere che il monitoraggio indipendente sul funzionamento della democrazia e’ un obiettivo da porsi.


Hai avuto modo di notare brogli elettorali il giorno del voto?


Non ho notato brogli di natura sistematica però ho visto vari casi di ‘family voting’ (due o tre persone della stessa famiglia che votavano insieme). I problemi maggiori, a mio avviso, riguardano la composizione delle liste dei votanti, che contenevano persone morte o residenti all’estero, e l’accesso all’informazione durante la campagna elettorale, che considero uno degli aspetti più importanti su cui giudicare la correttezza di un processo elettorale.


Che cosa ritieni vi sia stato di sbagliato prima e dopo le elezioni in Moldova?


Come ho già detto, i rapporti sull’accesso ai media dei diversi competitori elettorali e il modo in cui le liste degli elettori sono state compilate mostrano che nel periodo che ha preceduto le elezioni vi e’ stata un’inadempienza su alcune basilari regole democratiche da parte delle autorità. Quello che posso dire ora è che la presenza degli osservatori delle organizzazioni internazionali ha probabilmente evitato maggiori e ben più visibili irregolarità. Ora sarebbe importante che l’attenzione di queste organizzazioni non venisse meno. Gli aiuti economici e l’avanzamento del processo di integrazione nell’UE devono essere condizionati al rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto e alla lotta alla corruzione per fare in modo che gli aiuti raggiungano la popolazione moldava e non solamente all’elite politica ed economica che ha maggiori rapporti con la comunita’ internazionale.I risultati ufficiali hanno assegnato 48 seggi al Partito Comunista e 53 alle forze di opposizione. Nessuno dei due blocchi avrà abbastanza voti per eleggere da solo il Presidente. Quale sarebbe la soluzione ottimale per evitare nuove elezioni anticipate?


Al momento penso che si debba formare al più presto un Governo capace di approvare le riforme che più urgono. Il Presidente può essere eletto da una coalizione più ampia di quella che formerà il governo: per questo credo vada fatto uno sforzo per identificare una personalità che possa incontrare il supporto anche della futura opposizione.Quale lezione dovrebbe trarre la Moldova dalla Rivoluzione Arancione ucraina?


La lezione più importante e’ che la democrazia e lo stato di diritto non si conquistano in una notte o in un paio di mesi. La Moldova dovrebbe riuscire ad accompagnare allo stato di diritto un sistema elettorale e istituzionale che riesca a garantire stabilità e allo stesso tempo che sia aperto alla competizione fra le diverse forze politiche. In paesi che cercano di consolidare le proprie istituzioni democratiche come questo un sistema elettorale di tipo proporzionale come quello moldavo è a mio modo di vedere molto pericoloso.Durante le proteste di aprile qualche migliaio di persone è stato arrestato dalla polizia. Vi sono anche prove di torture e maltrattamenti. In quella situazione di tensione quale sarebbe dovuta essere, secondo te, la reazione del Ministero degli Interni?


Il rispetto dei diritti delle persone detenute è essenziale in ogni paese e le violazioni commesse dagli uomini del Ministero dell’Interno sono gravi: su di esse va compiuta una seria indagine col supporto degli organismi internazionali e indipendenti, comprese le ONG presenti in Moldova.Tu sei deputato del Partito Radicale, un partito che in Italia accusa l’intera classe politica di “nascondersi dietro una cortina ideologica vergognosa”. Quali sono le ragioni di questa accusa?


Il sistema politico italiano ha mille difetti. Il nostro partito non considera l’Italia una democrazia ma una “partitocrazia” perche’ tutte le decisioni e le leggi sono approvate non sulla base del voto espresso dai cittadini ma dalle successive intese fra i partiti politici che finiscono quasi sempre per smentire le proprie promesse della campagna elettorale.Qual’e’ la posizione del Partito Radicale sulle leggi sull’immigrazione nel vostro paese?


L’immigrazione legale una risorsa essenziale per l’Italia. Per mille ragioni: dal punto di vista economico gli immigrati producano circa il 10% del PIL italiano e aiutano a portare maggiore competizione nel mercato del lavoro (che in Italia e’ piuttosto chiuso verso i nuovi arrivati). Nella sfera sociale gli immigrati occupano delle posizioni lavorative che gli italiani sempre più tendono ad abbandonare (dai lavori agricoli, all’assistenza agli anziani). La legislazione italiana andrebbe modificata per favorire l’inserimento dei migranti nella società e l’ottenimento della cittadinanza italiana con un sistema che richieda maggiori doveri (per esempio la conoscenza della lingua italiana) ma che sia più rapido.Quali sono i 5 maggiori problemi degli immigrati moldavi in Italia? Questi sono causati dal fatto che essi non conoscono i propri diritti e i propri doveri oppure dall’incoerenza della legislazione italiana?


I problemi dei moldavi sono gli stessi di tutti gli immigrati: la difficoltà di accedere legalmente nel mercato del lavoro, la mancanza di informazione e di chiarezza delle leggi sull’immigrazione (anche a causa dei frequenti cambiamenti), la mancanza di strutture sociali deputate ad integrare gli immigrati. L’immigrazione è un fenomeno che non può essere fermato, per questo va regolato in modo che possa portare i maggiori benefici economici e sociali per tutti.


Anastasia NANI


martedì 18 agosto 2009


IL POPOLO PIU INFELICE NEL MONDO.
E’ il titolo di un articolo che ho ritagliato dal Wall Street Journal. Parla del popolo moldavo.
Cioè degli abitanti di una delle quindici ex-repubbliche sovietiche, che dopo la fine dell’Urss è diventata independente, perlomeno nella forma. L’articolo, scritto da un diplomatico che è stato ambasciatore dell’Osce in Moldavia negli ultimi due anni, nota che la Moldavia (o Moldova) è il più povero paese d’Europa. Così povero, che un quarto della popolazione è emigrato all’estero in cerca di un lavoro e di un destino migliore (una buona parte degli emigrati sono arrivati da noi in Italia). In più, alcuni sostengono che la Moldavia ha un problema d’identità storico-politica. Forse il Metternich avrebbe detto che è un’espressione geografica. La lingua ufficiale è il rumeno. Impero russo e Romania se la sono contesa e l’hanno dominata a vicenda negli ultimi cinquecento anni.
Continuano a farlo, con la Romania che propone una sostanziale riunificazione (che darebbe ai moldavi l’agognato passaporto della Unione Europea e dunque il permesso di lavorare nei suoi 27 paesi); e la Russia che cerca sostanzialmente di riannetterla sotto la sua sfera d’influenza, contando anche sul fatto che una regione della Moldavia, il Transdnestr, dove gli abitanti sono in maggioranza di lingua ed etnia russa, è occupata da forze fedeli a Mosca sin dal 1991. Nei primi anni di post-sovietismo, quando ero corrispondente da Mosca di Repubblica, visitai sia Kishinev, la capitale della Moldavia, sia il Transdnestr (girandolo a bordo di un mezzo blindato russo, attorno al quale fischiavano le pallottole - era l’unico modo per spostarsi celermente).
Louis O’Neill, il diplomatico autore dell’articolo, suggerisce al contrario che sarebbe il monento di dare una spinta alle ambizioni di sovranità della Moldavia, rispettando i diritti all’autonomia della sua regione russofona. Giusto? Sbagliato? Qualcuno, cinicamente, sarà tentato di porre un diverso quesito: chi se ne importa, di che fine fa un paese così piccolo , senza importanza, a molti pressochè sconosciuto (sebbene sia in Europa)? Ma un’altra domanda ancora potrebbe essere questa: i moldavi sono davvero “il popolo più infelice del mondo”, per usare la definizione di un libro, ripreso dal WSJ? O ve ne sono altri, gli afghani, gli iracheni, i poveri dell’Africa e gli affamati del Terzo Mondo ad esempio, che se la passano ancora peggio?

http://franceschini.blogautore.repubblica.it/2009/08/18/

giovedì 13 agosto 2009


Moldova in un clima di fine- regime: i gerarchi esportano capitali.
Voronin tratta l’immunità.
Scritto da Sergio Bagnoli
mercoledì 12 agosto 2009
Mentre l’opposizione unita moldava guidata dal socialista, fino a qualche mese fa comunista, Marian Lupu sta contando i numeri in Parlamento – che ci sono – per formare un nuovo governo di transizione democratica e – ma purtroppo per questo i numeri non ci sono – per dare alla nazione un nuovo presidente ed evitare l’ennesimo scioglimento del Parlamento e nuove elezioni legislative anticipate per l’inizio dell’anno prossimo, i gerarchi più fidati dell’attuale Presidente comunista Vladimir Voronin, in un clima di fine regime, stanno tentando di salvare il salvabile. Stanno, in poche parole, trasferendo in istituti di credito statunitensi le ingenti ricchezze accumulate in anni ed anni di rapine compiute in nome del popolo ai danni del popolo stesso. Il capo della banda, Vladimir Voronin, invece, si sta godendo un periodo di ferie in Turchia. Lupu, dal canto suo, non nascondendo le proprie ambizioni presidenziali, sta trattando con alcuni deputati comunisti, suoi ex compagni di partito, il personale appoggio quando il Parlamento di Chisinău, formato da centouno deputati, dovrà eleggere il Presidente della Repubblica. Nei grigi e tristi palazzi istituzionali di Chisinău inizia a serpeggiare un moderato ottimismo circa le possibilità di riuscita del tentativo di Lupu, mentre ufficialmente le autorità moldave continuano a battere la grancassa della cospirazione antipopolare ordita dalla vicina, ed europea, Romania, "stato- canaglia completamente succube agli interessi imperialistici di Washington". Intanto comunque quegli stessi dirigenti comunisti che in patria bollano come stato imperialista gli Stati Uniti, sotto falso nome cercano di aprire conti milionari nei tanto vituperati istituti di credito capitalistici. E’ un “ deja vu”, l’ennesima tragica fine di uno tra gli ultimi regimi del socialismo reale. Lupu, qualora riuscisse ad attrarre attorno alla sua persona i favori di otto deputati comunisti, pronti magari a riciclarsi sotto altre spoglie nella Moldavia democratica del futuro, promette al suo popolo libertà di parola e di espressione nonché la riapertura delle frontiere con Bucarest, permettendo ai cittadini romeni – da aprile ciò è vietato – di recarsi dalle parti di Chisinău magari a trovare i parenti separati, considerato che sino al 1945 la Moldavia era parte integrante della Romania. Lupu ha inoltre promesso ai suoi concittadini una svolta liberal- democratica soprattutto in economia e tutto ciò lascia presagire come, in caso di elezione del nuovo presidente, a ricoprire la carica di premier andrà il liberal- democratico Alexandru Tănase. Voronin intanto pare cerchi con sempre maggior insistenza, ricattando il forum democratico, l’immunità penale: minacciando in caso contrario di sciogliere il Parlamento ed indire, con l’aiuto di Mosca, nuove elezioni dal risultato preconfezionato, scatenando poi la repressione. Tanti a Chisinău come a Bucarest si dicono pronti a scommettere però sul fatto che queste siano solo false minacce di un uomo mediocre sconfitto dalla storia.
http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=25740&Itemid=28